mercoledì 14 maggio 2008
di Tullio Boi
Stavolta non disturberò nessuno per spedire una raccomandata che, per tre volte, non è stata in passato riscontrata. Stavolta userò la posta elettronica: mi permette di diffondere il messaggio senza disturbare chicchessia e di farlo conoscere a tanti interessati.Per me andare a spedire una raccomandata è operazione ben difficile: sono infatti un disabile cosiddetto “domiciliare”, di quelli, cioè, ai quali la sanità pubblica consente di usufruire dell'assistenza domiciliare. Sino a qualche anno fa i disabili, come e più di me, godevano di un trattamento quotidiano domiciliare convenzionato con i centri aventi titolo. Dall'anno passato il servizio è passato a sessanta trattamenti all'anno, un giorno sì e cinque no, se la matematica non è un'opinione.
Nelle ultime settimane è stata ridotta anche la durata del trattamento riabilitativo: da quarantacinque minuti netti a mezz'ora. Quasi neanche il tempo per il fisioterapista di organizzare la seduta, specie se il disabile va assistito in tutto, come per esempio l'allettato da imbragare, trattare e risistemare a letto. Soffro di sclerosi multipla da ventitré anni, mi muovo su una carrozzina da oltre cinque, conduco - dunque - una vita piuttosto difficile che, senza lo stretching e la ginnastica passiva che la frequenza della fisioterapia mi assicura(va), sarebbe -mi creda - ancora più dura.
Come me, e più di me, tanti disabili: tante persone che aspettano di trarre un po' di beneficio dalla sapiente azione del fisioterapista, dal suo prodursi per risvegliare il movimento a corpi quasi immobili, per allungare muscoli sempre più retratti. Per avere, insomma, un minimo di attività fisica, quella che tutti i medici consigliano per godere di una buona salute. E per, aggiungo, recuperare un po' di benessere anche la notte, con un minor numero di spasmi muscolare ed una maggiore capacità di muoversi nel letto.
Chiudo con un altro “stavolta”. Stavolta non la inviterò a replicare alla presente. No, stavolta la inviterò a riflettere. A riflettere su quanto le patologie croniche invalidanti (come spesso anche la mia è) necessitino di un'assistenza continua e non limitata a sessanta trattamenti annui e, DAVVERO, a provvedere in qualche modo. Perché, si ricordi, caro Assessore, che la sua è una Giunta di centrosinistra e con certi provvedimenti di cui sopra taglia, è vero, un po' di foraggio ai centri privati, ma taglia, purtroppo, molta salute (in termini di qualità della vita, e scusi se è poco!) a tanti disabili che non si possono permettere di ottenerla a pagamento. E lei è l'Assessore alla sanità e assistenza sociale, giusto? Provveda, allora, si metta la mano sul cuore e non ci lasci soli!
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