martedì 13 maggio 2008
di Marco Murgia
Il pacco arriva direttamente da Roma: ma dentro non c'è nessuna sorpresa. Della squadra di governo fa parte solo un sardo. Di più: per cognome, illustre, e non per residenza. È Giuseppe Cossiga, figlio del presidente emerito della Repubblica e senatore a vita Francesco: uno dei cavalli di ritorno nell'isola in occasione delle liste da sbarco messe in campo dal Popolo della Libertà per le elezioni di aprile. Sottosegretario alla Difesa, come da copione scritto in fretta e furia negli ultimi giorni: in solitaria rispetto alla pattuglia sarda. Non c'è posto per i vari Pili, Cicu, Porcu e Massidda che in uno spazietto ci avevano creduto sin dall'inizio: una rappresentanza così esigua non si registrava da molto tempo a questa parte. Allora la domanda è lecita: non è che Berlusconi - è lui a decidere - abbia in grazia la Sardegna ma solo a chiacchiere e bandane da esibire nelle passeggiate-shopping per il centro di Olbia?
Ma no, rispondono i rappresentanti del centrodestra isolano. L'importante, dicono, sono gli impegni che il Cavaliere ha preso con la Sardegna: quelli saranno rispettati, «e solo in caso contrario prenderemo provvedimenti: ma ho grande fiducia in Berlusconi». Parole del coordinatore regionale di Forza Italia, Piergiorgio Massidda, che della colonna sarda è uno dei più moderati. Però era stato lui a dire, all'indomani del voto, che lo spazio per gli esponenti dell'isola ci sarebbe stato: «Ci aspettavamo di più», ammette prima di correggere con un più morbido «speravamo in qualcosa di più». Ci credevano sino a sabato: durante l'assemblea del PdL ancora si puntava a tre posti, uno da viceministro e due da sottosegretari. Invece niente, resta la briciola che già era in conto: ma sembra abbastanza per far rientrare i mugugni che già si alzavano da Cagliari.
Resta il malcontento, ma la posizione ufficiale è di attesa: «Esprimeremo un giudizio quando vedremo le azioni che il Governo metterà in campo per la Sardegna anche in cambio di questa scarsa rappresentanza», continua Massidda. Dopo tutto «nel passato Berlusconi è sempre stato attento all'isola: dalla vertenza sulle entrate, con il tavolo aperto venti minuti dopo la richiesta, sino alla continuità territoriale e il decreto firmato contro il parere del suo ministero dei trasporti. Lui è un primo ministro sardo». L'investitura ad honorem non basta a nascondere le difficoltà: «Paghiamo il prezzo di non stare dietro la porta con il cappello in mano ad aspettare elemosine: non ce lo permette la nostra dignità di popolo». Ferma «la contentezza per Peppino Cossiga, che è bravo, capace e saprà qualificare la Sardegna», resta ancora una speranza: «Con sessanta uomini è difficile lavorare: noi non abbiamo permesso che si facesse senza i rappresentanti del governo in aula e nelle commissioni. Quindi anche l'opposizione attuale potrebbe fare lo stesso: a quel punto sarà necessario rivedere la legge taglia costi».
Chi non ha nessun dubbio è Mauro Pili. In corsa sino all'ultimo per l'incarico da sottosegretario alle infrastrutture, il deputato ex presidente della Regione è superato da Roberto Castelli (ex ministro della Lega Nord) ma anche dagli sconosciuti Bartolomeo Giachino, Mario Mantovani e Giuseppe Maria Reina. Ma la fiducia è incrollabile: «La Sardegna potrà contare sul presidente del Consiglio dei Ministri. Berlusconi ha sottoscritto la sfida sarda per la libertà e quegli impegni saranno rispettati: insieme a tutti i parlamentari sardi metteremo in campo un'azione legislativa in grado di adempiere a quegli obiettivi». A giochi fatti «non conta la presenza di uno o più esponenti sardi del Popolo della Libertà nel governo. Ciò che conta è il risultato che si otterrà per la Sardegna: ci sono tutte le condizioni perché sia da subito al centro dell'azione del governo. Concorderemo con il presidente del Consiglio dei Ministri un'agenda strettissima di impegni e di vertenze che necessitano risposte immediate per recuperare il tempo perso dal Governo Prodi e dalla Giunta Soru».
Gli obiettivi sono quelli già tracciati durante la campagna elettorale: dalla «grande piattaforma infrastrutturale a quella energetica», dalla vertenza ambientale alla continuità territoriale. «A questo si aggiunge la soddisfazione per la nomina del collega Giuseppe Cossiga alla carica di sottosegretario della difesa. Sono certo che la riconosciuta competenza sulla materia gli consentirà di dare un importante apporto in un settore delicatissimo dello Stato. Proprio nel settore della difesa si concentrano alcune questioni importanti per la Sardegna, dalla dismissione di importanti aree ancora in possesso dello Stato alla valorizzazione della nostra Brigata Sassari, rimediando al vergognoso utilizzo di quel contingente in Campania».
Meno tenero Bruno Murgia. Il deputato nuorese di Alleanza nazionale sabato era stato tra i più duri: denunciava, insieme a Mariano Delogu, gli spazi ristretti (fuori anche il collega di partito Carmelo Porcu, indicato come papabile per il welfare) ma anche la necessità di una maggiore coesione di tutto il centrodestra. Ieri, dopo la formazione della squadra, sottolineava che «adesso che il Governo è fatto non c'è spazio per il rammarico sulla mancata presenza di rappresentanti sardi: dobbiamo darci da fare per risolvere i problemi». Va bene la fiducia nel Cavaliere ma per il colonnello sardo di Fini «è importante stringere un patto con Berlusconi, che conosce bene la nostra terra, affinché si impegni, lui come noi, a migliorare le infrastrutture, a partire dalle ferrovie e le strade, per favorire uno sviluppo integrato tra ambiente e turismo, impresa e artigianato». Al primo posto c'è il riconoscimento dell'insularità «come punto di oggettiva difficoltà dei sardi, attuando in modo definitivo la continuità territoriale». Quello che serve «è un vero patto col popolo sardo basato sulla cose concrete, anche in previsione delle prossime elezioni regionali».
Preoccupati anche i sindacati. A rilanciare la necessità della riapertura del tavolo istituzionale tra Stato e Regione, proprio in virtù della scarsa rappresentanza sarda al governo, è Mario Medde: il segretario regionale della Cisl invita Cgil e Uil a riprendere il lavoro comune interrotto con la caduta del governo Prodi.
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