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martedì 13 maggio 2008

Ciao Ghigo, carissimo nemico
confermo ogni accusa politica
e l'assoluta affidabilità umana

di Gianni Loy

E pensare che, una volta, per tentare di porre fine ad un mio intervento ostruzionistico, mi ha persino espulso dall'aula del Consiglio comunale, o meglio: ha tentato, o finto, di farlo. Solo che la commessa incaricata è risultata troppo debole per il compito assegnatole, era evidente che non avrebbe potuto trascinarmi di forza fuori dall'aula, e si è rivolta verso la presidenza allargando le braccia in segno di impotenza. Così, Ghigo ha sospeso la seduta, come era solito fare tutte le volte che lo scontro assumeva toni forti.

Insomma, il conflitto tra me e il presidente del Consiglio comunale era una costante di discreta intensità. La notizia della sua morte, totalmente inaspettata, mi ha lasciato senza fiato. Proprio come quando muore un amico. E non perché di fronte alla morte siamo tutti uguali. Perché non è affatto vero: ognuno si porta presso le proprie idee ed il proprio operato. È la morte, semmai, che è uguale, e che ci raccoglie tutti, prima o poi, incurante delle nostre idee e dei nostri schieramenti. Non si dica neppure che Ghigo è diventato improvvisamente buono perché tutti coloro che abbandonano questa valle di lacrime improvvisamente lo diventano!

Signor giudice: confermo tutte le accuse contro il presidente dell'assemblea di via Roma perchè ha spesso gestito il regolamento del Consiglio in maniera quantomeno spericolata, perché nell'esercizio delle proprie funzioni non riusciva a dimenticare di essere stato eletto da una ben precisa parte politica, confermo di aver impugnato talune delle sue bizzarre ed originali interpretazioni del regolamento.

Eppure gli volevo bene. Perché dopo ed aldilà dello scontro politico non rimaneva in lui nessuna traccia di risentimento, nessuna ombra. Una pasta d'uomo accattivante si scioglieva lungo i corridoi del palazzo. Perché Ghigo era affabilità allo stato puro che mi faceva sentire a mio agio, portatore di sentimenti spessi di chi soltanto con uno sguardo capisci che ti sta augurando che tutto ti vada bene. Di fronte a tanta disarmante sincerità, il merito è principalmente suo, naufragavo facilmente nella dimensione dell'amicizia che sempre mi ha offerto.

All'inizio, mi stupivo io stesso, non lo nego, di quella mia sorta di intelligenza con il nemico. Ma quale nemico? Se lo incontravo per caso per strada amava intrattenersi, solidarizzare, aiutarmi, se in qualche modo avesse potuto. Offrire, gratuitamente, i consigli che gli derivavano da una esperienza istituzionale ben più lunga della mia.

Se devo dirla tutta, nonostante le polemiche, lo preferivo anche nel suo ruolo istituzionale ai vicepresidenti che, di tanto in tanto, lo sostituivano nell'incarico. Credetemi! L'ho scritto in periodi non sospetti, qualche anno fa, nel pamphlet «Intrighi di palazzo» : ridatemi il presidente! Ridatemi Ghigo Solinas!

L'ho incontrato, per l'ultima volta, qualche mese fa in Consiglio comunale, in una delle rare volte che mi è capitato di ritornare sul luogo del delitto. È riuscito a farmi sentire a casa, a farmi avere nostalgia di quegli anni passati, con fatica, nell'aula del Consiglio e che politicamente non rimpiango. È riuscito a comunicarmelo con la sola espressione del viso, prima ancora di scambiare qualche parola.

Capisco perché Radhouan abbia faticato a prender sonno, cercando consolazione in Sant'Agostino.

E mi stupisco di quante sembianze assuma nostra sorella morte: parenti amici, personaggi pubblici, grandi e piccini, come si diceva una volta, e persino quelle di uno dei fondatori, a Cagliari, di un movimento politico che mi disturba il sonno. Ma è pur vero che la politica si veste sempre di più di trasversalità, e non sempre per il nostro bene. A me, di traversale, rimane il ricordo di un'amicizia limpida, affettuosa, imprevista, goduta. Mi sembra persino incredibile che l'aula di via Roma possa fare a meno della sagoma ingombrante di Ghigo, dei suo incedere solenne e decisionista, del suo modo dissimulato di fumarsi una sigaretta, dei suoi conciliaboli. Avverto di perdere qualcosa. Ciao Ghigo.


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