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martedì 13 maggio 2008

Sardegna? È Berlus-colonia
sola regione via dal governo
presi 5 deputati, resi 0 ministri
la servitù nuragica Pdl è servita

di Giorgio Melis

La servitù nuragica del Pdl è servita: paron Berlusconi ama e stima tanto i suoi rappresentanti da escluderli dal governo: sistematicamente. Sempre di più e peggio. Nel 1994 c'erano tre sottosegretari: Salvatore Cicu, Gianfranco Anedda e Carmelo Porcu (An). Dal 2001 al 2006, ancora Cicu e anche Beppe Pisanu. Questi, segato adesso, era fortunosamente asceso al ministero degli interni (dall'iniziale, inesistente dicastero al controllo del programma) dopo che Scajola era stato forzatamente dimissionato per insulto postumo (“un rompicoglioni”) alla memoria del prof. Biagi ucciso dalle Br. Col Silvio IV, tocchiamo il fondo. Zero ministri, un solo sottosegretario. Di gran nome ma di sardità prossima allo zero. E' Giuseppe Cossiga, figlio del presidente emerito della Repubblica. Nato a Sassari ma de Roma, sempre fuori dell'isola: nel 2006 si era candidato ed era stato eletto nel Varesotto. La sua nomina è quasi ad personam, più un omaggio al grande padre (ma gode di eccellente reputazione personale) che alla Sardegna, dove stavolta è stato eletto. Con altri quattro “paradutati”. Barbareschi e Saltamartini voluti da Fini e jamais couverts da queste parti, Piero Testoni, giornalista sassarese nonché nipote di Cossiga da oltre 40 anni fuori ed estraneo alla Sardegna, Paolo Vella, siciliano, che opera nel Nord Sardegna; unico merito politico conosciuto, l'ok ai progetti di Villa Certosa, possibile che Berlusconi lo designi al dicastero dell'architettura propria, personale per le decine di ville sparse inb Italia e nel mondo, Un certo Speer l'ha fatto in passato: ma molto, molto più in grande.

Allora, tiriamo le somme. I destri sardi sono una tale certezza e di granitica fedeltà (hanno anche vinto le elezioni politiche ma di poco, a un'incollatura dal Pd) che il Cavaliere li può sacrificare per far quadrare i conti con le altre regioni. Cari sudditi, specie voi galluresi nei secoli fedeli, non avete bisogno di niente: ghe pensi mì. E' annunciata una nuova visita pastorale con un grande carico di perline e specchietti (anche per allodole umanizzate) da distribuire ai bravi, pazienti e talora pezzenti buoni selvaggi nuragici. La Sardegna “canile di Arcore” evocato dieci anni fa da Cossiga senior, si è materializzato in tutto il suo splendore servile. Pensare che la dolorosa decisione di Berlusconi di escludere dal giro ministeriale i suoi eletti isolani è maturata domenica alla Certosa. A parte la Valle d'Aosta, la Sardegna è l'unica regione esclusa dal giro ministeriale. Cossiga jr, comunque la si giri, non fa testo: poi magari farà benissimo, anche se in chiave militare e per dismissioni di enormi servitù hanno già fatto tantissimo Prodi e Parisi.

Esclusi dal governo, dunque. Ulteriore riconoscimento alla forza e al prestigio dei parlamentari sardi del Pdl. Se neanche li calcola il Cavaliere, dobbiamo prestargli noi solidarietà, rispetto e sensibilità: sono pur sempre figli di questa terra, umiliata anche in loro, sempre e solo da destra (ricordate il superiore di Cicu, il ministro Antonio Martino, sulle servitù militari? “Zitti, voi sardi, che prendete i soldi…”. Loro, poveretti, i trombati delle poltrone e mezze poltrone ministeriali, maggiordomi fino in fondo, fingono pure di festeggiare. L'insuccesso gli ha dato alla testa. Dicono che va bene così mentre masticano amaro e debbono pure ingoiarlo: altrimenti il Capo s'incazza e non li fa neanche entrare in cucina a palazzo Grazioli e Villa Certosa, figurarsi il parco dei cactus, nota essenza nuragica, che con le loro spine evocherebbero punture politiche. Insomma, fanno buon viso a cattiva sorte, porgono l'altra guancia che sarà schiaffeggiata come la prima.

Che dire? Ormai la destra Sardegna è Berlus-colonia a tutti gli effetti. Docile, servile, accetta tutto, specie il peggio. Dal 1994 il Cavaliere l'aveva affidata al fido Romano Comincioli, plurinquisito, ricercato e processato anche per affarucci con Flavio Carboni in Gallura. Comincioli vicere riceveva all'hotel Mediterraneo di Cagliari dopo le 23: aveva abitudini messicane. Parlamentari e aspiranti andavano a rendere omaggio e supplicare il dominus che sceglieva e decideva, in un vortice di nani e ballerine procaci nei corridoi e stanze dell'albergo saturi di tensione anche erotica: tutto vero, anche visto e documentabile con decine di testimoni. L'andazzo è durato fino al 2004, con l'arrivo di Soru, e Comincioli - eletto senatore con immunità parlamentare annessa - se n'è tornato a Roma (ma vigila sempre) dopo aver nominato suo braccio destro il già citato Piero Testoni. Insomma: Berlus-colonia e ma anche sub-colonia di Comincioli.

Il meglio, tuttavia, il Cavaliere assieme a Fini, lo ha dato nelle liste elettorali. Appunto paracadutando sulla Sardegna cinque candidati cinque, tutti regolarmente eletti in nome del popolo-bue sardo che ha taciuto e consentito con l'informazione isolana accucciata: tutta, nella fattispecie. Qui non si tratta di sciovinismo o campanilismo deteriore. Il legame Parlamento-territorio è il fondamento della democrazia ovunque nel mondo. Mingerci sopra, è molto più che una mortificazione. Specie se si impone un prelievo di seggi senza paragoni con le altre regioni: uno scippo di cinque parlamentari su 29 eletti in tutto, è una faccenda senza precedenti, che ovunque avrebbe fatto scattare la protesta più aspra. Innanzitutto da parte della stessa destra sarda, penalizzata per la sua parte.

Doveva reagire comunque perché il danno si estende a tutta la Sardegna: già così debole numericamente (politicamente non se ne parli) alle Camere e già esclusa dal Parlamento europeo. Invece i signorSilvio del Pdl hanno ingoiato tutto senza una replica e pure ringraziando: com'è umano, lei, Cavaliere. Settimo Nizzi, il focoso ex sindaco di Olbia, aveva le ginocchia gonfie quando l'hanno rialzato dalla prolungata genuflessione. Pili è andato oltre: “Berlusconi è il primo ministro sardo”. Made in Iglesias, Alghero o Arzachena, dove avevano dato la cittadinanza onoraria all'Aga Khan, che qualcosina in più ha fatto, signorilmente, per la Gallura e la Sardegna tutta? Giusto per gli immemori.

Fantastico, Mauretto. Il Cavaliere ha mandato al ministero per gli Affari regionali Raffaele Fitto, che sarebbe il Pili pugliese: sbaragliato da Nichi Vendola. L'offuscato pupillo sardo è stato anche lui mandato: al diavolo, a scopare il mare di fronte a Villa Certosa. Ma, motu proprio, proclama sardo (anche santo, se potesse) il premier che neanche se lo fila. Infatti Emilio Floris, un altro possibile pre-trombato per la nomination alla presidenza della Regione contro Renato Soru, ha ri-lanciato un allarme che gira da tempo. Il premier-padrone-badante dei sardi pidiellini, dopo i cinque parlamentari dae su mare imposti ed eletti, intende paracadutare nell'isola degli imbelli anche l'avversario di Soru. Salvognuno, sarebbe appunto Giuseppe Cossiga, cui stata data visibilità governativa forse o anche proprio per questo. Ghe pensi mi, insiste il Cavaliere. I suoi eletti ed elettori sono di fatto interdetti, privati dei diritti politici. Sottomessi al tutore che decide per loro. Raro esempio di generosità autocolonizzatrice degli ascari e di bontà del dominus. Un connubio perfetto nel segno dell'autonomia totale e della sovranità (il)limitata: come usava nella sfera sovietica.

La vergogna della destra per la doppia umiliazione (nelle liste elettorali e in quella di governo) non esenta dal rossore neanche il centrosinistra. Il Pd non ha detto una sola parola, non c'è stata una minima protesta per lo scippo di parlamentari, Sarebbe spettato ad Antonello Cabras, leader e capolista del Pd. Ma è di buon comando, moderato, detesta le polemiche: meglio i conciliaboli da curia, sopire e troncare, troncare e sopire. Forse era distratto dal pensiero dominante di recuperare alla coalizione Giorgio Oppi e l'Udc (dovendone ricambiare l'elezione-truffa a segretario nelle primarie del Pd) per cacciaree la Sinistra, e ha dimenticato di far presente che la Sardegna, neanche a destra, può essere considerata l'Avis elettorale di chiunque. Sarebbe stato indecoroso o dovuto, sentirlo dire da un ex presidente della Regione? Mario Melis l'avrebbe gridato, Pietrino Soddu peggio: come Giovanni Del Rio per non dire di Paolo Dettori.

Oltretutto la sinistra ha le carte più che in regola, nella rappresentanza della Sardegna al governo. La regione che ha espresso due presidenti e mezzo (Saragat oltre Segni e Cossiga senior) della Repubblica e due presidenti del Consiglio, negli ultimi 15 anni è stata sempre in grande spolvero col centrosinistra. Ministri Luigi Berlinguer e Paolo Savona più quattro sottosegretari con Ciampi (1993), stesso trattamento col primo Prodi del 1996 e ancor più con D'Alema (Berlinguer e Diliberto ministri e quattro vice “pesanti”), infine col Prodi 2. Oltre Parisi, cinque sottosegretari (Casula Emidio e Antonangelo, Gianpiero Scanu, Bruno Dettori, Luigi Manconi). Ma, se permettete, Prodi è stato davvero un premier “sardo” che ha dato e fatto per la Sardegna quel che nessun predecessore nato nell'isola aveva mai dato e fatto: anche per la sintonia con Renato Soru. Ora siamo scesi al minimo storico, all'assenza, all'esclusione. Avremo di nuovo Berlusconi come lord protettore? Se ne stia a Villa Certosa, comandi al Billionaire con i suoi amici, vada altrove a prendere per i fondelli. Se non avessimo anche in arrivo quel che hanno deciso in ogni campo Prodi e il suo governo d'intesa con la Regione, ci sarebbe da tremare. In compenso i destri che più pressavano e chidevano a Berlusconi visibilità governativa “per cacciare Soru”, ora strisciano: dopo essere stati cacciati da ogni considerazione berlusconiana. La controprova del micidiale flop? L'Unione Sarda ha liquidato in un richiamino a una colonna in prima la nomina del solo Cossiga: imbarazzante, per il giornale di servizio, annunciare una simile debacle della destra sarda. Sa benissimo che l'ulteriore, penosa riduzione a “Berlus-colonia” è una botta gravissima. Dev'essere anche una spinta di volontà e di orgoglio riparatore, anche a nome dei sudditi del Pdl. La bandiera dell'autononmia e della dignità sarda è tutta in mano a Soru e alla parte del Pd che non si è del tutto bevuto il cervello o lo ha portato all'ammasso come la destra.


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