l'altra voce.net


venerdì 9 maggio 2008

Unione di centro, i reduci ex Udeur
Marracini e Lai: nuova transumanza
«Dialogo con tutti purché anti- Soru»

di Marco Murgia

Affinità: elettorali più che elettive. Sono quelle che portano «gli amici Sergio Marracini e Renato Lai», definizione di Roberto Capelli, capogruppo Udc in Consiglio regionale, dall'ex Udeur morto e sepolto direttamente nell'Unione di Centro, il nuovo gruppo centrista dell'assemblea di via Roma: «Laico, moderato, sardo e progressista», nella presentazione dei protagonisti, «pronto ad aprire, senza indugio, il confronto tra tutti quei partiti e quelle parti sociali che condividono l'urgenza di interrompere immediatamente questa legislatura per costruire una nuova azione di governo, svincolata da pregiudizi di parte o di potere, che abbia il preciso ed unico intento del bene comune dei sardi».

Marracini e Lai rispondono sì agli «amici dell'Udc»: il passaggio tra i banchi dell'opposizione è «fisiologico», la logica continuazione «del percorso politico comune iniziato in Consiglio regionale durante l'opposizione alla finanziaria». Hanno la benedizione del deus ex machina Sandro Usai, ex presidente del Casic, ex Dc in lizza con l'Udeur nelle politiche del 2006, seduto in prima fila nella conferenza di presentazione del nuovo progetto centrista. Nasce con obiettivi ambiziosi: «Sì, vogliamo essere una forza di governo»; si pone come interlocutore di entrambi gli schieramenti, senza distinzioni: con il Pdl «quando si formerà anche in Sardegna»; ma anche con il centrosinistra, una volta «sollevato l'elemento di disturbo», sottolinea Capelli. È Renato Soru, «quell'uomo più alto di me, più pelato di me, più intelligente e più bello di me, di sicuro più ricco, che guida la Regione».

Il discorso è chiarissimo: sì ai ragionamenti con il Partito democratico («Siamo aperti al confronto per storia e per tradizione») ma non si può dialogare «con chi in maggioranza non è d'accordo con la guida nei corridoi e poi in aula la appoggia». Inutile nasconderlo: i segnali da quella parte ci sono tutti. Confermati dal segretario regionale Antonello Cabras ma anche dal nuovo capogruppo Antonio Biancu, che apre la porta di casa: lo spazio per il dialogo c'è tutto.

Niente uomini soli al comando. Vale per Soru ma anche per una eventuale imposizione dall'alto per il candidato del centrodestra: la via da seguire è quella delle primarie, «indispensabili per allargare il consenso». È la stessa proposta dei Riformatori: «Ma prima ancora fu Giorgio Oppi a parlarne, nell'ottobre del 2007». Si prendono la primogenitura del metodo, ma al gruppo di Michele Cossa e Massimo Fantola strizzano più di un occhio. Insieme ai sardisti: «Il progetto dell'Unione di Centro parte dal Consiglio regionale ed è aperto al confronto politico programmatico con tutte quelle parti politiche che vorranno condividere con noi la proposta politica. Il riferimento ai Riformatori sardi, al Psd'az e a tutte le forze moderate che si riconoscono al centro del quadro politico regionale è pertinente. Noi cogliamo il loro invito e a nostra volta lo rilanciamo per ritrovarci insieme: siamo convinti che sia opportuno e necessario innanzitutto confezionare il programma (l'abito) e solo dopo identificare, attraverso il percorso comune delle primarie, chi meglio di altri possa garantire (vestire) la sua piena e corretta attuazione».

Se il passaggio politico è «fisiologico», il percorso personale delle due new entry è diverso. Per Marracini il cambio di casacca non è una novità: nato politicamente nelle fila della Dc (con Usai), tra i fondatori in Sardegna di Forza Italia prima del passaggio all'Udr, diventa l'uomo di Clemente Mastella nell'isola. Poi le cose sono andate come sono andate e il Biondo ha fondato i Popolari autonomisti sardi. Diverso il discorso per Renato Lai. In via Roma aveva preso il posto di Andrea Biancareddu (sedeva tra i banchi dell'Udc, fu giudicato ineleggibile in quanto presidente del consorzio industriale di Tempio) al termine di una lunga querelle fatta di ricorsi e controricorsi sino ai più alti gradi giurisdizionali. Appena insediato, Lai passò nelle file dell'Udeur: a precisa domanda risponde che «non è un ritorno a casa: piuttosto, davanti a un progetto le persone devono essere in grado di fare un passo indietro». Ora ritroverà Biancareddu, che dall'Udc non è mai uscito: difficile che anche con lui si possa parlare di «amici». Vengono pure dallo stesso territorio: con le elezioni tra un anno ci sarà molto da limare.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari