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mercoledì 7 maggio 2008

Regione e Consulta: entrate future
percorso virtuoso per tagliare
il deficit, non per spendere di più
verdetto tra un mese, destra contro

di Marco Murgia

Qualche settimana, al massimo un mese. È il tempo che i giudici della Corte costituzionale si riservano prima di decidere sulle anticipazioni future inserite nella finanziaria regionale 2006. La prima udienza davanti alla Consulta si apre e si chiude con gli interventi del collegio difensivo degli avvocati di viale Trento, composto dal responsabile dell'Ufficio legale, Graziano Campus, dall'avvocato Paolo Carrozza e dall'ex ministro delle Finanze del governo Dini, Augusto Fantozzi: portano in piazza del Quirinale le argomentazioni della giunta Soru per cui la sezione isolana della Corte dei Conti non aveva sancito la parificazione di bilancio, rimettendosi alla Consulta. Immediate le reazioni del centrodestra per la mancanza in aula degli avvocati dello Stato. Il ritornello di Mauro Pili è sempre lo stesso: questa volta, secondo il deputato del Popolo della Libertà, è il «governo Prodi» che «mette il bavaglio» ai magistrati contabili.

La linea dei legali della Regione è quella nota: le anticipazioni dei crediti garantiti dalla Stato a partire del 2013 inserite nel bilancio del 2006 «sono legittime perchè fondate sul presupposto della straordinarietà e eccezionalità» dell'intervento e sulla «leale collaborazione» tra Stato e Regione, sancita con l'intesa raggiunta per la vertenza entrate: tutto insieme alla citazione di diversi precedenti che hanno interessato il governo e gli enti locali. La richiesta è una: il rigetto del ricorso proposto dalla Corte dei conti sulle anticipazioni, ritenute non corrette secondo i principi dell'annualità del bilancio fissati dalla Costituzione.

L'argomento forte è quello delle motivazioni: le entrate future, hanno sottolineato i legali, sono inserite in bilancio non per coprire la spesa ma per tagliare il deficit. «Un passivo che aveva raggiunto», ricorda Campus, «una dimensione tale (più di 3 miliardi di euro) da configurare se non il rischio di una bancarotta quantomeno il consolidarsi di una spirale negativa che avrebbe finito col protrarre all'infinito l'indebitamento della Regione, ove avesse deciso di continuare a contrarre nuovi mutui per coprire il deficit». Quello di viale Trento è stato un «approccio virtuoso» testimoniato, secondo i legali, proprio dall'accordo con lo Stato «in base al quale quest'ultimo, pur riconoscendo la piena legittimità del credito vantato dalla Regione, ha visto quest'ultima accettare di dilazionare in vent'anni una parte delle somme dovute, per 25 milioni all'anno».

Diversa la lettura del centrodestra: «Il governo Prodi mette il bavaglio alla Corte dei Conti negando la difesa dell'avvocatura dello Stato», dice Mauro Pili. Per il deputato del Popolo della libertà «è un fatto grave e lesivo dell'autonomia e della dignità istituzionale della Corte dei Conti: la decisione del governo Prodi di non autorizzare la difesa del ricorso da parte degli avvocati dello Stato rappresenta l'ennesima copertura delle malefatte contabili e finanziarie della giunta Soru. Aver negato la costituzione dell'Avvocatura dimostra quanto il governo Prodi abbia poco rispetto delle istituzioni e soprattutto come le continui ad utilizzare a suo uso e consumo». Non solo: «Con il suo comportamento, Prodi avalla una manovra finanziaria che, a prescindere dalla decisione della Corte Costituzionale, rappresenta un chiaro falso in bilancio soprattutto perché quelle entrate future sono tutt'altro che certe». A leggere bene sarebbe anche questo un bavaglio a uno dei più alti organi della magistratura del paese, ma tant'è.

Di «ennesima e inaccettabile regalia fatta dal governo Prodi» al presidente della Regione «contro l'interesse dei sardi» parla il neo deputato Settimo Nizzi. Secondo l'ex sindaco di Olbia, il Professore «nel tentativo maldestro di salvare l'amico Soru, ha vanificato politicamente l'operato tecnico della Corte dei conti» ma «purtroppo sono i sardi che continuano a pagare, ogni giorno, il prezzo di questo accordo sottobanco, visto che i costi della sanità e dei trasporti sono già a loro carico»: sino a parlare di «patto anti Sardegna» per cui «bisogna voltare pagina».

Eppure «il mancato sostegno alle ragioni contenute nell'impugnazione della Corte dei Conti da parte dello Stato, per decisione del governo Prodi crediamo non debba e non possa indebolire il fondamento giuridico mosso» dai magistrati contabili. Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, si dice fiducioso perché «l'atteggiamento irresponsabile e arrogante del centrosinistra non impedirà alla Corte di essere garante della legittimità costituzionale».

Nel centrosinistra è Chicco Porcu, consigliere regionale del Partito democratico, a spiegare le ragioni della maggioranza: «La decisione del governo Prodi di non avvalersi dell'avvocatura dello Stato nell'udienza pubblica di fronte alla Consulta è ineccepibile. Se il governo avesse agito diversamente avrebbe, di fatto, ricorso contro se stesso dato che l'esecutivo nazionale è stato parte attiva nella chiusura della vertenza entrate». Risposta immediata all'ex presidente della Regione: «Con questa sortita l'onorevole Pili dimostra scarso rispetto soprattutto nei confronti dei sardi e della Sardegna: mette in discussione i diritti acquisiti, che sono un patrimonio di tutti, solo per fare uno sgarbo all'attuale amministrazione regionale».


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