mercoledì 7 maggio 2008
Ottanta all'anno, ed è solo la media: gli attentati agli amministratori locali e ai dipendenti pubblici in Sardegna sono una costante degli ultimi venti anni. Reati «particolarmente odiosi e allarmanti che mettono in discussione i fondamenti del nostro sistema democratico», dice l'assessore agli Affari generali Massimo Dadea. L'occasione è la presentazione delle azioni messe in campo dalla Regione per contrastare il fenomeno: la Sardegna è l'unica amministrazione in Italia ad avere una legge specifica che prevede un risarcimento per le vittime. L'obiettivo, illustrato insieme al presidente dell'Anci e sindaco di Carbonia Tore Cherchi, è quello di velocizzare il pagamento: solo una minima parte degli atti intimidatori denunciati alle forze dell'ordine si traduce poi in richieste d'indennizzo. Succede soprattutto quando i danni effettivi non sono quantificabili o risultano irrisori: lettere intimidatorie con proiettili, ordigni inesplosi, pallettoni contro la porta di casa. Eppure, ricorda l'esponente della giunta «ogni gesto del genere rischia di condizionare pesantemente le scelte e avere effetti devastanti sul piano democratico».
Il percorso della Regione, stabilito con una delibera di inizio aprile, va verso l'accelerazione delle pratiche, a partire dalla definizione più precisa della nozione di attentato e dei criteri per quantificare i danni. Sono i due aspetti individuati per i pesanti ritardi denunciati dagli amministratori interessati: secondo gli uffici regionali i tempi si ridurranno fra i sei mesi e un anno. Soprattutto ora che la Regione ha di nuovo assunto la gestione diretta dell'istruttoria e della liquidazione di quello che tecnicamente si definisce “sinistro”.
Fino a meta' del 2007 e dal 1999 tutto era affidato a un'assicurazione: la Regione versava ogni anno 400mila euro. Dal luglio scorso gli uffici degli Affari generali hanno ripreso la gestione dell'applicazione della legge (è la numero 21 del 1998) grazie alla quale negli ultimi dieci anni sono stati erogati indennizzi per circa un milione 27mila euro per 152 sinistri riconosciuti, su un totale di 310 denunciati: 128 riguardavano amministratori locali). Il picco si è registrato nel 1999, quando, a fronte di 36 richieste, ne furono accolte 30. Negli ultimi dieci anni è stato accolto e liquidato il 49 per cento delle richieste, con un contenzioso pari al 4 per cento. La Regione indennizza i danni provocati da atti dolosi a carattere intimidatorio e/o ritorsivo contro sindaci, assessori, consiglieri comunali, dipendenti comunali con la qualifica di agente di pubblica sicurezza, dipendenti regionali del Corpo forestale, componenti delle compagnie barracellari, dipendenti regionali e comunali addetti alla repressione dell'abusivismo edilizio: «Quest'ultima categoria», sottolineano Dadea e Cherchi, «risulta di recente particolarmente colpito da atti intimidatori». Con la finanziaria 2007 è inclusa un'altra tipologia bersaglio: quella dei veterinari del servizio sanitario nazionale ai quali sono affidati compiti di vigilanza e controllo negli allevamenti e di ispezione negli stabilimenti e nelle strutture di produzione e di vendita di alimenti.
Nella delibera di aprile la Giunta fissa i massimali: 150mila euro per danni alla persona, 100mila per quelli a beni immobili, 60mila per danni a beni mobili produttivi (è il caso di danneggiamenti, frequenti, a coltivazioni o a capi di bestiame) e 25mila per danni ad altri beni mobili. Gli importi saranno aggiornati ogni tre anni con un decreto dell'assessore agli Affari generali. Come accaduto per i sequestri di persona, drasticamente ridotti in Sardegna sia perché diventati antieconomici sia per una più marcata sensibilità nell'opinione pubblica, Regione e Anci auspicano che anche gli attentati agli amministratori pubblici siano un reato estirpabile.
Interventi a livello culturale con le campagne nelle scuole, migliori capacità investigative e una più efficiente amministrazione della giustizia sono - secondo Dadea e Cherchi - gli ingredienti necessari per sconfiggere il fenomeno. Il presidente dell'Anci ha però segnalato che da anni alcune sedi giudiziarie come quella di Lanusei, in Ogliastra, e di Tempio Pausania, in Gallura, sono prive di un procuratore della Repubblica. «È inaccettabile», dice Cherchi, «che dopo tanto tempo sedi così importanti per l'esercizio della funzione giudiziaria siano ancora prive di titolare. Né è giustificabile con il fatto che siano qualificate come sedi disagiate". Cherchi ha poi ricordato che è ancora senza colpevoli uno degli attentati più gravi compiuti negli ultimi anni in Sardegna: quello dinamitardo costato la vita il primo marzo 2004 all'anziano padre dell'allora sindaco di Burgos Pino Tilocca. «Per l'omicidio di Bonifacio Tilocca i familiari indicano connessioni con il ruolo di amministratore del figlio».
(red)
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