martedì 6 maggio 2008
di Marco Murgia
Occhi puntati su piazza del Quirinale, a Roma, per quella che potrebbe essere la partita decisiva per le sorti della politica regionale. Quella che si gioca oggi alla Consulta non è una finale ma il lasciapassare obbligato per arrivare in posizione predominante alle elezioni del 2009. I giudici della Corte costituzionale decideranno in udienza pubblica sulla legittimità delle anticipazioni dei crediti futuri inserite in finanziaria nel 2006: un miliardo e 500 milioni per cui la Corte dei conti isolana non aveva autorizzato la parificazione di bilancio. Il caso arriva davanti ai giudici della capitale proprio dopo il ricorso presentato dai magistrati contabili isolani nel giugno scorso, prima volta nella storia dell'autonomia sarda.
Detta così sembra una gara dal risultato segnato, invece il pronostico è quantomai incerto. In viale Trento si attende la sentenza con fiducia: «La documentazione del Governo», ha chiarito l'assessore al Bilancio Eliseo Secci, «ci rassicura tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello politico»; in ogni caso, continua l'esponente della giunta Soru, nessuna contrapposizione politica: se la Corte darà ragione alla manovra, è il ragionamento, sarà un bene per tutta l'isola. Diversa la lettura del centrodestra, con il deputato del Pdl Mauro Pili in grande spolvero: uno stop, dice, sarebbe «una sconfitta disastrosa per il presidente» e potrebbe presupporre perfino «il commissariamento della Regione».
Che la partita sia anche politica è fuori di dubbio. Il centrodestra regionale punta alto sul giudizio della magistratura contabile del giugno scorso: una conferma della Corte costituzionale offrirebbe un argomento forte da presentare agli elettori del 2009. In sostanza, la conferma di tutte le accuse lanciate al presidente Renato Soru in questi anni: da quella sulla «finanza creativa» a quella di «falso in bilancio» con annesse «conseguenze disastrose» per tutta l'isola. Mirano all'immagine, in questa come in altre occasioni: all'opposizione sanno benissimo - pratica consolidata nelle precedenti legislature - che basterebbe accendere dei mutui per sopperire all'eventuale bocciatura delle entrate future. In viale Trento, al contrario, credono nella manovra: frutto dell'accordo col Governo sulle entrate fiscali, dopo il 2006 (a quella finanziaria si riferisce il ricorso della Corte dei conti) è stata inserita con convinzione anche nei due documenti contabili successivi. Avanti anche a costo di alimentare le difficoltà interne alla maggioranza: il fu Udeur e i socialisti dello Sdi non hanno mai fatto mistero, anzi, di non condividere l'operato dell'esecutivo.
Era il 28 giugno 2007 quando la sezione sarda della Corte dei conti, relatori Nicola Leone e Valeria Mistretta, comunicò la decisione di rimandare alla Consulta il giudizio definitivo sulle entrate future iscritte a bilancio nella finanziaria dell'anno precedente. I magistrati riconoscevano lo sforzo verso il risanamento portato avanti dalla Regione ma lasciarono ai giudici costituzionali il verdetto finale: è proprio la Costituzione, dissero in sostanza, a imporre il principio dell'annualità di bilancio e delle entrate certe ed esigibili rispetto all'anno di riferimento. A caldo la reazione del presidente Soru fu tesa ma rilassata: come in altre occasioni, «aspettiamo il giudizio» di Roma. Ventiquattro ore dopo la risposta che non ti aspetti: quello della magistratura contabile era diventato «un attacco politico», frutto di una «volontà di protagonismo eccessivo». Spaccatura senza precedenti e ognuno avanti per la propria strada, sino a oggi: il relatore della Corte costituzionale sarà l'esperto di finanza pubblica Paolo Maddalena; la Regione schiera come prima punta l'ex ministro delle finanze sotto il governo Dini ed ex deputato Augusto Fantozzi e come difensori il legale di viale Trento Graziano Campus e l'avvocato Paolo Carrozza, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Pisa: di quest'ultimo, il presidente distribuì una lettera in cui il docente sosteneva che l'istituto della parificazione «è superato, e ci sarà un momento in cui in Sardegna e nelle altre Regioni italiane non si farà più».
Nel frattempo le finanziarie approvate sono state due, con annessi gli articoli sulle anticipazioni. Mai impugnate dal Consiglio dei ministri, che analizza tutte le leggi regionali. Sull'ultima, dopo la richiesta della Regione, si era espressa anche la Ragioneria dello stato: il comportamento della Regione, aveva detto in sostanza il Ragioniere Mario Canzio, nominato da Tremonti e confermato da Padoa Schioppa, è ineccepibile. Abbastanza per attirarsi gli strali di due consiglieri regionali di Alleanza nazionale Mario Diana e Antonello Liori. Lo accusavano, in pratica, di voler compiacere Renato Soru. Lo stesso, qualche settimana fa, sostenuto dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Giorgio La Spisa: quando il Cdm guidato da Prodi nella sua ultima riunione approvò tutta la finanziaria 2008 a eccezione dell'emendamento marchetta per la promozione di oltre 300 dipendenti regionali - senza dire una parola sulle entrate future - l'esponente azzurro parlo di «atto scritto sotto dettatura» e «ultimo regalo» del Professore al governatore. È tutta politica, la questione: altroché.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari