sabato 3 maggio 2008
Rifondazione comunista riparte in Sardegna da dove si era fermata. Conferma Michele Piras come segretario, 70 per cento dei voti, e rinnova la fiducia alla segreteria del Comitato politico regionale. Risultato non scontato, vista la drammatica situazione a livello nazionale: e pure in Sardegna le cose non sono andate esattamente meglio. Fuori dal Parlamento e al margine della politica che conta a Roma; una emorragia di schede che il voto utile giustifica solo in parte nell'isola: guardare alle sacche di astensione in zone tradizionalmente rosse e in settori di popolazione - gli operai della Legler ma anche i minatori del Sulcis - che non si sono ritrovati nelle proposte del partito. Rifondazione da rifondare. Gioco di parole scontato, ma questo è: soprattutto nel rapporto con la gente.
Piras lo sa bene. Nel primo documento da riconfermato, il giovane segretario denuncia quella che è «una vera e propria emergenza democratica nel aese: la scomparsa delle Sinistre dal Parlamento nazionale da una parte, le braccia tese a salutare il trionfo romano della destra sociale e neofascista di Alemanno dall'altra, denunciano un clima preoccupante: un rischio reale di tenuta democratica alla quale la Sinistra d'alternativa non può reagire insistendo nella logica consunta e negativa della ricerca del "nemico interno"». Compito pesante ma indispensabile: «Se la società nella quale viviamo è sempre più frammentata, sempre più precaria, sempre più povera e nonostante ciò si sposta politicamente a destra, allora la riflessione da fare deve essere necessariamente più ampia: sulla prospettiva, sul difficile lavoro politico e sociale che si dovrà fare per ricostruire lo spazio pubblico dell'opposizione e dell'alternativa di società».
Se «è una questione di portata storica» è anche palese «che riguarda noi Rifondazione Comunista, noi sinistra e anche tutto il campo delle forze politiche democratiche che, a partire da quest'ultimo scorcio di legislatura regionale, debbono necessariamente ricostruire le condizioni politiche e sociali per un'inversione della tendenza in atto». In sostanza «per evitare che anche in Sardegna», da questo punto di vista comunque isola felice, «il quadro politico si sposti a destra».
«Il campo della ricostruzione a sinistra è quello, da una parte, del rilancio e rafforzamento del Prc; dall'altra di uno spazio pubblico costituente che dia voce alla sinistra diffusa, che renda partecipi i cittadini e le cittadine che non si arrendono alla sconfitta: che sappia pensare a un campo sociale e poltico non testimoniale né rinchiuso in logiche da setta. L'appello è rivolto a tutte le associazioni, i movimenti, alle persone che guardano ancora alla sinistra come luogo di rappresentanza dei propri bisogni sociali e dei propri diritti di cittadinanza. A essi», conclude, «ci rivolgiamo per la ricostruzione e per una offensiva politica sociale che inverta da subito la tendenza in atto».
(red)
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