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sabato 3 maggio 2008

Sessantanni di Autonomia lo dimostrano
bisogna andare oltre: la Nazione Sarda
come fondamento della crescita economica

di Gabriele Littera*

Ho letto con interesse e piacere gli interventi di questi ultimi giorni presenti nel giornale. Mi riferisco all'editoriale di Giorgio Melis circa la disunità e alla risposta del lettore Omar Onnis che puntava il dito sull'indipendenza ancora non acquisita. Innanzitutto considero di tutto interesse l'editoriale, per il tentativo di voler inquadrare in un'ottica sarda quelle che sono state le elezioni politiche italiane e quindi le sue analisi, prospettive e speranze di svolta.

C'è però qualcosa di particolare per cui pur rispettando l'analisi di partenza, non ne condivido il linguaggio. L'ottica sarda di cui parlavo non deve essere un'ottica dettata solo ed esclusivamente da quelli che possono essere oggi i confini e i limiti istituzionali in cui i sardi vivono la loro esistenza. Vorrei che da questo intervento, e magari dagli altri che seguiranno prossimamente, cominci a trovar posto un linguaggio differente, che talvolta anche il presidente Soru è stato in grado di usare (Festa Manna de iRS 2006: "Noi sardi siamo una nazione"). Vorrei che non si continuasse ancora ad auto-convincerci ed auto-colonizzarci ad essere una banalissima regione dello Stato. Ma finalmente iniziassimo a ritrovarci uniti spiegandoci, raccontandoci e vivendoci come una Nazione. La Nazione Sarda. A questo punto pertanto dovremo chiederci quale sia la "disunità nazionale" che affrontiamo. Penso che una via d'uscita reale la si possa trovare se ci chiediamo perchè come sardi siamo dis-uniti, piuttosto del perchè l'Italia è dis-unita.

Sia chiaro, interessantissima anche quest'ultima, ma non certo in grado di mostrarci quale sia la via di sviluppo più adatta o come si diventi un'oasi felice su quest'isolone disabitato. Son convinto che l'intervento di Omar Onnis, che collega la sua ipotesi di indipendenza economica e di autosufficienza regionale a quella che invece in questi anni sta divendendo tema di discussione, ovvero l'indipendenza, sia puntuale e preciso.

Ritengo che come sardi, pensare di poter scegliere quale via di sviluppo e quale benessere perseguire, non sia possibile (60 anni lo dimostrano) con l'Autonomia da un altro Stato. A prescindere da ragioni storiche, geografiche, linguistiche, la ragione economica sta nel fatto che noi non abbiamo la sovranità per poter decidere sul capitale che si investe sull'isola, sul sistema bancario, sul sistema monetario, sul sistema fiscale e cosi via, e pertanto siamo vincolati a doverci muovere entro i limiti di una legislazione altrui e che oltretutto non funziona neanche per gli Italiani.

Un processo in cui si procede alla costruzione dell'indipendenza è quello praticato dal movimento iRS(indipendentzia Repùbrica de Sardigna), che punta all'autodeterminazione nazionale dei sardi ed alla costruzione della Repubblica di Sardegna. Per seguire questo percorso occorre però un requisito che chi ancora non ha, può comunque acquistare nel tempo. Occorre avere il coraggio di sentirsi liberi. A s'intendi.

*(Assemblea natzionale de iRS)


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