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sabato 3 maggio 2008

L'incanto di un bibliotecario d'antan
Conquistato dal fascinoso progetto
del giacimento culturale multimediale

di Nanni Spissu

Sardegna Digital Library. Così si chiama il nuovo grande contenitore multilinguaggio, creato dalla Regione come deposito di documenti a disposizione di tutti gli utenti della rete. Sembra quasi una nemesi storica che un archivio multimediale sia stato consacrato e presentato nella storica sala settecentesca della Biblioteca Universitaria di Cagliari. Noi tutti abbiamo trascorso in quella sala molte ore di studio, abbiamo trovato in quella biblioteca le fonti necessarie per le nostre ricerche. In quella sala aleggiano i fantasmi di tanti studiosi e curiosi che da li partivano, necessariamente,per il loro lavoro scientifico.

Anche tanti bibliotecari, come chi scrive, si sono formati in quelle sale e lì hanno appreso il loro mestiere. Fortunati perché quel mestiere consisteva nel vivere tra i libri, descriverli, offrirli all'uso pubblico secondo percorsi decifrabili, capaci di ridurre al minimo la creazione di zone buie, di libri, cioè, non rintracciabili, per errata o insufficiente descrizione nei cataloghi.

Naturalmente noi bibliotecari abbiamo sempre sperato e creduto che il libro sarebbe stato insostituibile. Lo crediamo ancora e siamo certi che avevamo ragione.

Ma la biblioteca, avevamo imparato, poteva non essere solo il libro. Avevamo intuito che descriverla come centro polivalente, certificasse il nostro diffuso convincimento che, non solo si erano imposte altre tipologie di documento che funzionavano grazie a una propria tipicità nel conservare e restituire informazioni, ma anche che i vari linguaggi avevano scoperto di poter essere interdipendenti e di avere, assieme, un potenziale di conoscenza che poteva crescere con progressione geometrica.

La Digital Library, che il presidente Soru, con la professoressa Mongiu, hanno presentato con giusta soddisfazione, si propone come una grande biblioteca, nella quale i percorsi della ricerca sono attivati attraverso processi di formalizzazione, con l'uso di parole chiave, cioè di unità lessicali scelte per la propria capacità di rendere omologa la richiesta di utenza e la risposta del sistema.

Il sistema offre, alla ricerca per parole chiave, risposte con contenuti multilinguaggio, poiché tra i risultati, se non si sarà preventivamente selezionato un unico tipo di supporto, troveremo assieme libri o dischi o video, o altro, sempre attinenti all'oggetto.

Questo è il primo elemento di novità, che però non esclude la possibilità di accedere agli archivi separati dei vari media contenuti nel sistema, che così ritrovano la propria specificità linguistica.

Questa unicità del sistema, cui si deve la possibilità di avere un'unica risposta a una domanda di utenza, è la vera novità strutturale dell'archivio. Novità non rispetto a altri archivi informatici ( il presidente Soru citava You Tube), ma rispetto alla tradizionale divisione dei contenitori per tipologia di supporto ( libro, film, documento di archivio, fotografia, e altro).

Il modello di archivio scelto dalla Regione, sembra andare oltre il fatto che la descrizione dei documenti sia possibile solo in presenza di una tipicità corrispondente alla natura dei diversi supporti documentari: ciò si supera quando viene generata - a richiesta dell'utente - una sola risposta, complessa, che non tiene conto della tipicità dei differenti linguaggi, ma mira concretamente a indicare che diverse vie possono condurre a quella unica risposta voluta , che si caratterizza esclusivamente in termini di contenuto. Questo - lo ricordiamo - avviene quando la domanda viene rivolta al sistema complesso e non ai singoli sottosistemi.

Clara Gallini, chiudendo la serata di presentazione , poneva alcune questioni che riguardavano la natura del sistema, la scelta delle vie per la sua implementazione, e la definizione dei percorsi di ricerca.

Il numero di documenti oggi disponibile, che consente ancora una consultazione sequenziale dei singoli sottosistemi, sembra non porre come impellente la questione della loro natura e della loro organicità.

Chiunque abbia esperienza di raccolte documentarie sa che il loro incremento può abbassare il tasso di reperibilità dei documenti, se la qualità della formalizzazione della loro descrizione è scadente. Ma ciò può essere possibile anche se l'implementazione degli archivi consente l'accoglimento nel sistema di materiali privi di tipicità rispetto alle attese del sistema: questi materiali saranno destinati alla zona buia, in cui si perderanno per la loro scadente riconoscibilità.

Ogni archivio nasce da un pregiudizio o se preferiamo da un progetto. Questo progetto deve guidare con coerenza la scelta dei documenti.

Sardegna Digital Library sceglie l'identità come pregiudizio positivo.

Questo è non solo giusto, ma facilmente prevedibile trattandosi di un servizio che la Regione offre, al mondo, perché la Sardegna sia conosciuta. Le diverse aree tematiche offerte, danno il senso della vastità dell'intento e del proposito che anima questo lavoro, anche se all'interno sono già individuabili alcune incoerenze o duplicità, che sono, non bisogna spaventarsi, tipiche di ogni idea di classificazione e di sistematizzazione della conoscenza. Le intersezioni tra categorie della conoscenza sono tali da non consentire sicure delimitazioni dei diversi campi, e a ciò si rimedia solo con la ricerca libera, che presenta ampi margini di flessibilità e quindi di capacità di risposta.

Chi, come chi scrive, già dal 1978 ha lavorato ai cataloghi bibliotecari informatici ( nella Biblioteca regionale), sa che essi hanno una flessibilità inimmaginabile nei vecchi cataloghi cartacei.

Questi ultimi tracciavano percorsi legati a scelte lessicali limitate nella quantità e quindi ad alto rischio di perdita dell'informazione. Il catalogo informatico, offre, invece, una serie di accessi multipli, grazie a una molteplicità di parole chiave, non regolate tra loro da nessun legame gerarchico.

Certo il passato non è uno strano mercato delle pulci, cui si attinge occasionalmente. Quando la memoria è affidata alle istituzioni, si pongono questioni di grande portata etica, poiché talvolta è possibile che le scelte siano affidate a orientamenti di parti, di persone, di ideologie che conservano per trasmettere fuori da ogni intento oggettivo e esaustivo, nei limiti delle disponibilità dei materiali.

Sardegna Digital Library mostra tutto il fascino di un progetto che ha respiro, che va con i tempi e non ha paura di guardare lontano. Le difficoltà che saranno legate alla sua naturale crescita, sperata e necessaria se vorrà vivere, saranno superate da un rigoroso controllo di quella stessa crescita , perché non perda organicità e mantenga intatta tutta la freschezza che oggi si avverte e l'entusiasmo che lo anima.

La storia ci dirà se le raccolte “virtuali” siano più volatili di quelle così orgogliose della propria corposità e fisicità, come le biblioteche, i musei, gli archivi.C'è da credere che sarà così. Ma intanto oggi godiamoci questa fascinosissima Digital Library.


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