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venerdì 2 maggio 2008

Soru celebra Sa Die in campidanese
la Regione lo traduce in logudorese
auto-discriminato: come tutti i sardi
La Pola, no casteddaiu: reciti in Lsc

di Marinella Lõrinczi

C'è un interrogativo al quale non riesco a trovare risposta sensata. Ci deve essere una qualche ragione oscura per volere a tutti i costi oscurare ufficialmente il sardo campidanese, ragione effettiva e non ragione pretestuosa (quella del logudorese a tutti i costi, da introdurre al più presto anche nelle scuole, così è fatta una buona volta!), ragione che però non riesco a immaginare. E ciò che riesco a immaginare mi piace poco e si chiama discriminazione negativa o discriminazione e basta, non giustificata da nulla di scientifico o di storico (il campidanese è meno lingua del logudorese? i Campidanesi avranno mai oppresso gli altri?), se non dai luoghi comuni culturali o dagli stereotipi nazionalistici, dai quali dovremmo guardarci bene. Mare e Sardegna, turismo e Sardegna, Costa Smeralda e Sardegna, logudorese e Sardegna.

Mi domando perché nei comunicati stampa della Regione si deve promuovere questa volontà di cancellare del tutto la varietà linguistica maggioritaria dell'isola, in nome della LSC sperimentalmente in uso per divulgazione di documenti in uscita. Ciò si estenderebbe obbligatoriamente anche alle citazioni, ai discorsi orali, che non sono documenti? Mi piacerebbe chiederlo direttamente al presidente Renato Soru e all'assessore Maria Antonietta Mongiu.

Mi sembrava infatti strano che con l'occasione della celebrazione di Sa Die de sa Sardigna al Consiglio regionale, nel solito comunicato stampa, del presidente Renato Soru si citassero parole in logudorese, ma ho pensato che forse aveva letto il testo. E sono andata a scaricare, con tanta pazienza, quell'ora di filmato. Invece no. Né aveva letto, né aveva usato il logudorese, le parole citate dal discorso erano state tradotte per il comunicato stampa. Con l'esplicita autorizzazione dell'interessato che ha tutti i diritti sulle proprie parole? Non credo proprio, perché questo contrasterebbe con la volontà espressa di promuovere quanto meno oralmente tutte le varianti. Ai forestieri, che vanno a visitare il sito della RAS, si vuol però far capire che persino il Presidente usa la LSC.

Leggeva invece il professor Federico Francioni, con buon accento italiano come potrei fare anch'io, chiosando ogni tanto (per chi non capisse?!) e con sovrabbondanza di vocali paragogiche che fanno tanto sardo.

E dunque qualcuno spieghi cosa sta succedendo. Ma non dal Friuli, per favore, la cui storia linguistica è ben diversa, o dalla Catalogna, dove i Valenzani si stanno linguisticamente ribellando.

E sarebbe anche interessante sapere quale lingua si userà nelle future trasmissioni televisive? Obbligheranno i Lapola a parlare in LSC, oppure per i telegiornali e simili si userà il codice alto, la lingua tetto logudorese (destinata a ricoprire piano piano l'intera estensione dell'isola), e invece per gli argomenti meno prestigiosi si permetterà, bontà loro, di usare anche il campidanese, l'algherese, il gallurese, il tabarchino, le basse lingue di bassa pianura? Non è che si sta riproducendo lo schema italiano-sardo, codice alto - codice basso (come si semplifica in sociolinguistica), sotto la forma logudorese - campidanese (codice linguistico alto - codice basso)?

E così siamo giunti finalmente al punto, il sociologo francese Pierre Bourdieu insegna. Si tratta in essenza di questo. Esiste il cosiddetto mercato delle lingue, dove ogni varietà ha un determinato valore sociale, culturale, valore mutevole e non eterno, storico cioè, ma ce l'ha, indubbiamente. Il soggetto emittente, cioè colui che emette il messaggio, se potente, autorevole, se autorizzato, può imporre una certa lingua o una certa varietà (nella scuola e via dicendo). Egli è un “maestro del buon e del ben parlare”, è un “officiante”, un “sacerdote” della lingua. Come lo sia diventato, a questo si risponde con analisi di processi storici. Può però anche perdere tale ruolo, se subentra una crisi istituzionale (lo afferma sempre Bourdieu, intendiamoci).

Ora con la LSC il fenomeno sembra evolvere al contrario. Prima la si vuole imporre da postazioni alte (vedi Regione dove si traduce la varietà bassa persino del Presidente, nella varietà dichiarata alta; oppure vedi futura TV), dopodiché sorgeranno ed emergeranno, se non sono ancora abbastanza emersi, gli officianti legittimati a continuare a farlo, cioè la futura élite linguistica in rappresentanza dell'intero popolo sardo. Ma perché i Campidanesi e agli altri non possono aspirare a diventare anche loro sacerdoti della loro lingua? Non si può adottare la polinomia, cioè una pluralità di norme, quanto meno transitoriamente? E ci risiamo col plurilinguismo… In effetti, non si capisce perché un campidanese scritto e ufficiale non deve avere altrettanta visibilità.


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