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giovedì 1 maggio 2008

Soro resta capogruppo Pd: duri col governo
Pisanu in seconda linea, attesa per Pili
per gli altri sardi deciderà tutto Berlusconi

di Marco Murgia

Copione rispettato. Dopo Anna Finocchiaro al Senato, il Partito democratico conferma come capogruppo alla Camera Antonello Soro. Non è stato il plebiscito della scorsa legislatura (156 voti su 186 votanti) ma i numeri parlano chiaro: 160 preferenze sulle 208 indicate. L'input era arrivato direttamente da Walter Veltroni: il segretario nazionale ha fatto pervenire un biglietto con sopra il nome del sardo - ma eletto in Lombardia - direttamente dal Gemelli, dove è ricoverato per un calcolo renale. Tutto fermo in casa Pdl, in attesa delle decisioni di Silvio Berlusconi sulla squadra di governo e sui relativi incarichi. Sfumata la presidenza del Senato - l'eletto è Renato Schifani - per Beppe Pisanu si profila un ruolo nella sicurezza, probabilmente nella commissione antimafia: di rilievo, ma non è quello che si aspettava il senatore di Ittiri. Le altre voci per ora sono «solo fantasie», dice Piergiorgio Massidda. «Bisogna aspettare le consultazioni»: quindi almeno il sei maggio. Ma il meglio piazzato sembra Mauro Pili, cui il Cavaliere potrebbe voler dare visibilità governativa se sarò ancora lui lo sfidante di Soru alle regionali.

La conferma di Antonello Soro, medico(primario di dermatologia in aspettativa), orgolese, 59 anni, era nell'aria già dai giorni scorsi: dieci voti sono andati a Pierluigi Bersani, uno a Veltroni, Cuperlo, e Zunino. Trentacinque le schede bianche. Già nota anche la linea che il gruppo seguirà alla Camera, ribadita da Soro nel primo intervento davanti ai deputati del Pd. «Occorrerà impegnarsi perché l'esperienza di opposizione non venga sprecata». Anzi: l'impegno dei parlamentari dovrà essere indirizzato «alla riforma dell'istituzione parlamentare. Oggi il lavoro in Parlamento è spesso mortificante, talvolta ridotto a un votificio».

Il gruppo del Pd dovrà contribuire a invertire la rotta: «Il primo segnale lo abbiamo dato con la scheda bianca per l'elezione del presidente della Camera. Non indica una linea di opposizione morbida ma corrisponde alla volontà esplicita di segnalare la terzietà del presidente, che deve garantire uguali diritti a maggioranza e opposizione». Gianfranco Fini lo ha assicurato, ma secondo Soro si dovrebbe «tornare all'esperienza della passata storia repubblicana, in cui le cariche dei presidenti di Camera e Senato erano svincolate dalle maggioranze di governo ed erano a servizio di tutti. Figure come quelle di Napolitano, Iotti o Ingrao sono figli di quella storia».

Al lavoro già da lunedì, con una avvertenza: «Il Pd porterà avanti un'opposizione molto dura, perchè il programma di governo della destra secondo noi arrecherà danni al Paese». Duri ma senza ostruzionismi fini a se stessi: «Quando siamo stati in maggioranza abbiamo sempre incrociato un'opposizione ostruzionistica e quando i ruoli si sono invertiti ci siamo richiamati a quei precedenti per avere a nostra volta quell'atteggiamento. Ora è giunto il momento di invertire la tendenza».

Bocce ferme nel Popolo della Libertà: piazzati Fini e Schifani alla guida di Camera e Senato, le attese sono tutte per le decisioni del Cavaliere. Spazi chiusi anche sui banchi del Governo, per i sardi in Parlamento si profilano incarichi di secondo piano. Altissime le quotazioni di Mauro Pili e Giuseppe Cossiga: l'ex presidente della Regione potrebbe essere uno dei sottosegretario alle Infrastrutture, il figlio dell'ex presidente della Repubblica dovrebbe avere un incarico alla Difesa. Subito dietro Salvatore Cicu: alla quinta legislatura, l'avvocato ha già ricoperto incarichi di quel tipo. Ma qualcosa potrebbe venire fuori anche per Piergiorgio Massidda: il coordinatore regionale di Forza Italia aspetta sornione le scelte del premier dopo le consultazioni, quindi a partire dal sei maggio. Però avverte: «Sessanta posti sono pochi, chi avrà incarichi sarà costretto a un superlavoro. Tutti vorrebbero un posto, ma non tutti sono coscienti di come funziona». Della serie: poi non dite che non vi avevo avvisato.


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