giovedì 1 maggio 2008
di Pablo Sole
Giovanni Corona, presidente del Ctm e responsabile del Piano strategico del comune di Cagliari, veste i panni del Pangloss di volterriana inventiva e parla della metropolitana sotterranea come la migliore delle soluzioni possibili. Emilio Floris che tenta di mediare, con un colpo alla subway newyorchese e uno alla metro di superficie, ma solo “laddove è possibile”. E poi una miriade di esperti, accuratamente selezionati dagli sponsor della “tube”, che non ha alcun dubbio: la metro s'ha da fare. Sottoterra. Messaggio univoco quello veicolato dal convegno organizzato dal Consorzio trasporti e mobilità per presentare il progetto Mavc (“Una metropolitana per l'area vasta di Cagliari”). Quelli che invece avrebbero voluto illustrare “i perché no” sono stati igienicamente tenuti alla larga. Malgrado fossero capeggiati da quell'Italo Meloni che di certo non si può indicare come capofila di una critica squisitamente e strumentalmente di stampo politico. L'esperto di pianificazione dei trasporti, collega di Giovanni Corona alla facoltà di Ingegneria, è considerato da sempre vicino al centrodestra. Tant'è: le uniche voci fuori dal coro sono state quelle dell'assessore regionale ai trasporti Sandro Broccia e del presidente della Provincia Graziano Milia, probabilmente invitati più per garbo istituzionale che per l'avvio di un serio confronto sulle politiche di mobilità dell'area vasta.
La presenza di Milia, almeno, ha svegliato un assonnato uditorio quando ha inaugurato un siparietto al vetriolo innescato con Giovanni Corona: “Meno male che sei ancora vivo”, ha detto il presidente della Provincia. “Per come hai elogiato la tua opera al Ctm, dovrebbero farti santo subito. E comunque hai fatto un buon lavoro”. Pronta replica: “Mi hai dimissionato e dopo due giorni mi elogi”. Milia: “Sei sempre dimissionato”. Corona: “Hai qualche dubbio sui finanziamenti per la metro interrata? Io un'idea ce l'avrei: chiudiamo le Province”. Milia ride, si dice d'accordo e se ne va per impegni istituzionali. Incidente finito, la polemica continua.
Per il resto, la due giorni organizzata nell'ateneo cagliaritano è stata un semplice susseguirsi di pareri più o meno d'alta scuola caratterizzati da un unico denominatore comune: il via libera alla metro interrata. A sentire i maestri della pianificazione territoriale dei trasporti intervenuti al consesso targato Ctm, verrebbe da pensare che alla fin fine anche Venezia potrebbe dotarsi di una metro sotterranea. Certo, se non ci fossero di mezzo i canali sarebbe meglio. Ma se ne può parlare. Dice Floris: “Si tratta di una soluzione che guarda al futuro: è probabile che al momento i numeri non ci siano, ma ricordiamoci che nel giro di 30 anni il 70 per cento della popolazione italiana vivrà concentrata nelle grandi città”. E qui entra in gioco ancora Venezia, ovvero l'esempio più calzante per ricordare al primo cittadino che da Cagliari, la gente sta migrando verso altri lidi. Nella città lagunare, giusto per ricordarsi dell'emorragia di residenti, passati dai 108mila del 1971 ai 60mila odierni, i ragazzi del gruppo “Venessia.com” hanno piazzato un contatore che ogni settimana, in campo San Bartolomio, indica il numero effettivo di abitanti: inutile dire che il saldo, aggiornato ogni settimana, è negativo. Cagliari fa eccezione, anche se manca il contatore. Floris non ha risposte da dare: è in confusione per la disastrosa gestione del piano per S. Elia, insiste da sindaco-talpa con la metro sotterranea bocciata pure dai tecnici “amici”. E si produce in una sortita stupefacente e allarmante a margine del convegno: la possibile riacquisizione dei parcheggi multipiano ceduti a suo tempo per 9° anni in concessione ai privati. Ma come giustificare una mossa del genere? “A Parigi, i multipiano garantiscono 150mila parcheggi. In Italia, arriviamo a malapena a 75mila”. Gli esempi europei lo attirano: pochi mesi fa aveva cercato appoggio alla sua passione per i silos-auto citando Barcellona, che “di parcheggi in multipiano ne ha 130mila”. Piccolo particolare, ricordato dai cronisti che ascoltavano l'ode improvvisata: a Cagliari i multipiano ci sono. E sono sempre semivuoti. Dunque? “Potremmo riservare la struttura di via Manzoni ai residenti, con tariffe agevolate, magari triplicando i costi per le soste in strada”, ha ipotizzato Floris. “Riguardo ai multipiano già esistenti (viale Regina Elena e via Amat, ndr) stiamo pensando di riacquistarli e gestirli direttamente”. A che prezzo? Nessuno lo sa. Di certo, la linea del sindaco propone un obiettivo sconcertate.
Nuovo giro nuova corsa: dalle auto al metrò. Con Giovanni Corona costretto ad ammettere, numeri alla mano, che secondo le previsioni per i primi anni di vita della subway in salsa cagliaritana i passeggeri saranno 26mila. Al giorno. “Ma con queste cifre -ribatte Italo Meloni, non coinvolto, spettatore in platea- buttarsi su questo progetto non ha alcun senso logico. Ventiseimila utenti vanno bene, certo: ma all'ora”. Eppure Corona continua a testa bassa e assicura che si salirà a quota 52mila entro cinque anni. Per convincere gli scettici poi, nel depliant di presentazione della Mavc si legge che il progetto del Ctm può contare sulla “validazione dello stesso da parte di uno tra i più grossi costruttori di metropolitane al mondo”. Pertanto l'apprezzamento “rafforza ulteriormente la validità della proposta”. Potrebbe mai essere contrario un soggetto direttamente interessato a spartirsi la torta dei 500 milioni di euro messa sul piatto per la realizzazione della Mavc?
Ma poi: dove trovare i 500 milioni? Non certo dalla Regione: Sandro Broccia si è presentato nella doppia veste di assessore ai trasporti e “tesoriere” in pectore: “Stiamo parlando di un progetto che non ci possiamo permettere, oggi l'aspetto economico-finanziario è determinante. Noi abbiamo un'altra proposta, capace di rispondere alle esigenze di mobilità, partendo dalla capitalizzazione degli interventi già effettuati”. Chiusi i cordoni della borsa, ha rilanciato il progetto della metro di superficie prospettato dal presidente Soru ai sindaci dell'area vasta. Che in settimana, peraltro, si incontreranno per firmare l'accordo di massima e ufficializzare l'adesione alla metro di superficie. Rispetto alla subway cara a Emilio Floris, costa 150 milioni di euro in meno, copre 35 chilometri e serve sette Comuni.
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