giovedì 1 maggio 2008
di Daniela Paba
La nostra memoria digitalizzata in un portale dove è più facile navigare che descrivere a parole. Sardegna Digital library è la terra comune che ci offre la modernità, un archivio fatto di immagini, video, schede, documenti, libri. Facile e immediato come You Tube. La soffitta dei ricordi dei sardi che si scoprono comunità virtuale, connessi in rete col mondo degli internauti. Martedì sera la presentazione ufficiale nella cornice della Sala settecentesca della Biblioteca Universitaria è sembrata siglare la contiguità di mondi lontani, che si dispongono in ordine stratigrafico, dal manoscritto, alla stampa, all'immagine, alla registrazione audio, video e infine digitale. In un crescendo democrazia segnata dalla facilità d'accesso alla rete.
L'entusiasmo che trasmette il navigare in un “archivio della sardità” era quello contagioso di Renato Soru che ha illustrato come funziona in prima persona: “C'è tutta la nostra memoria: 500 video divisi per autore, titolo, comune; ci sono corti, documentari, l'archivio della Rai, dell'Istituto Luce, dell'Isre, la tivù di altissima qualità. Ci sono Michele Columbu, Michelangelo Pira, Antonio Pigliaru, ci sono anomini contadini, emigrati, pastori, imprenditori. C'è tutto”. Dai grandi archivi fotografici con 13000 immagini, alle gare poetiche registrati e trascritti, la letteratura sarda più recente, il patrimonio d'arte e di archeologia 40.000 immagini e oltre ventimila schede. “Abbiamo fatto una cosa per bene -ha concluso Soru- siamo tutti più ricchi, nessuno più povero”. Ed è questo un argomento indiscutibile, l'accesso alla modernita delle zone “periferiche” grazie alla tecnologia è di vitale importanza. “Up to day” -come ha detto Giulio Angioni disposto a credere che quanto si è visto- sarebbe successo a dispetto dei governi, inevitabilmente, come le grandi cose che toccano la Sardegna, comunque immersa nel flusso della modernità. La Regione sta al passo e anche un passo più in là”.
Ospite d'onore per aver insegnato con Ernesto De Martino ai sardi il valore della cultura dei popoli e come documentarla, l'etno-antropologa Clara Gallini ha confrontato l'emozione che passa nel consultare un catalogo del 1870 negli archivi capitolini, fatta di tatto, vista, olfatto, e invece la freddezza del computer, per chi, come lei è :“Poco digitalizzata. Davanti allo schermo utilizzo altri sensi, la fisicità sparisce e la fruizione passa dagli occhi, poi arriva la musica. Navigo male, come nuoto, a vista. Però ci siamo inventati dieci anni fa l'Archivio di Ernesto De Martino e l'esperienza mi porta a chiedermi dove si ferma questa archiviazione e che contenuti occorre dargli È un problema di chiavi di lettura. Ogni archivio sembra libero ma non lo è. Risponde all'idea di chi lo fa. Quindi quale è l'identità sarda? Nei giovani musicisti, nella tradizione? Nel rapporto tra passato e futuro. Insieme alle schede bisogna dare chiavi di lettura, nell'immagine di una band possiamo osservare il taglio di capelli, gli strumenti, l'arredo della stanza”.
Tra i problemi in discussione, quello della sinergia tra le istituzioni e quello dei diritti d'autore, avranno spazio rilevante nello sviluppo di Sardegna Dgital Library. “Non siamo autori di nulla, siamo acquirenti di diritti d'autore- ha detto Soru “siamo gli amanuensi di oggi e speriamo che domani qualcuno apprezzi nostro lavoro. Io credo molto nel bene comune e non dimentichiamo che il diritto di usare un'immagine di Andy Warhol è stata considerata bene comune dalla Corte di giustizia di N.Y. perché patrimonio della città prima che degli eredi. L'archivio storico di Repubblica è gratis on line, perché la storia recente del nostro paese è bene comune. E Repubblica non regala nulla a nessuno”. E siccome tra le immagini citate da Soru c'era Rovelli che stagliandosi sulla piana di Ottana allora deserta, illustra le sorti magnifiche dell'industrializzazione “Il ricordo di quel signore mi dà i brividi -ha concluso Clara Gallini- perché ero qui allora e ripenso alle grandi speranze e alle grandi diffidenze intorno a Ottana. E posso dire che, nonostante le batoste, quest'isola si rialza, più bella e più forte”.
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