martedì 28 aprile 2008
di Cinzia Isola
Un pomeriggio di straordinaria amministrazione: uno sterrato, sedie racimolate, un megafono. Un tour. Un tour de force tra i palazzoni. Così Soru celebra il primo contatto con la popolazione. E quasi per caso, sa die de Sant'Elia. Così si accorciano le distanze tra la politica e i cittadini. E non quelli di un quartiere qualunque. Dove le parole non fanno più presa, dove a gran voce e con poca diplomazia si chiedono fatti. Dove è difficile farsi ascoltare perché è più forte la voglia di parlare.
E così l'iniziativa della consigliera piddì Marisa Depau, intenzionata a sondare il terreno in vista degli incontri futuri, si trasforma all'improvviso in un'assemblea spontanea. Perché Soru, vuole partecipare. Invita pure Floris, che diserta. In missione, o in avanscoperta, invierà sul posto l'assessore all'urbanistica Giovanni Campus e Massimiliano Tavolacci, presidente della commissione urbanistica e artefice dell'operazione “spulcio”: punto per punto, l'ingegnere ha relazionato sui deficit dell'accordo di programma su Sant'Elia e dintorni.. Con un'avversione particolare al progetto riguardante il Betile.
Per il centrosinistra scendono in campo Marco Espa, Massimo Zedda, Chicco Porcu. Il clima è talmente popolare da apparire surreale: accerchiati dal grigio dei palazzoni e dalla rabbia dei residenti. Su questo terreno si misura la volontà, la capacità di comunicare con la gente. Che interrompe, con l'impazienza dell'emarginazione, in un continuo brusio di diffidenza e turpiloquio. Ma questa non è una prova di forza, è il primo passo per ricucire un dialogo lacerato con un quartiere dimenticato e lasciato in balia di se stesso.
E la risposta, o le domande, della gente sono la dimostrazione che la distanza tra cittadini e istituzioni passa per il confronto. Per un confronto diretto, senza mediazioni: a tu per tu. Provando a spiegarsi, a farsi capire. Dopo tre ore, la diffidenza è ospitalità diffusa. Una processione accompagna il pellegrinaggio di Soru nel quartiere dimenticato. Nel labirinto di degrado e voglia di riscatto, di normalità. Una normalità concreta fatta di lavoro, decoro e qualità della vita. «Io ci voglio provare- ha dovuto ripetere Soru - proviamo ad avere un po' di pazienza». Un termine che scatena mugugni: la pazienza da queste parti è stata messa a dura prova da promesse e speranze depositate in cabina elettorale: ingoiate nelle cene pre-elettorali, dopo anni, le parole diventano indigeste.
«Se ci fossero elezioni non sarei venuto qua», rassicura tutti Soru. E con eleganza istituzionale spiega ai cittadini che la Regione sta cercando di dialogare con il Comune. Che questo, non è il suo, ma il progetto di tutti. Chiede silenzio quando prende la parola Campus. E da lui si farà accompagnare in tutto il tragitto. Anche stavolta chiederà la parola per dirne due, solo due. Ma saranno molte di più. E in mezzo strapperà persino un applauso. «Questa è una delle zone più belle della città, ed è anche uno dei posti dove si peggio». Un paradosso che può essere superato: «I soldi per rimettere a posto le case ci sono. E lo faremo».
Ma la scatola ha bisogno di contenuti.«Io voglio aiutarvi concretamente: qui possiamo realizzare attività e servizi», ha provato a spiegare Soru. Attività gestite dai residenti a servizio della città: pizzerie, ristoranti, farmacie, botteghe artigiane, imprese. Più difficile affrontare il tema del Betile: il legame che corre tra cultura e sviluppo non risponde alle esigenze di un quartiere che non vive, ma sopravvive. Hic et nunc. Il futuro è un pasto garantito per la famiglia. E la cultura, che pure potrebbe avvicinare, crea un fossato. Fatto di priorità ma reso profondo da aleatori progetti di cui non si capisce l'utilità. Un museo sul mare, visto da terra è inutile.
Sembra mancare la voglia di sognare, in questo fazzoletto abitato da sette mila persone: la sfiducia governa questa terra di nessuno. Ma poi, mentre passano i minuti e corrono le ore, il quartiere cambia faccia. Sempre diffidente, ma curioso. Vuole essere coinvolto. E Soru lo coinvolge: fissa appuntamenti per gruppi di persone, per categorie di lavoratori. Il clima si distende. Sullo sfondo, il Masaniello di Sant'Elia fa gli onori di casa: Billo Vistosu segue il Presidente passo passo. E quando Soru chiede di visitare una casa, lui mette a disposizione la sua. Come un Cicerone guida la spedizione.
Lo chiama “Presidente”, e agli altri dice “è un amichisceddu”. Si procede tra battute e risate, sotto lo sguardo diffidente dei balconi presidiati: Billo fa gli onori di casa, Soru lo segue. Nel mentre si avvicina agli anziani, ai giovani: spende una parola con tutti. In questa Die de Sa sardigne, dedicata alla limba, all'occorrenza interagisce in sardo con gli abitanti. Da l'impressione di voler parlare con tutti, e in molti sembrano avere la stessa esigenza. Da un certo punto di vista, anche questo è passare dalle parole ai fatti.
Assumere un atteggiamento friendly, può sembrare strumentale, ma forse è l'unica via per iniziare un percorso di comunicazione e condivisione. Come invitarsi a pranzo o a cena, magari per un semplice caffé. Ma anche dare il numero di telefono, perché siano i cittadini a decidere l'agenda degli appuntamenti del Presidente. L'altra faccia della politica: quella che sparisce regolarmente dopo le elezioni. Inutile nascondersi, le elezioni ci saranno anche stavolta: tra un anno esatto. Ma forse qui non tutti lo sanno. E l'unica cosa che conta è non essere più presi in giro. In questo, a Sant'Elia, sono stati pazienti. Hanno sempre ascoltato e creduto a tutti, ora vogliono essere ascoltati. E allora il primo passo, in questo pomeriggio di straordinaria amministrazione, è stato fatto.
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