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martedì 28 aprile 2008

Sul porto-canale requisitoria di Onorato
si può ancora salvarlo dopo i disastri
Casic, politica e solo poltrone: anche oggi

di Marco Murgia

La radiografia è di quelle che non sembrano lasciare scampo, immutata nel tempo da una trentina d'anni: situazione precaria «dal 1967, quando sono venuto qui per la prima volta». Il grande malato è il Porto Canale di Cagliari, la diagnosi è di Vincenzo Onorato: «Anche in quegli anni c'era il sogno di lanciare il terminal marittimo», ricorda l'armatore partenopeo, «ma nel frattempo io sono invecchiato e la situazione è rimasta la stessa». In mezzo un periodo lunghissimo di grandi annunci e progetti pomposi; l'ultimo risultato: l'abbandono delle banchine da parte della Maerks, che possiede il 27 per cento delle azioni della Cict, società di gestione della struttura, che in questi giorni sta smobilitando container e attrezzature per dirottarli su altre destinazioni. Cento posti di lavoro a rischio, ma è solo l'ultima botta al grande vecchio che non ha mai vissuto la maturità: dalle belle speranze al rischio di chiusura senza mai decollare.

Il cuore potrebbe reggere, ragiona Onorato: ma solo se il defibrillatore sarà tenuto in mano dal governo nazionale, sempre troppo attento al porto calabrese di Gioia Tauro «che ha cannibalizzato Cagliari». Ricetta semplice, sulla carta: «È mancata la politica e ora, per rilanciare la sua funzionalità serve proprio una forte azione della politica, nazionale e regionale». Tutto per fare fronte a una «situazione paradossale: in tutto il mondo c'è penuria di terminal; il Porto Canale ha il vantaggio di avere aree enormi in cui si potrebbero stoccare i container e in più una posizione straordinaria nel Mediterraneo: tutti vantaggi non sfruttati».

La colpa? Tutta della politica disattenta. Eppure (era il novembre del 2006, presenti Piero Fassino e diversi sottosegretari di governo, oltre alle massime istituzioni regionali) proprio a Cagliari fu annunciato il primo accordo sul Sistema integrato della portualità: sottoscritto dalla Provincia di Cagliari e da quelle di Taranto e Reggio Calabria con l'obiettivo di creare una piattaforma di interesse comunitario. Strada lunga, si disse durante un convegno: percorribile a patto di un impegno sinergico e sistematico a livello nazionale e locale. Avrebbe dovuto fare dei tre porti l'ingresso principale nel Mediterraneo delle merci provenienti dall'Oriente: se Gioia Tauro funziona eccome - capta il 60 per cento dei container in rotta verso l'Italia - la struttura cagliaritana risulta il cardine arrugginito di quella porta. Un mese dopo, durante la discussione sulla proposta per il Piano regolatore portuale organizzata dagli industriali della Sardegna meridionale, era stato il presidente di Confindustria Sardegna Gianni Biggio a sottolineare l'importanza «di uno strumento fondamentale per la riorganizzazione del sistema cagliaritano»: anche se «mi crea qualche problema l'idea di spostare completamente il traffico merci fuori dalla città e pensare a un porto in cui c'è solo turismo», soprattutto dopo l'accordo con Taranto e Reggio Calabria.

Quel piano non era nato sotto i migliori auspici, con lo scontro tra il Casic e l'Autorità portuale: il primo diffidava la seconda dal confondere le aree industriali private con la zona demaniale. Fu netta, in quella occasione la risposta del presidente dell'Autorità, Nino Granara: «Da quando sono arrivato, tre anni fa, ho trovato contenziosi di natura amministrativa, penale e civile ma ho sempre operato in piena legittimità nel confronto con le istituzioni, del quale la bozza di Piano è una base formale. L'unico organo competente in materia di progettualità portuale è il Comitato portuale, del quale il Casic non fa parte».

Succedeva un anno e mezzo fa. Nel frattempo, per il Porto Canale di Cagliari si è mosso poco: praticamente niente in entrata, tutto in uscita ma verso altre destinazioni. Alla presidenza dell'autorità portuale ora c'è Paolo Fadda. Anche Biggio e Granara si sono spostati: fanno parte dell'assemblea di quel Casic che avevano criticato: il primo come rappresentante della Camera di Commercio, il secondo piazzato dal Comune di Cagliari. Sotto la presidenza di Graziano Milia: che è anche presidente della Provincia di Cagliari. Aveva firmato l'accordo con Taranto e Reggio Calabria per fare del Porto Canale l'ingresso del Mediterraneo. Tutto torna: per ora funzionano solo le porte girevoli.


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