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domenica 27 aprile 2008

Floris all'attacco, bloccato dal “bigliettino”
la Regione rilancia la palla al Comune
il Sindaco inseguitore è costretto ad aprire

di Marco Murgia

«Noi siamo pronti: non a riscrivere l'accordo per la riqualificazione di Sant'Elia ma a riempirlo di contenuti», senza «primogeniture stupide e oziose ma con parità istituzionale: non da comparse ma da protagonisti». Emilio Floris è quasi magnanimo, al termine della conferenza stampa convocata al Lazzaretto un'ora dopo quella del centrosinistra con Renato Soru in prima fila 200 metri più in là, nell'anfiteatro del quartiere. Ha appena tracciato quelle che sono le sue priorità, «contenute nell'intesa firmata nel 2006: la riqualificazione urbana del quartiere, quella del porticciolo e del fronte mare e il Betile». Rigorosamente in quest'ordine: non va bene «l'accelerazione della Regione sul museo e dietro gli altri due punti: per me questi sono imprescindibili». Ha appena chiarito che l'accordo di programma -prima firmato e poi stracciato- non è stato ratificato perché «non sono arrivate in tempo da viale Trento le risposte chieste dalla commissione urbanistica per concretizzare il documento: un atto completo dal punto di vista politico, senza dubbio, ma non dal punto di vista amministrativo». Tutto il resto, come le chiacchiere sulla sua presunta candidatura alle prossime elezioni regionali, non vale niente: «Battage personale, sono abituato a fare politica diversa, alta».

Ma che la contrapposizione politica c'entri poco, non ci crede più nessuno. Due conferme, la prima è proprio la conferenza stampa: convocata in tutta fretta venerdì sera, subito dopo l'annuncio di quella, a duecento metri e appena un'ora dopo, organizzata dal centrosinistra, presenti consiglieri comunali e regionali, assessori, Renato Soru. Tatticismo politico affannato, d'emergenza: arrancando dietro gli avversari col fiatone grosso, marcando un'evidente difficoltà. La seconda conferma arriva durante la stessa conferenza stampa: succede che l'assessore comunale al bilancio Ugo Cappellacci consegni al sindaco un bigliettino. Sopra c'è la proposta che il presidente della Regione ha fatto qualche minuto prima nell'altro incontro con i giornalisti: «Il Comune scriva l'accordo di programma, noi a quel punto lo firmeremo». È un segnale di apertura totale e spiazzante: tutto volto a salvare l'intesa che vale 220 milioni di euro e mira a trasformare la città dal vecchio borgo sino alla ex semoleria, dietro via Roma, dove dovrebbe sorgere il campus universitario. Ancora il gioco della politica: per il sindaco quell'apertura significa che il governatore «ha fatto un bel passo indietro». Sorride soddisfatto. In realtà Soru ha messo con le spalle al muro un sindaco in grave difficoltà, sotto il tiro di tutto per l'incredibile dietrofront su un progetto fondamentale con motivazioni palesemente pretestuose. Sorride ma a bocca storta: Soru gli sta anche offrendo la ciambella di salvataggio per non affondare ignominiosamente col suo niet che è un attacco all'interesse della città.

Da politico scafato, Floris vede e rilancia. «Siamo pronti a riprendere il dialogo perché quanto scritto nell'accordo di programma sia realizzato: si vada avanti ma in maniera chiara». Quindi riempiendo l'atto di contenuti, nel rispetto di quelle priorità: «Risorse, modalità, tempi», dice, «perchè nessuno di noi si sogna di bloccare lo sviluppo della città. Ci sono differenze ma nessuno lo bloccherà». E ripete: «L'accordo di programma non va riscritto, va riempito di contenuti: quindi dobbiamo sederci a un tavolo e discutere». A quel tavolo il primo cittadino vuole carte scoperte: «I 200 milioni di euro? Li voglio vedere, voglio vedere le risorse certe per tutto; voglio capire i tempi, magari definirne una scalarità: ma devono essere certi. E serve ricordare che Sant'Elia è una priorità ma abbiamo anche altre necessità in altre zone della città: la Regione non si può interessare solo del suo patrimonio Area».

Via la magnanimità, ecco la strategia: «Su quel documento c'era anche la mia firma, ed è un sacrificio venire meno. Però voglio essere chiaro: l'accordo può tenere se tiene tutto il progetto. Se avessi idea che l'obiettivo è quello di fare solo il Betile, che è un accessorio, non sarei disposto ad andare avanti». Se la direzione fosse quella la risposta pronta è una: «Non si metterebbe una sola pietra». In caso contrario, «una volta riempito di contenuti, quell'accordo passerà all'unanimità: sono sicuro».

A distanza, quindi, ma il dialogo sembra ripartire: potenza di quel bigliettino. Prima della lettura il tenore era diverso, testimoniato dal documento consegnato in apertura di conferenza. Titolo inequivocabile: «Le verità sull'accordo di programma Sant'Elia: è Soru il vero nemico della città e di tutta la Sardegna». In prima persona, il sindaco dice che «non sono più tollerabili, e in qualità di primo cittadino non posso sopportare oltre, le becere speculazioni politiche costruite ad arte dal centrosinistra». Ricorda il percorso che ha portato al no della ratifica dell'atto: «La risposta è contenuto in quel che la Regione non ha scritto nell'accordo stesso». Quanto scritto dagli uffici di viale Trento risulta «lacunoso, evanescente, infarcito di semplici enunciati: in buona sostanza mancano i documenti con i quali si dica nero su bianco cosa si piò fare a Sant'Elia e come lo si può fare». Per venire al punto: «L'accordo è venuto meno per una palese negligenza della Regione».

Parla di un «paradosso che mette in luce una manifesta schizofrenia decisionale: l'esecutivo di viale Trento oggi chiede che si rispetti l'accordo di programma vuoto su Sant'Elia (per assenza di indicazioni) mentre ieri ha stracciato l'accordo di programma su Tuvixeddu, questo sì completo e puntuale». Segno che la rottura è di carattere politico, altrochè. Poi via alle esigenze: per l'amministrazione di Cagliari la priorità è Sant'Elia nel suo complesso. In viale Trento non la pensano così. Utilizzano deroghe e poteri straordinari solo per il Betile, ma non per l'intero quartiere». Il Comune, continua, «è pronto a firmare al più presto l'accordo se solo la Regione dice con chiarezza tempi e modalità dell'accordo stesso. E a patto, ovviamente, che sia condiviso con la città».

Dopo l'uscita a sorpresa di Soru - «Il Comune scriva l'accordo e noi a quel punto lo firmeremo», ma anche «il contratto sul quartiere si discuta proprio qui, a Sant'Elia, e la riunione sia aperta ai residenti» - Floris ha tutto in mano: la possibilità di riempire il documento di contenuti e quella di condividerlo con la città. Difficile, a questo punto, chiamarsi fuori dai giochi per presunta subalternità rispetto alla Regione.


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