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sabato 26 aprile 2008

Migliaia di firme a Cagliari per Grillo
contro la malainformazione
tiene banco anche il caso Sardegna

Un migliaio di firme a poco più di due ore dall'apertura dell'iniziativa, quasi settemila alle nove e mezzo di sera. Via così, sino a oltre mezzanotte. Sono i grandi numeri del secondo Vaffa-Day a Cagliari: per la «libera informazione in libero Stato», contro l'Ordine dei giornalisti, il finanziamento pubblico ai giornali e la legge Gasparri sulla radiotelevisione. Segno che, qualunque sia l'argomento, quando si muovono Beppe Grillo e i suoi “Meet-up” la manifestazione funziona: oltre 40mila a Torino all'appuntamento con il comico trascinatore genovese, seguito in diretta dall'isola negli schermi allestiti al Bastione e a Marina Piccola.

Ma quello era l'appuntamento grosso: «Qui andiamo alla grande», dice il portavoce del “Meet-up 31 Cagliari” Luciano Congiu, «con le file davanti ai banchetti e i crampi alle mani dei ragazzi al tavolo». Non nasconde l'entusiasmo e ha ragione: i numeri isolani, secondo i dati che ricevono dalle altre città italiane dove l'iniziativa è in corso, superano di gran lunga quelli delle altre piazze. La prima domanda è d'obbligo: significa davvero che in Sardegna i lettori si rendono conto che c'è un problema legato alla libertà dell'informazione? Risposta diplomatica: «Non c'è il tempo di fermarsi a parlare con tutti quelli che firmano. La campagna è nazionale ma penso sia normale che ognuno faccia riferimento anche alla propria regione».

Il dato sconfortante è un altro: «C'è chi non sa, a esempio, che Sergio Zuncheddu, proprietario del L'Unione Sarda, di Videolina e di Radiolina, ha anche una quota del 24 per cento de Il Foglio, il giornale diretto da Giuliano Ferrara». Quasi normale, se si considerano tutti gli intrecci esistenti in Italia: «Ma chi non sapeva questa cosa è un giornalista: ci è rimasto di sasso». Allora il messaggio da far passare è questo di Beppe Grillo, affidato a un volantino distribuito sulla terrazza del Bastione: «L'informazione è nelle mani delle banche, di Confindustria, di Mediaset e dei partiti. Solo il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere. disinformare è il modo migliore di comandare».

È il motivo che spinge i grillini a sensibilizzare la gente. Raccolgono firme per un referendum che preveda l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico all'editoria e della legge Gasparri. Se il bersaglio grosso sembra l'eliminazione del primo (il presidente Lorenzo Del Boca risponde che «va rafforzato»; Franco Siddi, presidente della Federazione nazionale della stampa, è un fautore della sua riforma ma ricorda a Grillo e Di Pietro che «l'Ordine contro cui si battono non è più quello di Mussolini, ma quello del 1963 di Gonnella»), ai firmatari interessano soprattutto gli altri due punti. «Basta pensare che il finanziamento statale alla stampa ammonta a un miliardo di euro», continua Congiu, «e che la maggior parte va a giornali in attivo: con questo sistema i cittadini finanziano i dividendi dei grandi gruppi». In Francia, è la seconda cifra più alta, «ammonta a 300 milioni»: in più, continua, «grazie alla Gasparri il 60 per cento del finanziamento italiano va alle televisioni». Il “demone”, in questo caso, è il Testo Unico dell'ex ministro del governo Berlusconi «sulla radiotelevisione ma anche del duopolio partiti-Mediaset: e non vogliamo un presidente del Consiglio dei ministri che sia anche padrone della fetta maggiore dell'informazione del paese».

Altro che antipolitica: «L'altro dato esaltante per Cagliari è legato al fatto che abbiamo distribuito i nostri volantini anche in piazza del Carmine, durante i festeggiamenti per la Liberazione: abbiamo trovato solo persone interessate all'argomento, alla faccia di chi parla di movimenti separati. Il punto è che anche in questo caso si vuole applicare il principio del "divide et impera"». Chi voglia questo è praticamente scontato: i giornali. «È la stampa, bellezza», diceva quel film. Che bruttezza, dicono loro.

(ma.mu.)


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