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sabato 26 aprile 2008

Alghero canta “Bella, ciao” vietata
festa in piazza contro il sindaco
Tedde deriso: “belloccio, ciao”
E a Cagliari la intona anche Soru

di Marco Murgia

Belloccio, ciao. A Marco Tedde "Bella ciao" gliela cantano in faccia: poco meno di un migliaio di persone ad Alghero fanno sentire che la canzone del partigiano non solo non divide ma anzi unisce. Giovani e anziani, ex combattenti, famiglie e studenti, militanti di partito e semplici cittadini: ne conteranno qualche centinaio, alla fine: sino a mille, dicono gli organizzatori. E mica alla cerimonia del Comune: molti di meno ad aprire il corteo, con la banda a intonare solo l'inno di Mameli. Era l'unica colonna sonora consentita dal primo cittadino di Forza Italia. Il risultato è stata una partecipazione massiccia, con tanta gente ad assistere alla manifestazione lungo il percorso: roba che nella cittadina catalana non si vedeva da tempo, raccontano. L'inversione di tendenza si era iniziata a registrare l'anno scorso: guarda caso, anche allora il primo cittadino aveva vietato il canto popolare. La motivazione? Divide, mica unisce nella celebrazione della Liberazione. Ma dai.

Ci tenta pure, l'azzurro, a rigirare la frittata: «A parte qualche eccesso, peraltro di poco conto, abbiamo festeggiato il 25 di aprile con una partecipazione di folla mai vista e auspichiamo che ciò avvenga ogni anno. Anche lontano dalle elezioni». Chi c'era racconta che l'eccesso di cui parla il sindaco era in realtà una vera e propria festa popolare. Organizzata, tra gli altri, dai deputati uscenti algheresi Elias Vacca e Mauro Bulgarelli e dal gruppo "Alghero viva" che fa capo al consigliere comunale Valdo Di Nolfo. Tutti riuniti dietro lo striscione del Cantiere sociale: iniziativa pacifica e partecipata, senza l'accenno di un disordine. L'eccesso, casomai, era la presenza imponente di forze dell'ordine: ingiustificata agli occhi dei più per una cittadina come Alghero.

Non succede nulla, invece, a parte i volumi alzati da una parte e dall'altra per cercare di coprirsi a vicenda. «Divide? Sì, i fascisti dagli antifascisti», sottolinea Vacca; «Bella Ciao ad Alghero non si suona da anni», ribatte Tedde, «e questa polemica così vicina alle elezioni politiche è la ricerca di visibilità da parte di alcuni esponenti della sinistra». Quelli saranno fuori dal Parlamento, ma pure la cittadina catalana non è stata minimamente considerata nella preparazione delle liste per il voto di dieci giorni fa: meglio battere un colpo dai Bastioni, quindi, per ricordare ai capi di Roma che i forzisti sono anche qui: non è visibilità questa?

La risposta arriva da Di Nolfo: «Non prendiamo lezioni di storia da un'accozzaglia di berlusconiani e destrimoderni, idolatri del comando e dell'imposizione, né ci interessa la loro pseudocultura e il loro tentativo di rilettura della storia. Ci sono e ci saranno sempre persone attente a leggere tra le righe dei divieti e delle imposizioni anche apparentemente superficiali. Ci sono e ci saranno sempre persone che, se anche per una coincidenza storica non saranno rappresentate nel parlamento italiano, non per questo butteranno alle ortiche le loro idee, le loro passioni, la loro storia e la storia di un secolo di lotte e di conquiste del movimento operaio e dell'antifascismo. Ci sono e ci saranno sempre più persone che diranno, con Antonio Gramsci “odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”».

Altra storia a Cagliari. È il presidente della Regione Renato Soru, all'inizio del suo intervento dal palco di piazza del Carmine, a sottolineare di essere lì per cantare 'Bella,ciao': «Unisce, non divide: è il canto della Liberazione, non di questa o quella parte politica». Via alla musica e parole accennate lontano dal microfono, a cantare a voce alta ci pensano i partecipanti alla manifestazione. Ma l'applauso è il segnale che la scelta istituzionale diversa da quella algherese piace eccome. Le stesse note erano risuonate durante tutto il corteo, sin dalla partenza da piazza Garibaldi: in linea con quanto succedeva contemporaneamente in tutte le città italiane. Tranne Alghero: ci pensi, Tedde.

È il piccolo fuori programma che dà sapore a un copione consolidato: prima tappa al parco delle Rimembranze in via Sonnino, dove è stata deposta la corona d'alloro in onore dei caduti. Poi via verso piazza Emilio Lussu e poi piazza del Carmine, sede storica del comizio finale: «Siamo venuti in tanti per celebrare il 25 aprile. Ognuno è qui magari perché è stato richiamato da un pensiero diverso. Questa per me è la festa dell'unità d'Italia, del popolo italiano che si libera da una guerra, da una dittatura». È il motivo per cui «mi spiace che non ci siano in mezzo al corteo bandiere di Forza Italia e dell'Udc: questa non è sola festa per una parte di cittadini ma di tutto il popolo italiano. A nessuno di noi è data la libertà di perdere la speranza».

Non è un mistero che i leader nazionali del centrodestra avevano detto di preferir passare la giornata a lavoro o a passeggiare. L'esempio è Roberto Maroni: per il futuro ministro leghista del governo Berlusconi quella di ieri è stata una «giornata impegnativa», passata «a tagliare il prato». Dovrebbe spiegarlo a un personaggio come Dario Porcheddu, presidente dell'Unione autonoma partigiani sardi: «La Resistenza non è morta e il 25 aprile non può tramontare» dice orgoglioso con le medaglie in vista. «Dalla nostra parte abbiamo tanti giovani pronti a seguirci: oggi i militanti di Forza Nuova stanno manifestando nella gradinata di Bonaria. Chiedono l'abolizione della festa nazionale: tutto questo è vergognoso. Voglio dire solo che la libertà è il bene più prezioso e per perderla basta un istante». Sulla stessa linea anche il presidente dell'associazione Reduci e combattenti, Pinuccio Tinti: «La gente non permetterà che si cancelli questa ricorrenza e che questa giornata finisca nel dimenticatoio. Noi ci rivolgiamo ai giovani affinché non si dimentichi».

Si confrontino con loro Maroni e soci, con Dell'Utri in testa che propone di cancellare la Resistenza dai programmi scolastici. Poi magari il leghista tornerà a mettere a posto il prato di casa, Dell'Utri chissà. E Tedde, andando avanti così, Bella Ciao la sentirà forte anche il prossimo anno: unisce e non divide, soprattutto sulle decisioni impopolari.


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