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venerdì 25 aprile 2008

Lo psichiatra, il professore e il manager
grave l'approccio diffuso guardia-ladro
non è salvifico, mina e distrugge il sistema

di Sergio Ravaioli

Chi, come il sottoscritto (e diversamente da Soru e da Gessa), ha alle spalle una lunga storia di militanza politica nella sinistra e dintorni, dispone di molte occasioni per sentirsi deluso ed amareggiato da quest'ultima esperienza di governo regionale. Tra le tante un posto non secondario occupa la tendenza degli attuali amministratori regionali ad incanalare i rapporti con il prossimo verso il modello “guardia - ladro”, indipendentemente dall'interlocutore. L'atteggiamento ostile ormai è un dato di default nell'approccio tra governante regionale e&hellp; “governato”. Spesso si ha l'impressione di assistere ad una scena ben riassunta parafrasando una famosa battuta di Woody Allen: “la risposta è no, ma prego faccia pure la domanda”.

L'ultima occasione per questa triste considerazione la offre l'intervista al professor Luigi Gessa pubblicata su questo giornale.

Gessa è intellettuale troppo fine per scoprirsi alla Woody Allen e si rifà a William Shakespeare: “Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. …O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la loro ragione.

Il salvifico professor Gessa si riferisce (senza mai farne il nome: Veltroni docet!) al caso della sospensione del dott. Paolo Turri dal suo incarico di primario del reparto di psichiatria dell'ospedale di Is Mirrionis.

E comincia a preparare il terreno: “Il malato di mente è prima di tutto un uomo e non si possono usare solo i farmaci”. Ergo: quei medici sadici non considerano il paziente un uomo e si limitano ad imbottirlo di farmaci! “Qui in Sardegna molti hanno la presunzione di dire che la “psichiatria sarda” non ha nulla da imparare da quella di Trieste. Io rispondo: ha da imparare che l'uomo dev' essere messo sempre al centro degli interventi.” Sembra di ascoltare Fernandel che rincorre il malfattore Totò. Si tace che Turri sia stato allievo e discepolo di Terzian, ancor prima che Gessa firmasse con lui lo storico armistizio tra psichiatria biologica e psichiatria democratica. Si tace che il rapporto tra ricoverati e personale sanitario nel servizio psichiatria del SS. Trinità è il triplo di quello prescritto dagli standard nazionali. I mali sono da imputare alla “psichiatria sarda”. Non hanno nessuna colpa gli amministratori che mettono a disposizione della psichiatria sarda strutture più somiglianti a quelle del Maghreb che non a quelle di Trieste.

E per rincarare la dose: il “povero signor Casu era una persona di origini modeste…” e siamo quindi portati a credere che la sua contenzione fosse da imputarsi unicamente al sadismo dei sanitari, per la qual cosa è opportuno tacere i precedenti penali del poveretto, ad evitare in chi legge il dubbio che il signor Casu persona molto tranquilla ed innocua non dovesse essere. Sia chiaro che la morte di un paziente è sempre un fatto gravissimo, come ben sanno anche il dr. Turri e la dr.ssa Cantone, ed è bene che la magistratura svolga le sue indagini per acclarare tutte le responsabilità. Con l'auspicio che queste indagini vengano svolte anche per gli episodi di violenza, seppure non mortali, accaduti dopo l'allontanamento del dott. Turri e sotto la responsabilità della dr.ssa Del Giudice.

Ad un altro livello l'auspicio è che le forze politiche di centro sinistra smettano di riconoscersi in metodi, umani ancor prima che di governo, strutturalmente diffidenti ed ostili verso qualsivoglia interlocutore non appartenente al proprio clan. Trattare gli altri con spocchiosa superbia o pregiudizialmente da lestofanti non è nel DNA delle organizzazioni politiche che si ispirano ai valori del socialismo e del cristianesimo.

Questo tipo di innovazione non è gradita. Correggete sinché siete in tempo!


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