l'altra voce.net


venerdì 25 aprile 2008

Soru incassa la Finanziaria promossa
non ricorre sulla marketta bocciata
La Spisa-delirio: governo sotto dettatura

di Marco Murgia

L'aveva annunciato, Massimo Dadea. Sull'impugnazione del comma 13 dell'articolo 3 della finanziaria regionale «la Giunta si comporterà di conseguenza rispetto a quanto era successo in Consiglio», dice l'assessore al personale. Quindi nessun ricorso contro la decisione del Governo: la Regione non si presenterà davanti ai giudici della Corte costituzionale. La Consulta dovrà pronunciarsi sulla promozione automatica dei 307 dipendenti regionali introdotta con un emendamento il 26 febbraio. Il parere dell'esecutivo, insieme a quello della commissione, era nettamente contrario: ma la proposta fu approvata con i voti di tre consiglieri del Partito democratico (Cuccu, Cocco, Biancu: ex Margherita), l'astensione dei colleghi di partito Pacifico e Mattana (area Ds), i sì dei socialisti e di tutto il centrodestra. Il voto provocò lo scontro in aula tra l'assessore alla programmazione Eliseo Secci e Antonio Biancu, la sospensione dei lavori con vertice di maggioranza annesso e l'assenza degli esponenti di viale Trento alla ripresa del dibattito. Abbastanza per chiarire la posizione degli uomini di Renato Soru: noi con quell'emendamento non c'entriamo nulla, era il messaggio.

«La Giunta si era già opposta», continua Dadea, «per gli stessi motivi espressi dal Governo». Cioè la palese «contraddizione della norma rispetto al dettato costituzionale in materia di concorsi pubblici». Non esisteva neanche la copertura finanziaria, quantificabile in 600mila euro: un dettaglio se messo a confronto con le motivazioni del Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli affari regionali Linda Lanzillotta. Potevano non saperlo i proponenti dell'emendamento? Difficile da credere: meglio puntare su un voto clientelare da ricordare ai beneficiati elettori - e familiari annessi - al momento giusto.

Piuttosto, sottolinea ancora l'esponente della Giunta Soru, «non c'è nessun altro rilievo sull'impianto della manovra». Cioè: la finanziaria 2008 è valida in tutte le sue parti, compresa l'anticipazione di 500 milioni di euro che aveva fatto parlare di «finanza creativa» e della possibilità di «un falso in bilancio devastante per la Sardegna». Nello specifico, in pratica, il Governo conferma quanto era già stato comunicato dalla Ragioneria dello Stato il 28 febbraio: «L'operato della Regione», diceva un documento firmato da Mario Canzio, Ragioniere dello Stato nominato da Berlusconi nel 2005, «è compatibile con la normativa vigente». Mica era il giudizio dell'ultimo arrivato: però Canzio subì gli attacchi di Mario Diana e Antonello Liori, consiglieri regionali di Alleanza nazionale. Il suo parere, tuonarono i due, non è altro che «il maldestro tentativo di un vecchio burocrate di travestirsi da magistrato costituzionale per orientare l'atteso pronunciamento della Consulta sull'aniticipazione delle entrate fiscali future in senso favorevole al governatore».

In sostanza, Soru avrebbe talmente tanto potere da orientare a suo vantaggio le decisioni dei massimi organi dello Stato. Perché è su questa stessa linea che si muove il centrodestra, anche in merito alla decisione del Consiglio dei ministri sulla finanziaria: «Ciò che colpisce del provvedimento del governo Prodi, non è tanto ciò che si impugna, ma ciò che non si impugna», dice il capogruppo di Forza Italia in via Roma Giorgio La Spisa. E continua: «È abbastanza evidente che il provvedimento costituisce l'ultimo regalo di un governo amico: un'impugnativa scritta quasi sotto dettatura delle Giunta regionale sarda». Roba che se fosse così converrebbe pure tenerselo, questo governatore taumaturgo che detta le regole allo Stato.

C'è dell'altro, per l'esponente azzurro: «Nonostante il parere dell'Avvocatura dello Stato, che segnalava l'illegittimità degli anticipi di future entrate e della norme sul riordino dei consorzi industriali, il governo Prodi ha impugnato soltanto la norma relativa al passaggio di categoria di un certo numero di dipendenti regionali». Serve ricordare che il «parere dell'Avvocatura» altro non erano che «osservazioni su alcuni aspetti che meriterebbero un approfondimento», oltretutto poste in una «fase di studio». Di certo non giudizi di legittimità costituzionale: tutto confermato da fonti interne allo stesso organismo dopo il presunto scoop dell'Unione Sarda. Il quotidiano di proprietà di Sergio Zuncheddu aveva già bollato come «illegittima» la manovra contabile: smentito dalla stessa Avvocatura, dalla Regione e poi dal Ministero degli affari regionali in rapida successione. Talmente veloci, le rettifiche, da essere sfuggite anche a La Spisa: il governo, «nonostante» quel parere, «impugna solo la norma sul passaggio di categoria dei dipendenti regionali». Totalmente campata per aria: ma «guardacaso si tratta di quella parte della finanziaria su cui la Giunta aveva espresso parere negativo».

Scendono in campo anche i sindacati di categoria. «False e tendenziose», secondo il Fedro, le motivazioni addotte dal governo per impugnare la parte della finanziaria regionale sul passaggio di categoria dei dipendenti regionali: «Ci si accanisce», scrivono i sindacalisti in una nota al presidente della Regione e all'assessore al personale «su dipendenti che da sempre svolgono già le funzioni da ricoprire e comunque non coprono posti che potrebbero essere messi a concorso pubblico esterno: chiaramente il messaggio fatto giungere da chi ha suggerito al governo d'impugnare solo l'articolo 3 comma 13 e' quello d'impedire la crescita professionale dei dipendenti interni, magari assunti con regolari concorsi pubblici».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindacato autonomo Sadirs: «Apprendiamo con stupore e rabbia che il governo Prodi, prima di andarsene a casa, ha regalato un assist al presidente Soru e alla sua Giunta. L'emendamento approvato riconosceva un principio attuato più volte dall'amministrazione regionale e cioé l'utilizzo delle graduatorie degli idonei ai concorsi. Ancora una volta si tenta di fare sciacallaggio a danno dei dipendenti regionali. Pretendiamo rispetto e maggiore serietà a difesa delle scelte del Consiglio regionale. Chiediamo al presidente Soru e all'assessore Dadea d'intervenire non contro i lavoratori ma a difesa dei loro sacrosanti diritti. Se le parole hanno un senso Dadea deve intervenire sia politicamente che con gli studi legali della Regione, a difesa del comma 13 articolo 3. Chiediamo», continua la nota, «a tutti i consiglieri regionali una presa di posizione chiara a difesa delle loro scelte e dell'autonomia del Consiglio regionale». Ma le posizioni in via Roma erano chiarissime già dall'inizio, dai voti all'emendmento.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari