giovedì 24 aprile 2008
L'Italia celebra il 25 aprile come altre volte dopo elezioni con risultati di segno opposto. A patire di nuovo, stavolta, è il variegato popolo di centrosinistra, smazzolato da Berlusconi. Sotto il quale l'anniversario della Liberazione subisce un offuscamento istituzionale intollerabile. Il Cavaliere ha sempre platealmente disertato la giornata-simbolo della Liberazione e della Resistenza. Ma anche della Costituzione, che ha come fondamento l'antifascismo dei padri fondatori di ogni fede politica: fossero democristiani come liberali, comunisti come repubblicani, socialisti con socialdemocratici. Divi e contrapposti su tutto, tranne la comune matrice della lotta al fascismo, sfociati nella Liberazione dopo la Resistenza.
È sgradevole pena vedere il presidente del Consiglio Berlusconi dal 1994 sdegnare un riferimento nazionale che ha visto sempre impegnati tutti i predecessori e soprattutto ogni Capo dello Stato, tutti custodi dello spirito costituente che assume come valore fondante l'antifascismo. È una frattura che resta inaccettabile, provocatoria e pericolosa. Specie dopo che Dell'Utri ha rilanciato l'ipotesi che si possano riscrivere i libri di storia: cioè la storia stessa, per ridimensionare il ruolo della Resistenza nella rinascita dopo “la morte della Patria” seguita alla guerra e alla lunga notte del fascismo. A rigettare questa teoria aberrante, già cara a al “refuso storico” Starace, è stata anche la Lega, con durezza. Purtroppo questa deriva revisionista e negazionista, ha avuto pietosa ricaduta in Sardegna: il sindaco di Alghero vieta di cantare “Bella ciao”. Un pernacchio ne sommergerà la penosa sortita strumentale: per cercare una pubblicità volgare.
Ma il 25 aprile è stato scelto anche da Beppe Grillo per il suo V2-Day contro i giornalisti e l'informazione (a Cagliari la manifestazione si svolgerà al Bastione San Remy dalle 10 del mattino alle 2 della notte del 26. Durante il “V2-Day Libera Informazione in Libero Stato”, con collegamento in diretta da Torino di Beppe Grillo, saranno raccolte le firme per indire tre referendum: abolizione dell'Ordine dei giornalisti, dei finanziamenti pubblici all'editoria e della legge Gasparri sulla radio-televisione). Contaminazione politicamente scorretta, dalle stelle alle stalle? Non proprio.
Si potranno contestare quanto si vuole le espressioni e gli eccessi grillanti. Ma le questioni che pone sono fondate, anzi decisive. Non solo per l'abrogazione dell'Ordine dei giornalisti. Non ha ragione di esistere perché gli operatori dell'informazione sono lavoratori dipendenti e non liberi professionisti. Anzi, sempre meno liberi e sempre meno indipendenti, in via di precarizzazione selvaggia: senza peso contrattuale, senza poter garantire una corretta informazione a lettori e telespettatori. Non a caso un numero crescente si rifugia nel web, attinge da Internet notizie e analisi che non trova quasi più in giornali e tv affatto. Il problema fondamentale è la proprietà dei mezzi di informazione, in mano a poteri finanziari ed industriali, spessi intrecciati con quello politico. Interessati a garantire i loro interessi a 360 gradi, non quello della comunità. Fin quando per gli editori i giornali e le tv saranno uno strumento al servizio del loro potere e di altri, connessi quando non collusi, la vita democratica italiana sarà a sovranità limitata, distorta, condizionata. Ecco perché, piaccia o meno, il V2-Day di Grillo va preso sul serio.
(giorgio melis)
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