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giovedì 24 aprile 2008

Il diavolo marchettaro
pentole senza coperchi

In occasione dell'approvazione in Consiglio regionale della norma sulle promozioni in massa decise dal Consiglio, su input del capogruppo e di altri componenti della Margherita con l'appoggio bipartisan del centrodestra, un noto esperto della materia a noi ben noto l'aveva commentata con accenti critici, puntualmente riecheggiati sulla bocciatura decisa dal governo, che ha invece promosso il complesso della Finnanziaria, data invece come sicuramente destinata all'affossamento.

Eravamo stati fin troppo facili profeti, su Altravoce del 29 febbraio scorso, denunciando la manifesta illegittimità costituzionale del famigerato “emendamento marchettaro” con cui un gruppone trasversale di consiglieri regionali aveva imposto, contro ogni parere della giunta regionale, la promozione per legge di 308 dipendenti regionali che dovevano passare automaticamente (addirittura “inquadrati a domanda” secondo il testo approvato) dalla categoria B a quella C, con conseguente aumento generalizzato di stipendio, in spregio di ogni regola e di ogni contrattazione, e penalizzando i colleghi non beneficiati da siffatto provvedimento.

Il Consiglio dei Ministri, nell'esaminare diverse leggi regionali, ha deliberato di approvare l'ultima finanziaria regionale della Sardegna (la n. 3 del 5 marzo 2008), ma depurandola della norma-marchetta di cui sopra (contenuta per la precisione nell'art. 3, comma 13 della stessa finanziaria regionale) che è stata espunta dalla legge e rinviata alla Corte costituzionale per manifesta illegittimità.

Come dire che il diavolo anche stavolta ha fatto le pentole ma non i coperchi. I promotori dell'emendamento, che avevano festeggiato la loro impresa e si erano premurati di comunicare ai 308 beneficiati i loro meriti nella vicenda, si ritrovano ora con le pive nel sacco. La norma non può essere applicata fino all'apposita sentenza della Corte costituzionale, la quale, in tanti ricorsi analoghi, ha sempre ribadito il principio costituzionale del concorso sia per l'accesso nella PA che per i passaggi di categoria, nonchè l'illegittimità di criteri discriminatori introdotti a posteriori dopo l'esito delle selezioni. Come spesso accade in tali vicende di sapore smaccatamente elettoralistico e clientelare, gli unici a restare gabbati saranno i 308 dipendenti, sentitisi prima fulmineamente promossi ed ora, in modo altrettanto subitaneo, retrocessi.

(red)


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