martedì 22 aprile 2008
di Gianluca Scroccu
L'altra sera ero in pizzeria con un gruppo di amici e ad un certo punto siamo finiti a parlare di politica e della vittoria di Berlusconi. La tavolata era costituita da un campione rappresentativo di nuove generazioni, visto che l'età media era di 25 anni e la metà erano donne. La frase ricorrente era: “Peccato non avere in Italia uno come Zapatero”. I dirigenti del PD e della Sinistra Arcobaleno dovrebbero interrogarsi su questo. Dovrebbero chiedersi perchè nell'immaginario collettivo degli elettori progressisti la figura del premier spagnolo è penetrata come sinonimo di buona politica e di una proposta per cui vale la pena impegnarsi.
Ricordate la figlia del politico socialista ucciso dall'Eta a pochi giorni dalle elezioni e il suo coraggio (gli era appena morto il padre) nel gridare con rabbia: “Andate a votare socialista: è il modo migliore per onorare mio padre!”? In Italia nessun parente di un morto sul lavoro è andato in tv a gridare “votate Veltroni o Bertinotti”, perchè il popolo della sinistra non ha grande considerazione dei suoi gruppi dirigenti (che infatti gli operai si limita a candidarli). Da anni in Italia abbiamo una sinistra provinciale, spesso parolaia e autoreferenziale. Vive aggrappata a dei simboli che non dicono più nulla (ci spiega Diliberto come mai la falce e il martello non hanno calamitato voti verso i Ferrando e la Sinistra Critica, che pure hanno avuto una discreta, quanto immeritata, visibilità mediatica?).
Parlare di lotta di classe tanto per dirlo nei comizi non muove passioni perché il conflitto sociale nel nostro paese si muove secondo più ampi canali, nel senso che la disperazione, come la paura, è oggi interclassista visto che va dall'operaio al lavoratore precario che non sa se gli rinnoveranno il contratto, all'impiegato o al poliziotto che non riesce ad arrivare alla fine del mese, sino al ricercatore che ogni giorno si domanda se ha poi fatto la cosa giusta quando ha deciso di dedicare agli studi e alla scienza tutta la sua vita. Per non parlare dei pensionati che spesso devono anche soccorrere i figli che stanno in casa a causa dei loro bassi salari (altro che bamboccioni!).
Tutto questo mentre viviamo in un mondo ipertecnologico dove è aumentata in maniera esponenziale l'esposizione di ogni cittadino ad un rischio generato da effetti che non si possono prevedere vista l'assenza di punti di riferimento stabili. È in questa “società del rischio”, liquida e senza direzione, che le tradizionali categorie dello spazio sociale di destra e sinistra sono entrate in crisi, determinando una inevitabile rivisitazione del proprio sistema valoriale. Nel frattempo è cresciuto a dismisura il potere dei media capaci, da soli, di creare e disfare rapidamente nuovi spazi sociali e di dettare i temi dell'agenda della politica generando sempre più una “privatizzazione dello spazio politico” che determina un ulteriore isterilimento della vita pubblica, con il cittadino spettatore che non è più protagonista delle dinamiche sociali ma le subisce vedendo solo ciò che la televisione gli trasmette (Stiamo seppellendo nell'Endemol generation?, così si domanda Caparezza, con la consueta profondità, nel suo ultimo album appena uscito).
Prendiamo Veltroni e Bertinotti. Il primo dava l'idea di vecchia burocrazia politica, di una sinistra che sa anche ragionare ma che troppo spesso preferisce parlarsi addosso mentre si pettina davanti ad uno specchio. Sicuramente da questo punto di vista è molto meglio Vendola. Un comunista post moderno che forse in Urss sarebbe finito in un Gulag; un poeta ma anche amministratore di una regione importante e che ha fatto della gentilezza e della pacatezza il suo biglietto da visita, sorretto da una buona capacità di analisi della realtà ma anche di uno sguardo critico robusto rispetto a tutto ciò che non funziona (molto) nel mondo. Proprio come Zapatero, teorico del socialismo gentile.
Subito dopo l'esito elettorale mentre, per dire, il superfluo Marco Rizzo (impedibile il suo libro, da tempo in testa ai libri che prendono muffa nei magazzini) schiumava contro chi aveva osato cancellare il simbolo e la parola comunista, Vendola è stato il primo a dire che “il Novecento ci è caduto addosso”, dimostrando che la Sinistra Arcobaleno è stata percepita dagli elettori come portatrice di una proposta politica marcia e priva di concretezza (il programma non lo era, ma se neanche i tuoi militanti non lo leggono ti devi chiedere perchè). Una sinistra “estetica”, che si piace molto ma che non piace ai suoi simpatizzanti e agli elettori. Non parliamo di Veltroni: ha goduto della più grande sponsorizzazione dei media (“storico(?) discorsi di Torino e Spello”; “mai tante piazze piene”, “sento la rimonta”, “siamo ad un'incollatura”, “abbiamo un potenziale del 45%.”..e intanto Silvio e Umberto se la ridevano). La sua non era nemmeno politica spettacolo (quella la fa, e bene, Berlusconi) ma la politica-finzione delle candidature spot, una peggio dell'altra.
Quando ho deciso di non proseguire nel PD l'ho fatto con la morte del cuore perché lasciavo persone con cui ero cresciuto nella mia piccola ma gloriosa sezione dei DS. I mie compagni dei DS che proseguivano in quella scelta non erano meno di sinistra di me e non erano impazziti; gli rispettavo allora e li rispetto oggi e certo auspico che il PD possa diventare qualcos'altro rispetto alla costruzione mediatica veltroniana. Io non sono pentito di non averli seguiti e credo ancora che possa nascere una sinistra seria e di governo, vicina senza complessi e con indipendenza al vasto mondo del socialismo europeo.
Dalle rovine, grazie a pratiche democratiche di condivisione e contaminazione, può rinascere davvero una sinistra nuova che affermi con forza la priorità dei diritti dei cittadini, in modo che lo Stato dia a tutti la libertà di poter realizzare il proprio io e la propria dimensione personale, ad iniziare dalla questione femminile, che non è una faccenda riducibile alla sola questione delle quote, ma è un problema di vero progresso civico, di liberazione di energie in politica, nel mondo del lavoro e dei rapporti sociali.
È finito il tempo delle titubanze e della sudditanza verso l'onorevole Trombetta di turno che magari ti guarda dall'alto in basso perché occupa uno scranno o controlla tot voti. PD e ciò che rinascerà dalla Sinistra Arcobaleno possono e devono ricuperare un percorso comune e parallelo (l'ultima cosa di cui si ha bisogno sono i travasi opportunistici da una formazione all'altra). Ricordiamoci che l'anno prossimo bisogna impedire a Berlusconi di riprendersi la Sardegna e che, proprio nel 2004, la riscossa era ripartita anche dalla nostra isola.
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