martedì 22 aprile 2008
di Marco Murgia
A Roma lavora per la formazione di governo, in Sardegna per le regionali del 2009. In ogni caso il Popolo della Libertà è in moto: lì per far quadrare i conti tra le rivendicazioni della Lega di Umberto Bossi e la posizione sempre più all'angolo di Alleanza nazionale; qui per tentare il colpo grosso: l'assalto a viale Trento dopo il contributo per la vittoria alle politiche. Che l'obiettivo sia quello è fuori di dubbio. Basterebbe ricordare la campagna elettorale del centrodestra, tutta incentrata sul malgoverno del presidente Renato Soru: spazio anche per il programma, certo, ma di rimessa rispetto all'operato dell'attuale giunta; la conferma arriva dal dopo: neanche il tempo di godersi la vittoria e già tutti al lavoro per l'appuntamento del giugno dell'anno prossimo.
Festeggiamenti in sordina perché i numeri in Sardegna non raccontano di una vittoria schiacciante, anzi: 43 per cento a 40 per il Pdl, con le province divise a metà (4 a 4), 5 eletti a 4 per il Senato e 9 a 7 per la Camera. Rassicuranti ma non sufficienti per la corsa alla guida della Regione. Non che dall'altra parte le cose vadano meglio: il centrosinistra locale ha da chiarire le posizioni nella coalizione, a partire dalla posizione della sempre più ex Sinistra Arcobaleno e dei socialisti dello Sdi; i dissapori interni allo stesso Partito democratico, accantonati in vista delle politiche: con risultati imbarazzanti per i big sconfitti in casa (come Paolo Fadda a Villa San Pietro e il segretario regionale Antonello Cabras a Sant'Antioco: feudi che dovevano essere sicuri).
La giustificazione ufficiale è quella di comodo: in occasione delle politiche e con questa legge elettorale il voto è politico più che personale. Giustissimo, ma poco per spiegare numerose debacle territoriali: per le regionali la musica dovrà essere un'altra. Allora serve ricostruire o rinsaldare le vecchie alleanze. E nel Popolo della Libertà lo sanno bene: quindi via alla caccia ai Riformatori, sacrificati dalle segreterie nazionali e senza un rappresentante in Parlamento; ecco gli abboccamenti con l'Udc: se a livello nazionale ci prova anche Veltroni, in Sardegna l'orientamento del gruppo guidato da Giorgio Oppi sembra proseguire sulla strada dell'opposizione a Soru. Ancora, l'Uds di Mariolino Floris «pronto a entrare nella casa comune»; senza dimenticare il Psd'Az, con la presenza di Paolo Maninchedda fiero oppositore del presidente: ma come prenderebbe la base uno spostamento a destra è tutto da verificare.
È chiaro che il candidato alla poltrona di governatore verrà fuori dai partiti maggiori: quasi certamente Forza Italia, poche possibilità per Alleanza nazionale. I minori, in caso di vittoria, saranno ripagati con moneta sonante: assessorati e nomine spartite a compenso. L'esempio è proprio quello di Oppi. Occuperà il posto a Montecitorio sino al 2009, poi farà spazio a Sergio Milia per tornare in Sardegna: obiettivo dichiarato, la delega alla sanità. Ed è solo un caso: in cambio del sostegno degli uomini di Michele Cossa, tutto il Pdl sarebbe anche già pronto a lanciare la volata del riformatore Massimo Fantola per la carica di primo cittadino a Cagliari.
Su quel versante sembra già definitivamente tramontata la candidatura di Emilio Floris alla carica di governatore: di sicuro appeal nel capoluogo e nell'area vasta, l'attuale sindaco non avrebbe le carte in regola per convincere da Monastir in su. Sino a Sestu nessun dubbio, con la sponsorizzazione del nuovo mercato ortofrutticolo: non prenderebbe voti dai commercianti che resistono nella sede storica di Cagliari, ma l'armata Zuncheddu non farebbe mancare il suo contributo. Però poco altro. Stesso discorso per Settimo Nizzi, neo eletto alla Camera ed ex sindaco di Olbia: padrone, ma solo sino a pochi chilometri sotto il capoluogo gallurese.
Allora i papabili restano sempre quelli: dal maratoneta stanco Mauro Pili (in stand by durante la campagna elettorale ma solo per ricaricare le pile?) sino a Salvatore Cicu (alla quinta legislatura in Parlamento) passando per i coordinatori regionali di An e Forza Italia, Mariano Delogu e Piergiorgio Massidda. Guarda caso sono i nomi che compongono la rosa di un sondaggio telefonico che una società romana sta svolgendo in Sardegna: «Chi sarebbe tra questi il candidato ideale per il centrodestra alle prossime regionali?», è la domanda.
Quanto valgano le primariette telefoniche lo spiega lo stesso Massidda: «Gazzosa, niente di più», dice sornione. «Ne ho sentito parlare anche io, ma non è niente di ufficiale: gli unici sondaggi ufficiali sono quelli pubblicati per legge sul sito del ministero dell'Interno». A dirla tutta, secondo quanto sa lui, «ci sarebbero anche altri nomi, messi lì per “pompare” questa o quella persona: succede anche nel centrosinistra, hanno chiamato pure me. La domanda è un'altra: magari un candidato risulta forte e simpatico, ma sarà un valido governatore?». I requisiti sono altri: «Chiunque sarà dovrà essere gradito ai sardi, ai partiti e soprattutto in grado di guidare la Regione». Ce l'hanno nel centrodestra uno così? «Lavoriamo a questo, senza dubbio». La via potrebbe essere quella delle primarie ufficiali: ma il cerchio si chiuderà solo dopo l'estate. Prima ci sono da completare le alleanze.
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