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martedì 22 aprile 2008

Silvio1-B2: affondata Alitalia
come e a che prezzo si salva?
Messa in fuga Air France
tricolore salvo o rosso-russo?

di Giorgio Melis

B(erlusconi)1-AF(Air France)2: colpita a affondata. Il Cavaliere si diletta del vecchio gioco variato: battaglia non navale ma aerea. Ha colpito e centrato al primo colpo l'Air France ma forse ha solo affondato l'Alitalia: rischia di schiantarsi al suolo precipitando dalle rischiose altezze di un salvataggio per ora immaginario. Si è scatenato il patriottismo dozzinale contro Air France, presentata come la longa manus di una Parigi colonizzatrice che avrebbe trascinato nel gorgo la nostra gloriosa compagnia e, soprattutto, l'aeroporto di Malpensa. Icona e totem dei leghisti. Scalo inservibile, doppione ingestibile e non redditizio di Fiumicino, detestato da tutti perché scomodo e distante rispetto a Linate. Il mitico Nord se ne strafotte perché ha fatto crescere gli aeroporti di Venezia, Verona e Bergamo e non pensa affatto a sacrificarli per Malpensa. Che però Berlusconi ha dovuto giurare che avrebbe salvato perché così volevano e vogliono i leghisti: ottengono tutto quello che chiedono (a partire dai ministeri-chiave) perché sono loro l'azionista di maggioranza che controlla il Pdl.

I terribili francesi colonizzatori (curioso: Sarkozy non era un il “destro” preferito da Berlusconi e Fini?) sono stati messi in rotta. Evviva: il tricolore svetta. Sulle rovine di un'Alitalia per la quale ora si deve inventare un salvataggio a rischio. Il Cavaliere l'ha mezzo “promessa” a Putin nel faccia a faccia, quasi bocca a bocca, a Villa Certosa. Ma l'Aeroflot è una compagna quasi di sventura, aerei vecchi, standard di gran lunga inferiori a quelli occidentali, si vedono (guardare nei voli charter) molti apparecchi incerottati e tenuti con lo spago, usciremmo dai livelli occidentali. O forse è stata solo una boutade per spaventare l'Air France che, terrorizzata, ha preso il fugone. Poco male. È solo una delle tre maggiori compagnie mondiali, con alle spalle una tecnologia aeronautica che ha prodotto il Concorde e con gli Airbus ha dato la baia agli americani. Cosa conta, per Berlusconi, se si tratta di accontentaree Bossi, magari far balenare un possibile affare a Putin, magari pensando invece alla tedesca Lufthansa finora molto restia a impegnarsi? Oppure favorire il Toto di Air One che è poco più di un piccione rispetto alle ali di Air France?

Vedremo come andrà a finire. Intanto il titolo di Alitalia è di nuovo crollato: ma non è una novità. Ma la fuga di Air France, omposta dalle grida di ostilità del centrodestra, è un segnale che si propaga per tutta Europa. Proponendo la solita immagine di inaffidabilità dell'Italia. “Mamma mia” (in italiano) oppure “è tornato il giullare”: così molti giornali straniere hano salutato la vittoria di Berlusconi. Da italiani, per interesse, dobbiamo sperare che non sia così, che le cose vadano meglio del peggio che ci aspettiamo. Ma intanto.

Il governo Prodi deve procedere a un prestito-ponte, cioè scucire i soldi per tenere in piedi Alitalia ormai a secco, in attesa che si formi la famosa cordata-fantasma promessa da Berlusconi per rilevare con partner stranieri e bancari la compagnia. L'Europa ci guarda con sospetto e ostilità, temendo un altro pasticcio. Ma sarà una cordata o una corda alla quale impiccare definitivamente l'Alitalia come un condannato alla forca, preludio al commissariamento-fallimento?

Si è fatto scappare l'unico interlocutore serio e affidabile, che naturalmente voleva ricavarne quanto possibile, addossandosi comunque una compagnia a tocchi da 15 anni. Lo era anche dal 2001 al 2006, quando governava Berlusconi che nel 2004 tranquillizzava tutti: troverò io la soluzione (glielo ricorda sempre Casini, sventolando i comunicati trionfali del tempo). Si è visto.

La patita bollente è finita nella mani di un Prodi alle prese con disastri di ogni tipo. Avrebbe chiuso con Air France ma Berlusconi - dopo cinque anni di assoluta sua inerzia - l'ha impedito assieme a parte dei sindacati. È giusto che ora si produca in uno dei suoi miracoli abituali. Purtroppo l'impressione è che il Cavaliere abbia cominciato a fare danni enormi già prima di reinsediarsi a palazzo Chigi. Meglio che stia attento. Ha sbaragliato Sarkozy. Il quale a sua volta, accolto trionfalmente come Berlusconi in Italia, dopo neanche dieci mesi al potere è ufficialmente un flop per il 59 per cento dei francesi. Il Cavaliere non potrà fare di peggio perché la rete protettiva dell'informazione dirà sempre che è tutta colpa di Prodi, anche per il non fatto di Berlusconi nei cinque anni di governo: quando aveva una maggioranza schiacciante con cui avrebbe potuto rivoltare l'Italia come un calzino e riformarla al meglio. Ha pensato solo a sé e agli intimi. Sicuramente ora penserà al posto nella storia e all'Italia. Basta che non ci pensi troppo: un eccesso di sue attenzioni potrebbe esserci fatale.


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