lunedì 21 aprile 2008
L'eclettismo dilaga dalla scienza alla politica: l'arte del possibile e, per i geniali neofiti, dell'impossibile. Resterà negli annali un editoriale post-elettorale del noto tossicologo Gaetano Di Chiara. Ormai appare sprecato nella sua disciplina, dove ha meritata fama internazionale. Svetta in politologia d'assalto: sorpassando Eugenio Scalfari, Barbara Spinelli, Giovanni Sartori e altri sopravvalutati. Pare sia conteso tra Corsera, New York Times e L'Araldo di Masullas. Sull'Unione Sarda del 17 (brutto numero) aprile, ha svelato che Berlusconi ha vinto “nonostante avesse contro i poteri forti: dal Vaticano alla Confindustria, fino ai grandi giornali” (anche il suo?). Il folgorante editoriale è stato mostato al Cavaliere. Ha scoperto d'essere nel mirino di Confindustria: e passi. Montezemolo, sempre con gli operai e il metallurgico Schumacher, ora è anche sponsor dei sindacati. Berlusconi ignorava d'avere contro la Santa Sede. Inviso a Ratzinger, Ruini e i porporati di Curia. Tutti marxisti-leninisti, “rossi” (smascherati dagli abiti), mai azzurri o neri, a parte i gesuiti. È rimasto basito: credeva il contrario. Di Chiara gli ha aperto gli occhi: santo subito, ma non dall'ostile Vaticano.
Unici scettici, alcuni colleghi di neuroscienze. A partire dall'agnostico Gianluigi Gessa: Di Chiara ne è stato allievo. Gessa non commenta, ma l'ironico sguardo levato al cielo è stato decrittato. Pare abbia detto: “Ah, le dopamine. Rischioso, maneggiarle troppo”. Come fa appunto il politologo di Terrapieno prestato improvvidamente alla tossicologia. Non sono politicamente corrette: forse dopanti.
Comunque Di Chiara si produce anche in attività accademiche con un collega, Beniamino Moro, ugualmente editorialista dell'Unione. Per l'economia: non domestica, benché con richiami familiari. I due, assieme ad Antonello Tramontin, organizzano un incontro per dare e avere lumi sul Rettore che, incredulo, prenderà il posto di Pasquale Mistretta. La sintonia politica tra Moro e Di Chiara è chiarissima. Non estesa alle compresenze di sangue del primo nell'ateneo. Dove insegna Romano Piras, ordinario di economia, afferente al Dipartimento di cui è direttore lo zio Beniamino Moro. Nei dintorni anche Alessio: ricercatore, docente nel corso di laurea di cui è presidente il cugino Romano Piras, afferente al Dipartimento di cui è direttore Beniamino Moro. Alessio ha lo stesso cognome, essendone appunto figlio. Due Moro e un consanguineo, quasi una figurina. Affinità elettive riunite, in questa Sardegna dove tutto si tiene: stretto, all'Università e altrove. Senza dopanti, naturalmente. (giorgio melis)
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