lunedì 21 aprile 2008
di Giorgio Melis
Questo Marco Tedde sindaco di Alghero, cerca visibilità come un disperato, a ogni costo: anche con sprezzo del ridicolo, abrogato dal buon senso comune di politici ed elettori. Come il collega di Castelsardo, Cuccureddu - occhialini e pelata - sgomita per mettersi in pole position e arrivare al prossimo Consiglio regionale. Tedde si era segnalato per scarsa educazione forse incoraggiando la protesta contro Soru che aveva indotto Prodi e mezzo governo a organizzare ad Alghero il vertice bilaterale Italia-Algeri (undici ministri di primo piano da una parte l'altra) sul metadonotto e la collaborazione nel Mediterraneo. Poi aveva disertato l'incontro con Soru che era andato a Fertilia per consegnare a lui e alla popolazione tutte le strutture statali ottenute in riscatto come le servitù militari. Un tipino deciso: ma soprattutto garbato, mai ineducato o villano. Ha bisogno di mostrarsi duro per pescare voti futuri: quale miglior scelta che salire sulle spalle di Soru per rendersi visibile per uscire dall'oscurità? Ora si è prodotto in un exploit che neanche Mauro Pili. La Lega, per dire, lo manderebbe a ramengo. Ha dato ordine che per il 25 aprile la banda musicale di Alghero non suoni in piazza “Bella, ciao”. Notoria canzone eversiva che tende a scatenare risse e attentati dinamitardi, stragi in piazza: non è forse la preferita dai terribili “rossi” che sentendola “alzano il pugno chiuso al cielo”?
Niente sfugge al vigile Tedde.
Però è vittima di disinformatzia, certamente comunista. Gli hanno nascosto che mai “Bella ciao” era stato suonata dalla banda municipale. Quindi ha imposto il divieto su un fatto mai avvenuto, imprevedibile anche stavolta. Pare che solo l'anno scorso sia stata canticchiata in piazza da una parte dei partecipanti: bisogna imbavagliarli. Uno scandalo: Tedde si è trattenuto a stento dal far sparare sui facinorosi o di prevenire il Capo mimando la raffica di mitra come ha fatto Berlusconi alla Certosa con una giornalista russa, difendendo da una domanda Putin, che notoriamente è inerme e non sa difendersi: al massimo con la polizia segreta e quando servono le autoblindo di un'autocrazia feroce.
Comunque il sindaco alla catalana (come l'aragosta ma senza cipolla, alquanto scipita) ha dato una spiegazione che convince tutti. Solo l'inno di Mameli e il tricolore uniscono. Tutto il resto divide e va escluso: a partire da “Bella ciao”. Tedde è stato di nuovo tenuto all'oscuro, patisce di amnesia o è tardo di comprendonio, che il rilancio del tricolore, del concetto di Patria e dell'inno di Mameli è stato quasi imposto, giorno dopo giorno, per sette anni, dal presidente Ciampi. Il quale, orrore, difenda a oltranza la Resistenza e cantava “Bella ciao”. Tedde proponga che gli sia levato il titolo di senatore a vita. Berlusconi sarà d'accordo: anche per ripagare Tedde ci non esserselo neanche filato e, nonostante le sue proteste, non aver candidato nessuno dell'Algherese. Preferendo i Barbareschi, Testoni, Saltamartini e gli altri della legione straniera: seggi rubati alla Sardegna e ai sardi, Alghero inclusa.
Con dolore c'è da svelare che Tedde è anche un razzista, antisemita convinto ma inconsapevole. Pochi giorni fa, nelle prime pagine dei giornali, con ampie ricadute anche in televisione, uno studioso ha scoperto e documentato in un libro che “Bella ciao” era una canzone popolare russa, (scritta da un ebreo) facente parte del repertorio yiddish. L'autore , Misha Ziganoff, emigrò nel 1919 negli Stati Uniti anche per sfuggire alle persecuzione antisemite. Ma portandosi appresso con successo quella sua orecchiabile canzone, il cui titolo in yiddish è “La piccola borsa di carbone”. Canzone intrigante, rimbalzata in Europa e specie in Italia. Ma non era la canzone dei partigiani comunisti, che preferivano “Fischia il vento, infuria la bufera”. “Bella ciao” era conosciuta da pochi e cantata modicamente in pianura. È diventata molto a posteriori la canzone-simbolo della resistenza. Forse perché gradevole, intensa, triste e nient'affatto bellica o feroce: anzi tenera, canzone di amore e dolore. Si è diffusa a sinistra, la cantavano anche i socialisti, piaceva pure a Craxi (che sino alla fine ascoltava l'immortale “l'Internazonale”) perché non era una canzone di partito. Solo dal 1964, vent'anni dopo la fine della guerra, ha avuto il successo che merita. Eversivo, secondo Tedde: che ne blocca l'esecuzione. I nazisti bruciavano i libri, i teddisti zittiscono le canzoni. Dovrebbe chiedere a Sarkozy di levare ogni onorificenza a Yves Montand. Oltre “le feuilles mortes”, adorava cantare e ha inciso una memorabile versione di “Bella ciao”, sul retro “Amor dammi quel fazzolettino”: non esattamente sentimental-leninista . Montand, tu quoque? Grande chansonnier tosco-france ma sicuramente terrorista, come ora potrà dimostrare Tedde. Una forza, questi sindaci forzisti d'assalto. Aperti, mai alla ricerca di voti volgari, pluralisti, perfino un filino razzisti e antisemiti involontari. Sottratto indebitamente alla pesca del corallo e all'onesto lavoro di bagnino, il nostro si è redento con la caccia alle farfalle canore. Tanto più lievi dell'insostenible pesantezza della sua gloriosa, nobile iniziativa che onora Alghero
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