sabato 19 aprile 2008
di Nanni Spissu
Oggi è morto in Madagascar Vittorio Papoff. Chi era Vittorio.
Medico, poi gesuita, lasciò Cagliari dove era nato e cresciuto dopo la laurea in medicina e la specializzazione in psichiatria. Aveva deciso di mettere la sua conoscenza, la sua professione al servizio degli altri. Per questo dopo gli anni di formazione, da sacerdote chiese e ottenne di andare nel Madagascar, provincia missionaria gesuita. Laggiù, ormai anziano, si è ammalato e laggiù è voluto restare per morire in quella terra dove era riuscito a essere una delle persone più ascoltate in materia di organizzazione sanitaria.
Cittadino malgascio a tutti gli effetti, Vittorio non fu mai un burocrate della organizzazione sanitaria del suo paese di adozione. Volle sempre vivere e esercitare la medicina negli ospedali di cui è stato fondatore, sostenitore, animatore, sempre attivo nel procurare risorse da destinare alla sua missione.
Ritornava di raro a Cagliari, specie da quando i suoi genitori non c'erano più. Ma qui trovava tanti amici, i fratelli e nipoti cui era legatissimo.
Perché ricordare un padre missionario che solo pochi di noi hanno conosciuto? Ma certo per la capacità di Vittorio di essere uomo di quella Chiesa che spesso disperiamo poter ancora conoscere e riconoscere. In lui quella capacità era talmente forte, da aiutare tanti di noi “separati” a trovare un terreno di condivisione e di incontro con chi sapeva portare, con concretezza, competenza, un messaggio, quello della solidarietà, quello della pietà e quello dell'impegno per l'emancipazione di popolazioni sottratte dalla storia, dal colonialismo, all'esercizio dei diritti fondamentali, tra i quali quello alla salute è tra i più negati.
Vittorio, uomo mite, sereno, alto e secco, un po' piegato, forse dal maestrale che tirava dritto dentro la sua casa di via Corte D'Appello e che guardava verso il mare, dalle finestre sul bastione di Santa Croce, aveva dentro di sé un'energia inimmaginabile e imprevedibile, che gli ha consentito di fondare ospedali moderni e efficienti, di trovare le risorse, di parlare la lingua malgascia, di essere talmente a casa sua in quell'isola meravigliosa, da voler morire laggiù, a causa di quella malattia, la malaria, che lo accomunava ai suoi malati.
La vicenda di Vittorio Papoff consente di parlare di Lui come appartenente a quella comunità, disseminata nel mondo, di cittadini che lasciano le loro terre per farsi carico del dolore e della sofferenza dei più deboli. C'è chi lo fa mosso dalla fede, chi mosso da una pietà laica, solidale e forte come quell'altra, ma non v'ha distinzione nel modo con cui essi pongono la loro vita a disposizione di chi soffre.
Io credo assolutamente ingiusto considerare la fede e l'adesione alla religione come l'unica fonte possibile di un'etica solidale. L'impulso generoso alla solidarietà concreta, personale, arriva attraverso percorsi indecifrabili, per la sensibilità personale verso la sofferenza e la capacità di offrirsi per ridurne il peso e l'impatto sulle persone o le popolazioni con un basso livello di sviluppo e di qualità della vita.
Da Gino Strada a Vittorio Papoff, medici tutti di frontiera, si rivolgono a noi popoli sviluppati e ricchi, ponendo davanti alla nostra coscienza il problema della differenza, il problema della negazione dei diritti, indicando anche un modo concreto di affrontarla, attraverso la creazione di strutture efficienti e capaci di offrire standard di servizi per la salute uguali per tutti.
Mondializzazione dei diritti, non solo dei processi produttivi, delle economie, delle tecnologie. Lo ha detto anche Benedetto XVI all' Onu, anche se io ritengo ingiusto far risalire alla sola fede il fondamento etico delle carte dei diritti, anzi essi sono il prodotto di una coscienza sociale diffusa e di una consapevolezza storica anche recente, per certi aspetti, nella sua normalizzazione e nella sue concrete formulazioni: come ad esempio nella Carte dell'Unione Europea. Alcuni diritti riconosciuti sono o possono essere persino in contrasto con la morale ufficiale delle religioni, cattolica compresa. Vittorio sarà ricordato oggi a San Michele, che era la chiesa della sua formazione, mentre lui resterà in Madagascar, tra i fratelli malgasci.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari