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sabato 19 aprile 2008

Sardo da parlare, non parlarne
Soru lo fa presentando la legge
per diffondere sa limba: quale?
“Seus cirkendi de fai radio Kabul…”

di Cinzia Isola

C'è solo un modo per non far morire una lingua: parlarla. Di quella sarda se ne parla tanto, senza parlarla. Non ieri. Alla riunione degli sportelli linguistici di tutta la Sardegna, era d'obbligo. E chi ha tentato di sfuggire al dibattito in limba ha dovuto subire l'ira funesta e una bella strigliata in italiano del Presidente Soru.

Dopo qualche intervento rigorosamente in sardo, ha preso il microfono una giovane che, ritenendo di avere poca dimestichezza, ha optato per l'italiano. Non ha resistito: come si può lavorare in un ufficio linguistico e non parlare in sardo? Non ha tutti i torti: al di la del lavoro degli sportelli, l'incontro era un'occasione per mettere in pratica quello rischia di essere una tutela formale di una lingua che poi non si usa. Per fortuna è stato un caso isolato.

Lo stesso Soru, scavando nella sua memoria di “picciokeddu”, si è sforzato di usare la lingua sarda. Che, ha premesso, è de di ora ki non du kistionu. Uno sforzo necessario che è servito anche per sciogliere il nodo della lingua sarda: «Seu arrosciu de kussusu ki kistionanta de sa lingua sadra, mi ara praxi scetti de intendi genti kistionendi in sardu».

L'ora del riscatto in lingua sarda coincide con il primo applauso. Parlare di e in lingua sarda non è semplice. Non per tutti. E poi, questione mai sopita: quale lingua? Ieri ognuno ha parlato la sua variante. E tutti si sono capiti. Più o meno. Soprattutto sulle buone intenzioni e sui progetti futuri.

Soru ha annunciato la presentazione di un disegno di legge della Giunta sulla politica linguistica da inviare in Consiglio regionale per essere approvato entro la fine della legislatura. Ma il Presidente, ha annunciato anche maggiori interventi da parte della Regione sui mezzi di comunicazione per potenziare la presenza della lingua sarda nei mass media.

Ha sottolineato, inoltre, la necessità di richiedere alla Rai l'apertura di un canale regionale bilingue, come già accade in Friuli. Alleghendu, alleghendu, poi, Soru ha proposto agli uffici linguistici di collaborare per realizzare una web tv interamente in sardo, che verrebbe collocata nei siti ufficiali della Regione stessa.

E poi, perché no? Una radio tutta in sardo: «No ia bolli ki mi nerinti ki seu cirkendi de fai Radio Kabul», scherza. Prima di ricordare l'attività della Giunta in questi anni per la lingua sarda, in particolare le azioni rivolte alla rivitalizzazione moderna della lingua al di la del campo folklorico.

Gli Enti locali che hanno aperto uno Sportello linguistico in Sardegna sono 198, e sono in gran parte animati da giovani laureati. I finanziamenti provengono dal Dipartimento degli affari regionali, grazie alla legge statale 482/1999.

Prima di lasciare la sala Cosseddu di via Trentino, Soru è ritornato sull'intervento in italiano di una giovane operatrice: «Scusa, se mi posso permettere, ma era questo dispiacere…». La lingua, lo ha ripetuto, si salva parlandola non parlandone.


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