venerdì 18 aprile 2008
di Marco Murgia
Riflettere per non dimenticare: in silenzio. Parole da dire e rabbia da esprimere ce ne sarebbero pure, ma prevale il rispetto per gli ultimi morti sul lavoro. Allora niente fischietti e solo tre bandiere - di Cgil, Cisl e Uil, listate a lutto - nel corteo di oltre 1500 persone che ieri ha attraversato le vie dello shopping cagliaritano, da piazza Garibaldi a piazza del Carmine. Nessuno slogan ma due striscioni: quello firmato dai sindacati e uno molto più intimo. Il primo recitava «Sicurezza nel lavoro, sicurezza del lavoro: lavorare per vivere e non per morire»; il secondo un semplice «Ciao Giannino», firmato: lavoratori Sicmi. Giannino è Giannino Lai, l'operaio deceduto a Portovesme una settimana fa dopo una caduta di quattro metri dal cilindro metallico su cui lavorava.
A portarlo sono sei o sette colleghi dell'azienda: indossano tute blu e caschi gialli e stanno in fondo al corteo. Lo spezzone più silenzioso: parla uno solo, il delegato sindacale, e senza neppure tanta voglia. «Siamo qui per testimoniare il nostro dolore e la nostra solidarietà alla famiglia del nostro collega e amico»: lo precisa, Giampaolo Secchi, «perché lavoravamo insieme da 36 anni. Non spetta a noi cercare le responsabilità, non vogliamo fare processi a nessuno: chi sbaglia deve pagare. Ma quella è stata una fatalità, sarebbe potuto succedere a me in casa mentre cambiavo la lampadina. Perché la Sicmi è un'isola felice, questo possiamo dirlo tranquillamente: lavoriamo rispettando tutte le norme di sicurezza».
Quella sottolineatura («È un'isola felice») dice tante cose: soprattutto che è una rarità. Parlano i dati, e dai numeri non si scappa: «La situazione sul versante della sicurezza sul lavoro in Sardegna è drammatica», ribadiscono da tempo i sindacati. Tutto affidato, ieri, a un volantino distribuito ai passanti: «I morti per infortunio sul lavoro sono stati 30 nel 2007 mentre in questi primi mesi del 2008 si registrano già otto casi. L'anno scorso il totale degli infortuni è stato di 18.670, una media di oltre 51 ogni giorno».
Numeri da contrastare con azioni decise. Gli strumenti ci sono, concentrati in cinque punti imprescindibili. Prima di tutto la «puntuale applicazione e il rispetto del decreto legislativo» del 1994 «sulla prevenzione degli infortuni e sulla vigilanza e in attuazione delle direttive comunitarie riguardanti la sicurezza nel lavoro». Poi «l'attuazione/applicazione del Testo Unico approvato dal Consiglio dei Ministri il primo aprile». Il documento, firmato dai ministri Cesare Damiano e Livia Turco, individua i principi comuni e disciplina i luoghi di lavoro in ogni loro aspetto. Importante il raggiungimento di «un accordo interistituzionale locale con le rappresentanze economiche e sociali dell'isola». Dovrà garantire l'attività di prevenzione e la tutela della salute nei posti di lavoro; un programma coordinato di interventi per la prevenzione degli infortuni e per rimuovere i rischi; la formazione a tappeto di tutti i lavoratori, compresi gli immigrati; la sensibilizzazione delle imprese e dei lavoratori: «L'intesa sottoscritta tempo fa tra Inail e assessorato alla Sanità può rappresentare un tassello importante nel programma di intervento e coordinamento del sistema di prevenzione».
Ancora: l'attuazione del protocollo regionale sottoscritto nel febbraio 2007 da istituzioni, organizzazioni sindacali, Inps, Inail e direzione regionale del ministero per la definizione delle linee guida per l'emersione del lavoro regolare, incluse le politiche in favore della stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario e della sicurezza. Ultimo, ma sottolineato con forza, il rafforzamento organizzativo e funzionale degli istituti di vigilanza e controllo.
Prevenzione, quindi. Significa cambiamento culturale da parte di tutti. Anche «dei lavoratori», sottolinea il segretario generale della Cgil sarda Giampaolo Diana, ma soprattutto «delle imprese. Non sono sullo stesso piano, altrimenti come si spiegherebbe l'84 per cento di aziende irregolari in Sardegna?». All'importanza della formazione guarda anche la segretaria regionale della Uil Francesca Ticca: «È fondamentale che si studino nuove strade, tanto a livello nazionale quanto locale». Con una attenzione particolare al "mercato" dei subappalti: «Si raggiugono ecessi di ribasso anche del 40 per cento: a essere sacrificato è sempre l'anello debole». Poche parole per ribadire concetti già espressi in altre occasioni. Nella giornata del silenzio non parlano nemmeno i politici presenti: dai consiglieri regionali del Pd SandroFrau e Silvio Cherchi alla socialista Maria Grazia Caligaris; dalla neo deputata Amalia Schirru al segretario di Rifondazione Michele Piras sino al capogruppo in Consiglio regionale Luciano Uras. presente anche il presidente della Provincia del Sulcis-Iglesiente, Pierfranco Gaviano. Tutti dentro il corteo, ma in silenzio: rotto solo dall'applauso finale in piazza del Carmine, prima di tornare a casa.
In mattinata erano stati i gruppi della Sinistra Arcobaleno in consiglio regionale a proporre un progetto di legge - con la copertura finanziaria di un milione di euro - per garantire un pronto intervento ai familiari delle vittime di incidenti sul lavoro. Formato da cinque articoli, il provvedimento affida alla Giunta il compito di stabilire entità e modalità di erogazione dei singoli contributi, per i quali è fissato un massimale di 20mila euro. E' prevista, inoltre, una norma transitoria che riconosce il diritto al contributo anche ai familiari dei lavoratori morti in servizio nel 2007. La copertura finanziaria sarà garantita dal Fondo regionale per l'occupazione introdotto con la finanziaria 2008.
«Questo contributo straordinario non vuole in alcun modo sostituire le altre provvidenze riconosciute alle famiglie, ma mira esclusivamente a garantire la copertura delle spese immediate che si affrontano in questi casi», ha precisato Uras. «È un atto dovuto e un segnale di attenzione sul peggioramento delle condizioni di lavoro, nonostante la sconfitta elettorale", ha aggiunto il capogruppo di Sinistra Autonomista Paola Lanzi. «Abbiamo scelto un tema simbolo della sinistra, a significare che su questi argomenti la sinistra continuerà a essere presente", ha detto il consigliere del Pdci Tore Serra, mentre Paolo Pisu (Prc) ha sottolineato la necessità di correggere la liberalizzazione degli orari di lavoro, fissando un massimale di otto ore giornaliere con un massimo di due ore di straordinario. Sullo stesso argomento interverranno oggi i Riformatori.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari