venerdì 18 aprile 2008
di Elvira Corona
“Dicono di me che da convinto farmacologo quale ero, ora mi sia convertito sulla via di Trieste, ma non è cosi che sono andate le cose”. “La via di Trieste” è quella aperta da Franco Basaglia, celebre, innovativo psichiatra, alla quale fa riferimento il prof. Gianluigi Gessa a proposito di una dolente vicenda. Gessa accetta di parlare del caso che sta scuotendo e dividendo il mondo sanitario sardo. Lo fa a poche ore dalla prima udienza del processo (subito rinviato) che vede imputati per omicidio colposo Giampaolo Turri, ex primario del Servizio psichiatrico del Santissima Trinità e la collega Maria Rosaria Cantone, che aveva in cura Giuseppe Casu, un ambulante quartese di 60 anni, morto in oscure circostanze una settimana dopo il ricovero per un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). Gessa parla delle tensioni e lacerazioni che stanno investendo la psichiatria in Sardegna dall'alto della sua esperienza scientifica e sul campo.
Professore cosa pensa dei recenti fatti che hanno scatenato una guerra tra chi vede la psichiatria solo come ortodossa e chi preferrebbe una psichiatria più umana?
Il nuovo approccio nei confronti della psichiatria vuole essere complementare alla psichiatria intesa in senso classico, con un'attenzione particolare nel confronti del paziente. Il malato di mente è prima di tutto un uomo e non si possono usare solo i famaci per curare una malattia così complessa: come vorrebbero alcuni.
Perchè dice che non è vera l'affermazione della sua conversione sulla “via di Trieste”?
Trent' anni fa sono stato uno dei fondatori e primo presidente della Società italiana di Psichiatria biologica, incontrai all'epoca Hrayr Terzian, un uomo straordinario, armeno, presidente di Psichiatria democratica. Con lui discutemmo sui nostri punti di vista e capimmo che la farmacologia non ha niente da temere dalla legge Basaglia. Avevamo stabilito una specie di armistizio, e tutti e due eravamo perfettamente d'accordo che fossero necessari sia gli interventi farmacologici che quelli sociali. Qui in Sardegna molti hanno la presunzione di dire che la “psichiatria sarda” non ha nulla da imparare da quella di Trieste. Io rispondo: ha da imparare che l'uomo dev' essere messo sempre al centro degli interventi.
Non una conversione tardiva quindi…
No, anzi. Per esempio, i Centri di salute mentale stanno facendo un grande lavoro, e soprattutto fanno cose concrete, che negli anni passati non si sono mai fatte: con buona pace della psichiatria sarda. L'attenzione e l'accoglienza che si dà al malato è qualcosa di complementare a tutto il resto. Ma qualcuno cerca di farla passare come un approccio che va contro qualcosa o qualcuno.
Insomma farmaci sì, ma anche attenzione umana per i pazienti con malattie psichiatriche?
Ci sono quelli che prescrivono i farmaci atipici, e già la parola fa capire che non sono opportuni. Io sono per i farmaci ma solo se prescritti dagli psichiatri che li sanno davvero usare. C'è molta ignoranza in giro. Se solo molti, anziché stare a scrivere pagine e pagine nei giornali, facessero bene il loro mestiere…
E' iniziato il processo sulla morte del paziente morto durante il ricovero per un Tso all'ospedale S.S. Trinità. Cosa pensa delle polemiche scatenate dalla sospensione del medico dopo il rinvio a giudizio?
Non mi posso certo schierare tra quelli che si dicono indignati per la sospensione del professor Turri, o tra quelli che dichiarano “non si può sospendere un medico solo perchè ha ucciso un paziente”. In realtà, anche quando era in piena attività Villa Clara, i decessi tra i pazienti non erano cosa poco frequente. Si somministravano i farmaci cosiddetti neurolettici. Tra gli effetti che provocano, c'è anche quello di ostacolare la deglutizione, e tanti rimanevano soffocati così. Oppure bruciati vivi, perché magari cercavano di accendersi una sigaretta da legati. Succedevano anche queste cose e nessuno diceva nulla. Il fatto che sia morto un uomo al Servizio psichiatrico del S.S. Trinità e che stavolta qualcuno invece abbia iniziato a chiedersi perché, ha colto impreparate molte persone. Tanto più che il povero signor Casu era una persona di origini modeste, ambulante, abusivo, quelli che molti definirebbero un “povero pazzo”, insomma. La sua morte è un fatto gravissimo e la sospensione dei medici curanti dovrebbe essere d'esempio per tutti.
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