venerdì 18 aprile 2008
di Nanni Spissu
Se passata la sbornia del dopo si inizia a ragionare, si vuol di capire, credo sia utile ripartire da Prodi.Non certo nel senso che si possa immaginare ora una sua presenza attiva nelle istituzioni. Questo è un discorso chiuso, da lui, senza dubbi possibili.
Piuttosto partendo da quel ragionamento che Prodi fa, ricordandoci di aver saputo due volte sconfiggere la destra e di essere stato due volte catapultato da una maggioranza instabile e bizzosa.
La prima volta è il Partito della Rifondazione Comunista che gli notifica la fine del suo primo governo, aprendo la strada al primo quinquennio del governo di destra.
Questa volta la notifica gli è venuta da Mastella e Dini, ma già Bertinotti aveva dichiarato chiusa l'esperienza del secondo governo Prodi e lo stesso Veltroni chiaramente manifestato la sua intenzione di “andare da solo”, a governo ancora in carica, dando - si intuisce - per scontata la fine di quella seconda esperienza di coalizione.
Questa storia ha una sua morale: i governi di coalizione, che schierano la variegata rappresentanza di tutta un'area politica, vincono le elezioni. Ma: i governi di coalizione, quegli schieramenti, non reggono all'esperienza di governo, sono privi della capacità di far tesoro del consenso ricevuto e di mantenere la coesione che deriva dalla condivisione di un disegno comune. Condivisione in realtà non dimostrata dalla realtà dei fatti, per tanti motivi tra cui si possono mettere gli egoismi di bandiera, i personalismi e i narcisismi dei tanti primattori, l'incapacità assoluta di mediazione che dovrebbe essere l'essenza di ogni progetto di coalizione.
L'esercizio del potere pare sgretolare le coalizioni, perché ciascuna delle parti in causa non sembra mai soddisfatta di essere solo parte, ma alza costantemente il prezzo del consenso.
Anche se si capisce che ciascuna forza aspiri a una espansione del proprio consenso e del relativo potere nella misura necessaria a poter “andare da sola”.
La si chiama semplificazione: e la gente pare al fine apprezzarla quando, come questa volta, essa è stato il messaggio centrale della competizione elettorale, se i contendenti, uno prima e l'altro a ruota, hanno detto all'elettorato: siamo qui da soli, basta con le beghe e la frammentazione che congela le istituzioni, scegliete uno di noi e chi vince tira avanti per la legislatura.
Ma questa volta il centrosinistra non ce la fa e vince la destra con una coalizione in cui se pur con differenze di peso grandissime, i due partecipanti sono ambedue forti e determinanti. Se dovesse funzionare la “legge Prodi”, questa coalizione di destra avrà vita difficile, pur in una situazione di forza imprevedibile e straordinaria.
Come si può unire le forze che possono consentire una vittoria, formando una realtà politica omogenea, stabile e durevole?
Si tratta della quadratura del cerchio, perchè pur all'interno delle diverse aree di opinione o di schieramento le differenze rappresentano la realtà, più che le convergenze, anche se il potere sembra essere un collante decisivo.
Ma il potere é un'entità sfaccettata, anche sul fronte degli interessi contrapposti dei territori, oltre che della concreta scelta degli obiettivi, perché anche una schieramento forte come quello della destra vincente di oggi, vivrà le tensioni derivanti non tanto da questioni ideali - che mi paiono ben lontano da essere presenti in quello schieramento- ma principalmente dai contrapposti interessi dei territori, nord contro sud del paese, ad esempio, che presenteranno tutti la loro contabilità separata, magari in materia di federalismo fiscale.
Ma tornando a Veltroni, lui perde. Perché è andato da solo?
Prodi sembra forse in qualche farlo intendere, ma la sua esperienza dimostra che coalizioni come quelle da lui sperimentate non vanno però avanti, per motivi obiettivi. E quindi la soluzione sembra ancora quella di cercare la forza al proprio interno, da soli, come ancora vorrà fare i PD, assorbendo gradualmente l'elettorato anche di quei partiti scomparsi dalla scena, a patto di essere capaci di integrare dentro la propria realtà lo spirito, gli interessi e , se ce ne sono, gli ideali che hanno rappresentato, operando un'operazione di sintesi, di riconduzione a un'unità credibile e coerente tutto ciò che chi non c'è più ha rappresentato.
I dibattiti di questi giorni, anche a livello regionale, sembrano indicare ancora, con buoni spunti di ragionevolezza, come da percorrere la strada di un'intesa da ritrovare tra le diverse forze, per pervenire a riformare una coalizione che possa aspirare a governare la regione per altri cinque anni.
Ma l'esperienza di questa legislatura regionale sembra dar conferma della “legge Prodi”, per il continuo e progressivo sgretolarsi della coalizione vincente e al governo, anche se rispetto alla esperienza Prodi è da mettere sul conto la realtà di un Presidente eletto direttamente, che è titolare di poteri molto forti, prima di tutto quello di chiudere la legislatura nell'ipotesi di proprie dimissioni. Che è potere non da poco, se si pensa a esperienze come quella delle presidenze di un tempo, soggette a tutti i sommovimenti e le maree determinate dai continui mal di pancia di pezzi delle coalizioni governanti.
Quindi la discussione è aperta, anche se pare che sia prevalente nell'elettorato la propensione verso forme di stabilità sempre più salde, senza lo stress costante per una precarietà patologica di ogni istituzione.
Ora il segnale sembra essere reso più chiaro dalla disgraziata sparizione delle sinistra Arcobaleno dal parlamento italiano, quasi che l'elettore abbiamo creato un collegamento tra quello schieramento e la crisi permanente della breve legislatura Prodi. Una sorta di nemesi storica che ha sancito la scomparsa di una forza storica dell'schieramento politico italiano, forse anche in base all'idea che essa non rappresenti più in maniera credibile interessi reali di classi o categorie che li trovano meglio tutelati altrove, compresa la destra.
Ma è difficile inoltrarsi in queste analisi che sono oggetto di responsabile dibattito da parte degli stessi interessati.
Siccome in queste cose non si può stare in posizione neutra, io devo dichiarare che ritengo debba essere ancora perseguita la strada di Veltroni, per quella idea che PD possa rendersi interprete degli interessi di chi è fuori, dando anche loro voce - per i proprio tramite - nella sede parlamentare. Ma è anche molto positivo quello che è avvenuto nell'accordo con Italia dei Valori, che ha accettato l' ingresso in coalizione senza riserva e con il positivo apporto della propria forza e delle proprie idealità in difesa della legalità e delle istituzioni.
Un'intesa, quindi, seria, perché sui principi condivisi, tanto più necessaria davanti a una coalizione vincente che della legalità ha dato prova di infischiarsene altamente.
Ma ora si può con serenità dar atto a Prodi della sua serietà, della sua statura di uomo delle istituzioni, della sua lealtà verso di esse e dei risultati conseguiti dal suo governo.
Ha fatto il portatore d'acqua per chi c'è dopo. Almeno noi non gli facciamo mancare il nostro rispetto e la nostra riconoscenza.
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