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giovedì 17 aprile 2008

Sante alleanze e parole sante
nel nome di Soru, pro e contro
tutti insieme a destra sinistra
per la volata verso le regionali

di Cinzia Isola

C'è una cosa che in questo giorni concitati post-voto accomuna centrodestra e centrosinistra: le alleanze future. Con le elezioni regionali alle porte gli schieramenti in campo, consapevoli della non autosufficienza, tendono le mani ai partiti ignorati o scaricati nella competizione nazionale. Da una parte il Popolo delle libertà già da qualche tempo inneggia alla coesione in versione anti-Soru. La vittoria a caldo ma di misura per le politiche, tra entusiasmo e trionfalismo, spinge i più ottimisti ad annunciare l'imminente conquista della Regione. Una vittoria che, numeri alla mano, non è affatto scontata. Tutta la campagna basata sulla semplificazione della politica è già finita nel dimenticatoio. Anche a destra sarà l'unione a fare la forza. Sebbene tra mille dubbi e resistenze, la vittoria di Berlusconi potrebbe aver sedato il malumore di Alleanza nazionale. Una forza politica fortemente identitaria e costretta tra le maglie strette di Forza Italia. E a malincuore vincolata alla colonna sonora del “meno male che Silvio c'è”.

Non a caso, sebbene le politiche abbiano spinto la compagine a riunirsi sotto il simbolo del Pdl, la fusione necessita di un iter che può ben immaginarsi complicato e pieno di incognite. Ecco perché gli stessi pionieri del partito unico frenano, definendo il progetto ancora in una fase embrionale. Ma premono comunque sull'acceleratore per fagocitare i partiti minori in una non bene identificata armata Brancaleone che ripartirebbe dalla vecchia Casa delle libertà. Una rivisitazione del passato in chiave locale per essere certi di non avere sorprese nel 2009, quando dall'urna uscirà il futuro presidente della Regione. Un tuffo nel passato senza nostalgie ma per necessità: Udc e Riformatori in primis. Ma anche Uds, Fortza Paris, Nuovo Psi. E chi più ne ha, più ne metta. Comprese tutte le forze autonomiste: si spera persino nel Partito sardo d'azione. Che naturalmente dovrebbe collocarsi dentro se stesso o tra le forze progressiste.

Lo stato di insicurezza, nonostante la vittoria del Cavaliere, spinge il popolo delle libertà a caccia di alleati. Quindi anche del Psd'az e in quel deludente bottino elettorale raccolto nelle recenti politiche: 1,7% al Senato, 1,5% alla Camera. La chiave di lettura per interpretare la logica de Sa domu sarda pigliatutto è rinchiusa dentro questa considerazione: allo stato attuale la partita per le regionali è più che mai aperta. Tutto si gioca sul filo di qualche tesoretto di voti custodito da solidi micropartiti. A questo punto il processo di coalizione allargata con un tuffo al passato, rischia di riproporre un sistema-cartello elettorale vecchia maniera. Un tuffo all'indietro dove ad annegare la propria identità sarà solo Alleanza nazionale. E neppure in nome di una candidatura certa per la leadership regionale: il nome di Delogu circola, ma nel sondaggio telefonico che squilla nelle case sarde la partita si gioca tutta in casa forzista: Floris, Pili, Cicu e Nizzi.

Le primariette telefoniche potrebbero determinare la scelta ma ormai da settimane, senza smentite e con disponibilità dell'interessato, si è fatta strada l'ipotesi del sindaco Emilio Floris come aspirante Governatore. Un'ipotesi che necessita delle sue dimissioni e di nuove elezioni amministrative per la guida della città. Un'ipotesi che apre nuovi scenari e possibili svolte in ambito comunale. La cavalleria politica, ma soprattutto la necessità di rinsaldare vecchie alleanze, potrebbe offrire la poltrona di sindaco al riformatore Massimo Fantola.

Dall'altra parte della barricata, sebbene in sella, non si perde tempo. I tre punti di distacco che in Sardegna hanno separato Veltroni e Berlusconi, sono un campanello d'allarme in vista del prossimo appuntamento elettorale. C'è ancora un anno, ma non c'è tempo da perdere. Lo sanno i vincitori e non possono trascurarlo i vinti. Con qualche differenza tra i pretendenti al trono. Il centrodestra, dall'opposizione punterà per la campagna regionale anti-Soru. Una strategia iniziata già per le politiche, ma alla conta con scarsi e limitati risultati elettorali. Nell'Isola la sfida di Veltroni, condotta fianco a fianco per tutto il tour elettorale con Soru, ha retto il colpo. Limitando la batosta subita nel resto d'Italia. Ma l'antisorismo dichiarato dovrà fare i conti con un'altra realtà: il voto nell'Isola sarà certamente influenzato dall'azione che il governo nazionale guidato da Berlusconi porterà avanti nel corso di quest'anno.

Dall'altra parte, il centrosinistra, ha il privilegio ma anche l'onere di sfruttare al meglio l'ultimo anno di legislatura. Con una politica di riavvicinamento verso tutte le istanze che finora sono rimaste deluse dal governo regionale. Ma soprattutto ricucendo i rapporti con gli alleati. Anche il Partito democratico non può cullarsi sull'autosufficienza. E non tragga in inganno la catastrofe elettorale che si è abbattuta sulla Sinistra arcobaleno. Il Partito democratico potrebbe essere ridimensionato in una competizione che non può più appellarsi al “voto utile” e all'anti berlusconismo. E la sinistra potrebbe rimpossessarsi del suo elettorato di fiducia. Socialisti e forze autonomiste e sardiste completano il quadro dello scenario che potrebbe tentare la resistenza sarda all'avanzata del centrodestra.

Con l'incognita presidenziale: il Soru bis, più che un'ipotesi allo stato attuale è una necessità. Lo sanno bene anche gli oppositori interni, incapaci di proporre una valida alternativa in grado di incarnare quegli ideali di rinnovamento della politica, che Soru nel bene e nel male ha incarnato. Decisionista, a volte oltre misura. Ma certamente rivoluzionario nel suo modo di concepire la politica senza quegli schemi precofenzionati secondo logiche vetuste e di opportunità dai partiti tradizionali. E se le politiche, da questo punto di vista sono state un test, le cose non sono andate come sperava il centrodestra.

Nell'Isola lo scontro politico per il Governo centrale ha avuto come bersaglio Soru. Ma nonostante ciò, il centrosinistra che lo appoggia, non è affondato. Nonostante l'attacco personale e politico condotto senza soluzione di continuità negli ultimi mesi. Nonostante alcuni provvedimenti interpretati come impopolari dagli avversari. Più semplicemente un'azione di governo orientata ad ottenere risultati nel medio e lungo raggio. Decidere può anche costare l'impopolarità. Specie quella sobillata da chi perde il proprio orticello da coltivare.

Basti pensare alla tormentata vicenda della formazione professionale o alle norme di tutela del paesaggio. Come se lo sviluppo e l'economia possano reggersi su un uso indiscriminato e incontrollato delle risorse pubbliche o sacrificando quella straordinaria risorsa ambientale che l'Isola ha avuto in dote da madre natura. Da questo punto di vista, Soru ha aperto una prospettiva nuova per il futuro della Sardegna. Una prospettiva che senza valide alternative, continuerà ad avere il suo volto.


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