giovedì 17 aprile 2008
di Marco Murgia
Ambra ha 20 anni, di cognome fa Calledda e studia giurisprudenza. Ha illustrato i principi della Carta d'adesione al circolo del Partito democratico “Franco Oliverio”: durante la fondazione e davanti a oltre 200 persone, che di politica vogliono parlare. Viene dalla Sinistra giovanile - «Iscritta a 14 anni» - ed è stata prima rappresentante d'istituto e poi della Consulta al liceo Siotto. Dopo la scissione dei Ds, ecco la scelta di aderire al Pd, «dopo un periodo di sbandamento politico»: convinta, «perché qui ho la possibilità di confrontarmi con persone che hanno storie diverse dalla mia ma portando le mie esperienze». Entusiasta: rappresenta la voglia di rinnovamento della base del partito. Non è un caso che a illustrare i principi del nuovo circolo sia stata lei.
E' un segno di discontinuità. Non permette di lasciare niente al caso: soprattutto se la rottura avviene nei confronti dei poteri forti della politica. Il rischio, a essere avventati, è quello di restare schiacciati da meccanismi consolidati. Lo sanno bene, al circolo “Franco Oliverio”: ma è un rischio calcolato. Basato sul principio della partecipazione attiva e del no a qualunque delega in bianco, che dell'idea di democrazia - da quando esiste - sarebbe l'ingrediente principale.
Partono da questo, i 220 che hanno partecipato alla fondazione di quello che chiamano «il circolo nuovo che vuole essere innanzitutto un nuovo circolo». Percorso difficile ma studiato nei minimi particolari: a iniziare dalla sede, nel rione della Marina a Cagliari. Il motivo è semplice: «In città è un quartiere di apertura», spiega Marco Pitzalis, docente universitario e animatore del movimento. Vale dal punto di vista storico: si affaccia sul porto, per secoli l'unico punto di approdo al capoluogo; da quello sociologico, zona popolare per eccellenza con una altissima densità di immigrati che abitano e lavorano nelle strette vie dietro via Roma; innovativo anche dal punto di vista culturale, con le iniziative che si sono moltiplicate negli ultimi anni in quelle stesse strade.
In una parola, un crocevia; in due, ancora di Pitzalis: un «laboratorio sociale». Non è un caso neppure questo. Laboratorio sociale era anche il posto di lavoro di Franco Oliverio. Uno studio medico, ma non solo: una scuola di vita per i pazienti ufficiali e per quelli che ci capitavano. Non per caso: fu uno dei primi dottori, in città, a occuparsi dei bisognosi; il primo di sicuro a lavorare con i tossicodipendenti. Nella Cagliari della seconda metà degli anni Settanta fu una scelta di rottura: scomparso nel marzo 2004 era un medico democratico, nel senso più vero del termine, amatissimo in città.
Alla Marina ne raccolgono l'eredità. Lo spiega Egildo Tagliareni, il coordinatore del circolo. Con i suoi 25 anni, studente all'ultimo anno di ingegneria, di Oliverio deve averne solo sentito parlare: al massimo qualche ricordo. Ma le idee sono chiarissime. Sul territorio, a esempio: «Sarà un laboratorio che vuole avere un rapporto con il quartiere, guardare alle situazioni di disagio». Dal di dentro, non dall'esterno. Si riflette sulla politica: contro le decisioni dall'alto, contro i nomi imposti dalle segreterie nazionali e regionali. Non lo nascondono mica: «Le liste per le elezioni nazionali sono state il motivo scatenante», dice Pitzalis, «quelle che hanno spinto molti a dire “adesso basta”». Partire e, dopo il risultato delle urne, ripartire dal basso: «La funzione politica del circolo dovrà essere quella di essere il punto di contatto tra la gente e il partito», dice Tagliareni, «coniugare il grande esperimento delle primarie con la politica viva e partecipata». Quella vera, «non con le decisioni prese dentro quattro mura».
Per un gruppo che mira a radicarsi sul territorio, Cagliari rappresenta una sfida affascinante. Da 15 anni governata dal centrodestra, in città il centrosinistra non trova un candidato politico in grado di resistere allo strapotere dell'altra parte: è da queste esperienze che potrebbe venire fuori il nome giusto, «magari un rappresentante della società civile: sarebbe un segnale importante». E' stato l'errore maggiore del Partito democratico in Sardegna: parlare di rinnovamento e non lasciare spazio alle novità.
Anche questo, tra i 220, lo sanno in molti. Lo sanno gli anziani anagrafici (alla fondazione ha partecipato Gianluigi Gessa, consigliere regionale del Pd, studioso di fama internazionale che con Oliverio condivise l'abitudine alla battuta fulminante e sagace); se ne rendono conto i delusi veri, quei 35-40enni impegnati anche nella politica tutti giorni senza possibilità di muovere le acque; ci credono i giovanissimi, come Ambra. Su loro dovrà puntare il Partito democratico: basta che in via Emilia se ne ricordino.
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