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giovedì 17 aprile 2008

Mongiu e sa Die: difesa a spada tratta
della Limba sarda comuna
«Necessaria una lingua amministrativa»

di Daniela Paba

Assessore Mongiu la Regione ha avviato l'introduzione di una Limba Sarda Comuna. Cosa significa? A che punto è la sperimentazione e quanto costa?

La Lingua Sarda Comuna è lingua che si usa nelle cose scritte, negli atti ufficiali. La 482/99 è una legge dello Stato che tutela le lingue minoritarie. I finanziamenti arrivano da lì. Ci sono 198 sportelli linguistici in corso di attivazione in tutta la Sardegna. Ho convocato tutti per venerdì, voglio capire quali strategie bisogna attivare per potenziare le loro attività. La legge è sottoutilizzata e questo è un dato interessante.

Che risultati pretende di ottenere? (Mentre risponde prende un prospetto articolato con grafici, elenchi dei comuni, diagrammi. Su 377 comuni, lo sportello è attivo in più della metà: il 30% in provincia di Nuoro, il 2 per cento tra Olbia e Tempio, il 20% nel cagliaritano)

Da questa analisi dei dati si può vedere che vi sono aree, come il Nuorese in cui lo sportello viene utilizzato maggiormente, dove il bilinguismo è consolidato, si leggono maggiori o minori sensibilità per la veicolarità in sardo. Gli sportelli servono per tradurre atti, ideare progetti, fare formazione.

Se ne parla da 60 anni, perché questa accelerazione che produce polemiche? L''accusano d'essere una koiné artificiale, calata dall'alto, burocratica…

Non vorrei scomodare la koinè dei greci, che utilizzava un greco commerciale, non certo quello del quotidiano o la lingua di Omero. Abbiamo bisogno di una lingua amministrativa, come quella del sardo nel medioevo. Tutt'ora l'italiano giuridico, per quanto si tenda ad avvicinarlo alla lingua comune, non è né parlato né agito. Ci sono in ogni linguaggio specialistico topiche che si rispettano. Serve una lingua di mezzania, una variante che corrisponde a dei limes, delle terre di mezzo, sul piano del territorio.

La variante di Atzara sarebbe una lingua di mezzo?

Per questo una commissione qualificata ha scelto le varianti della zona centrale della Sardegna, quelle di Barigadu che sono meglio interconnesse, più interfacciate delle altre. E' una scelta che tiene conto di altri aspetti della comunicazione, ma non è ghettizzata, non impedisce la varietà di varianti In ogni caso l'importante è fare un gesto convinto, credere che non esiste solo la lingua affettivo-poetica. La discussione finalmente è uscita dall'ambito puramente accademico dei linguisti. La lingua è di chi l'agisce, lo dice de Saussure a chi voglia intenderlo.

Appunto…sono i linguisti che contestano..

La lingua scritta è diversa dal parlato, c'è un codice dell'amministrazione. L'attivazione di 198 sportelli su 377 comuni ci dice che la realtà è più avanti di chi studia e qui non vorrei scomodare Chomsky. Le riflessioni devono essere di prospettiva. Ora il dibattito è uscito dall'accademia, è popolare.

Non pensa che sia un'operazione politica che rischia di dividere anziché unire?

Fece scandalo Lilliu negli anni Settanta quando proponeva un codice di mezzania. Se l'unico accademico dei Lincei che scriveva libri in sardo poneva questa contraddizione perché non fare altrettanto? Io mi interrogo e intanto chiedo all'Università che faccia formazione veicolare ai futuri docenti, che insegni il sardo in sardo, attivando laboratori linguistici, aiutandoci a elaborare materiali didattici, a stabilire quali standard utilizzare nelle scuole, perché questa lingua venga emancipata dalla nostalgia e resa viva.

Per capire: se uno deve scrivere un intervento ufficiale?

Lo fa nella Lingua comune

Se è catalano o gallurese?

Parlerà catalano. Si può fare. E' solo un problema di paradigmi, non c'è una verità.

Non pensa che l'equazione: una regione, un popolo, una lingua sia inadeguata a rappresentare la Sardegna attuale?

I nostri parenti emigrati in Argentina parlano spagnolo, inglese e sardo, non hanno bisogno della mediazione dell'italiano. Il problema è che rango dai a un emittente. Il sardo non ha mai declinato la complessità del mondo attuale, ma è l'unica lingua che ha prodotto un codice giuridico, là dove il toscano ha prodotto la poesia italiana. Poi è venuto l'eurocentrismo e l'Illuminismo. Il problema è: come ci collochiamo noi nella dialettica del riconoscimento? Un problema epistemologico, non pertiene al sardo in sé, l'esercizio produce senso.

Andiamo verso concorsi pubblici dove la conoscenza del sardo diventa discriminante?

Quando sono stata ricevuta a Barcellona da uno dei più grandi urbanisti del mondo, mi ha mostrato i suoi lavori, erano scritti in un catalano che lui stesso aveva dovuto studiare. Perché no?


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