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giovedì 17 aprile 2008

Psd'az in rotta, né soli né a destra
“A manca e per me meglio Soru”

di Cinzia Isola

Esclusi dal Parlamento ma corteggiati a destra e sinistra per la Regione. Per il Partito sardo d'azione è esclusa la corsa solitaria. Reduci da un risultato elettorale che non si muove di un voto. Nonostante la conversione al sardismo dell'ultima ora di Paolo Maninchedda. L'uomo simbolo di un rilancio che non c'è stato: 1,5% alla Camera, 1,7% al Senato. Percentuali che confermano il declino del partito fondato da Emilio Lussu e Camillo Bellini. Un partito dal passato glorioso e dal futuro incerto. «Quello che conta è il messaggio che la testa del partito lancia agli elettori». Claudia Zuncheddu, consigliere comunale e candidata alla Camera ha le idee chiare su quello che bisognava fare e non si è fatto:«La testa del partito, la leadership, deve mandare ai sardi un messaggio serio. E allora i sardi dicono: “guarda cosa dice il Partito sardo d'azione”. E a quel punto ti vota, ti fa crescere. Ma se il partito non lancia un messaggio chiaro, che frutti vuoi raccogliere?».

Un magro bottino di voti, appunto. «Beh, che dire: della serie che siamo al minimo storico», ride la combattiva sardista. «Un partito che ha 87 anni, con una storia gloriosa, oggi, dovrebbe essere assolutamente un partito di maggioranza. E' impensabile che sia ridotto così: è umiliante». Ma ora bisogna guardare al futuro: «È importante fare un esame molto attento del voto, siamo in una fase in cui dobbiamo riflettere».

Destra o sinistra? «Come si può andare a destra sapendo che il partito si spaccherà? Cosa resterebbe senza la componente progressista che in fondo è quella che ha i voti della gente?». Il Partito sardo non può rinunciare alla sua storia e alla sua missione. Io lo vedo come movimento di liberazione dei sardi: non può rinunciare alle sue prerogative. Ovvero quelle di un partito laicista, libertario, antifascista, indipendentista e federalista». Nessun dubbio: «A destra rischierei una crisi d'identità: non si può andare a destra e a manca come se nulla fosse: queste scivolate lasciamole a persone che non hanno storia....». La collocazione più naturale resta quindi tra le forze progressiste: semplificando ancora, in vista delle regionali, tra le forze del centrosinistra.

A questo punto, la domanda è d'obbligo: con o senza Soru? «Se Soru parla di ufficio della lingua sarda , di combattere la dispersione scolastica, se parla di aiutare le imprese sarde con reali programmi di sviluppo ecocompatibile, quindi di sostenere e rilanciare l'economia tradizionale: agricoltura pastorizia e pesca. Se parla di eliminare ma in termini concreti le servitù militari, senza trascurare l'aspetto della bonifica (la nostra terra era una terra pulita vogliamo che ce la restituiscano come era). Ecco, io credo che ci si debba confrontare sulle idealità e sui programmi e Soru deve fare i conti con questi temi». Ma sarà lui il leader per il centrosinistra? « Al momento non posso dire che Renato Soru può essere o no un Presidente per noi sardisti. Ma sfido il centrosinistra a tirar fuori un altro nome...».

Claudia, sardista , attenta alle questioni femminili, medico in un quartiere difficile non nasconde la sua personale simpatia per Soru: «A me piace: spero che cresca ancora, che faccia delle belle cose perché ha delle grandi possibilità. ». Una simpatia al limite della propaganda gratuita: «Io Soru lo sostengo sempre a Sant'Elia: «Quando la gente si lamenta “Soru qua, Soru la”, io dico sempre: sapete chi ha trovato i soldi per il nostro quartiere? Si chiama Soru: è andato a Roma e se li è strappati con i denti e con le unghie per cui se quei soldi arrivano qui è grazie a lui». Anche per questo rivolge un invito al Presidente un invito: «.Soru dovrebbe venire , farsi una passeggiatina nel quartiere, parlare con la gente: questi rioni non vanno trascurati. Ecco perché lo invito a fare una passeggiata insieme».


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