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giovedì 17 aprile 2008

La corsa per il Pd di Francesco Sanna
da candidato di frontiera al Senato
Anima glocal e volto nuovo in Parlamento

di Marco Murgia

Sarà uno dei volti nuovi del Parlamento: giovane e preparato, rappresenta oggettivamente il prototipo di quel rinnovamento disegnato da Veltroni per il Partito democratico. L'anima glocal della politica: guarda a Obama ma ha ben chiaro il quadro politico isolano e nazionale. Profondamente diverso dallo scenario americano, forse non ancora del tutto pronto al bipolarismo perfetto. Però nel «yes, we can» ci crede davvero, e ci ha creduto in prima persona: Francesco Sanna, 42 anni da Iglesias, consigliere regionale, era uno dei candidati di frontiera. Quelli incerti sino alla fine, senza il posto a Roma assicurato: significa voti da tirare su giorno per giorno, prima per la lista e poi eventualmente per sè stessi. Entra al Senato: «Ma che fatica, ragazzi» dice sorridendo.

Partiamo dal dato nazionale. A urne chiuse, qual'è la prima considerazione che viene in mente? Perché alla fine la rimonta poteva sembrare completata: sul pensiero stupendo hanno influito le piazze piene, la partecipazione popolare ai comizi?

«Sarebbe sciocco non ammettere che, soprattutto nelle due ultime settimane, abbiamo portato avanti una campagna elettorale davanti a un corpo che non era esattamente rappresentativo di quello elettorale. Era formato da gente interessata alla politica, elettori fiduciosi nel nostro programma. Questo ha alimentato le nostre motivazioni: forse è stata una illusione, unita ai numeri dei sondaggi. Ma la campagna, le 110 tappe del bus di Veltroni, incluse quelle sarde, sono state il secondo momento formativo del Partito democratico dopo le primarie. E resta il fatto che abbiamo compiuto una forte rimonta, andando a recuperare anche alcuni movimenti che magari non si ritrovavano nei vecchi Ds e nella Margherita. O dentro la sinistra».

Quanto ha influito l'avvento del Partito democratico nel naufragio della Sinistra Arcobaleno? I loro dati parlano di tre milioni di elettori che hanno optato per il voto utile contro Berlusconi: tra questi, almeno centomila in Sardegna.

«Il risultato negativo della Sinistra non dipende assolutamente dal Partito democratico. Conta questa legge elettorale, profondamente sbagliata, ma non solo. Spariscono dalla scena parlamentare perché non è vero che la gente di sinistra ci percepisce come incompatibili con la pratica di governo: era il messaggio lanciato dai vari Bertinotti, Di Liberto, Ferrero. Non è così, e non è neanche vero che il Pd ne ha goduto in termini elettorali: uno spostamento di voti di quelle dimensioni avrebbe pesato in maniera diversa. Non era neppure il nostro auspicio originario, però basta con il cordoglio stucchevole: la competizione è competizione. E quella esperienza sopravvivrà tranquillamente con gli amministratori locali e i consiglieri regionali presenti in tutto il paese».

Appunto: cosa succede in vista delle elezioni regionali del 2009? Lì non si tratta di voto utile: il popolo della sinistra, dopo questa batosta e libera da condizionamenti, riprenderà a votare a sinistra. Qual'è la strada da percorrere?

«Serve prima di tutto tenere conto del fatto che il contesto elettorale sarà profondamente diverso: quella con la sinistra è una alleanza che resta. Ma abbiamo anche capito che c'è per il Pd un punto di non ritorno, dato dall'idea di coalizione che avevano i nostri alleati a destra o a sinistra: in sostanza non si può governare la mattina e contestare la sera. La gente questo non lo capisce più: se non si va in questa direzione l'arrivederci diventerebbe davvero un addio. Altrimenti che senso avrebbe stare al governo? Vale sul piano nazionale ma anche su quello regionale».

Ancora in Sardegna. I risultati delle urne parlano di roccaforti del centrosinistra passate al Pdl: tutto nonostante la presenza di candidati forti, come Paolo Fadda a Villa San Pietro o Antonello Cabras a Sant'Antioco. Come si devono leggere questi dati? L'elettore storico è stanco, disaffezionato?

«Rispetto al traino che può avere un nome, con le liste bloccate prevale la suggestione politica. Allora Cabras più che un candidato di Sant'Antioco è un candidato della Sardegna: sicuro di entrare in Parlamento. Il voto di domenica non è stato un voto sulla persona, ma una scelta politica: a Iglesias si vota Forza Italia a prescindere dal fatto che Mauro Pili sia candidato o meno lì. Più che l'anagrafe valgono le risposte date o non date. Diverso è il discorso per i candidati di frontiera: spieghi il meccanismo, cerchi di far capire l'importanza del voto utile a partire dal tuo territorio. Ma della fatica non si ha proprio idea».

Capitolo astensionismo. A cosa si possono addebitare i cinque punti e mezzo percentuali in meno di partecipazione al voto nell'isola? In più con sacche di scipoero dell'urna ben inquadrate territorialmente.

«Dall'incontro con le persone emerge la poca credibilità della politica. Prevale l'attitudine grilliana contro gli sprechi e i costi della macchina. Soprattutto, però, pesa la difficoltà della gente di vedere nei contenuti dei programmi una qualche verità. e questo ci ha decisamente danneggiato. Obama in America promette un paese diverso da quello di Bush, migliore rispetto a quello che esiste ora: la gente lo ascolta. Noi ci abbiamo provato, ma la risposta era "avete avuto il tempo e non avete fatto nulla": non serve a tanto provare a spiegare delle difficoltà con Mastella o con la sinistra».

Allora vince il messaggio del centrodestra, basato prima su quello che non hanno fatto gli avversari e poi su quello che si intende fare.

«In un momento di disamore per la politica, è passato più quello. Ma il compito del Partito democratico di domani è quello di comunicare quello che si è fatto e quello che si potrà ancora fare: a iniziare dai risultati che si presenteranno agli elettori del 2009. Avremo davanti un elettorato che prima vede il denaro e poi tira fuori i cammelli. E' una metafora ma rende bene».


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