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giovedì 17 aprile 2008

Soru nella morsa della destra,
di Berlusconi e informazione
partita dura ma può vincerla

di Giorgio Melis

Finita è la tempesta, ne comincia subito un'altra che durerà un anno: tutta in Sardegna. E' già partita la grande guerra per la Regione. Con la destra scatenata che si organizza per espugnarla strappandola a Renato Soru. Contando nell'aiuto e nel traino del prossimo governo Berlusconi. Non c'entra nulla ma il Cavaliere torna prontamente a mostrarsi con Putin nell'isola, ovvero nella reggia di La Certosa promossa e ora rilanciata come sede di rappresentanza dello Stato. La battaglia della Regione sarà aspra, combattuta senza esclusione di colpi. Praticamente già cominciata mentre si chiudevano le urne delle politiche. La posta è massima per tutti. Per il Cavaliere e i suoi. Abbattere Soru, che tiene in piedi un Pd altrimenti fatiscente (i suoi leader antisoriani - da Cabras a Fadda, Milia, Scanu e altri - sono stati delegittimati dagli elettori perfino nei loro feudi personali), non avrebbe solo il sapore della rivincita sul 2004 e sui due anni successivi, che in Sardegna hanno segnato il netto il successo del centrosinistra. Ha un altissimo valore simbolico e pratico. Soru è l'unico presidente del centrosinistra (a parte quelli delle regioni “rosse” e, meno, del Piemonte) ad aver retto al vento del Nord e del Sud che ha bruscamente messo in minoranza il centrosinistra dal Friuli alla Sicilia. E' un avversario contro il quale il Cavaliere si è impegnato direttamente e personalmente. Andandogli a fare un comizio contro sotto casa, anche offendendolo: il top dell'offensiva in crescendo che la destra ha scatenato contro il presidente, unico bersaglio della campagna elettorale sarda.

Con tutto ciò, e nonostante la spinta impetuosa per il Pdl, Soru e il Pd sardo hanno retto. Arretrando ma alla fine chiudendo la partita con neanche tre punti di scarto dagli avversari. Abbastanza lontani dal 51 per cento: obbiettivo disagevole da raggiungere anche per Soru. Partita aperta e incerta, sicuramente aspra. Da una parte e dall'altra si giocherà sulle alleanze con i partiti minori, le grandi manovre sono già in corso. Contro il presidente saranno messe in campo tutte le bocche da fuoco e non solo, facendo sponda anche sul governo. Berlusconi ha un conto personale con Soru e con Tremonti: col quale era finito a urla e quasi peggio a palazzo Chigi, sotto gli occhi del Cavaliere nel 2005. Gli strumenti per stringere d'assedio Soru a disposizione della destra sono stavolta molto più forti che in passato. Intanto l'ostilità del governo appena insediato, la spinta della destra sarda galvanizzata e organizzata anche dagli strateghi del Cavaliere: farà opposizione senza quartiere e su tutto in Consiglio regionale e nella società. Con molti alleati.

A cominciare dall'informazione regionale che in misura diversa ma ormai convergente è di fatto il secondo “partito” della destra ufficiale, con una scelta che non è solo politica ma di interessi, ambigua od opportunistica. Oltre lo schieramento militante di Unione Sarda-Videolina, tornano in campo gli strettissimi, vecchi legami tra “La Nuova”-gruppo Espresso-Repubblica e Beppe Pisanu, il beniamino a Sassari come a Roma: oltre quelli solidissimi con Mauro Pili (anche Emilio Floris) e la fortissima destra della Gallura monocolore, che pesa assai nel quotidiano di Sassari. Insomma, Soru si troverà presto, anzi lo è già, in una morsa politico-editoriale micidiale.

Partita compromessa, quasi persa? Questo secondo le prefiche anche del centrosinistra. Specie di certi leader che confondono la loro personale disfatta - nonostante la rielezione grazie alla legge-porcata aggravata dalle loro liste-porcate ad personas - con la situazione generale e le prospettive politiche. La tenuta del Pd è un grande problema per Soru. Dovrà provare a recuperare il rapporto con le parti a lui più ostili. Confermare quello già buono con la Sinistra Arcobaleno, che ha una forza decisiva nonostante sia stata extraparlamentarizzata. Tendere la mano ai sardisti che non vogliono finire a destra con Maninchedda ( e l'MPA del suo amico siciliano Rafé Lombardo, alter ego di Totò Cuffaro) come gli antichi fascio-mori. Provare a riaprire il dialogo con i socialisti avvelenati dalla cancellazione del loro simbolo e a lui in cagnesco: ma con voti al lumicino. Ma è soprattutto nella società, con una svolta di governo e di atteggiamento, che Soru si giocherà la partita. Recuperando lo spirito, lo slancio e rilanciando la speranza, riassorbendo il dissenso forte e spesso qualificato che stimolato per troppo decisionismo e troppo poco dialogo, incoraggiando in concreto le forze che vogliono un vero rinnovamento anche anagrafico: contro le nomenklature soffocanti, perdenti e perdute. Con le quali il presidente dovrà certo convivere senza che i cittadini ricavino l'impressione di accordi poco chiari, che lo assimilerebbero a un nuovo oligarca in sintonia con i vecchi.

Partita dura, difficile ma non certo impossibile., Intanto perché per il governo Berlusconi la luna di miele con gli elettori durerà pochi mesi. Salvo clamorose novità, dovrà assumere i provvedimenti impopolari cui è stato costretto - pur tra grandi errori - Romano Prodi. E poi perché a questo punto il centrosinistra o fa quadrato attorno a Soru e ritrova le ragioni di prospettiva del Pd o finirà tutto intero e per molti anni all'opposizione. Come candidato, Soru non ha alternative: non c'è nessuno in campo che nel Pd possa davvero sperare di fare meglio di lui elettoralmente. Anche perché i concorrenti della destra (il Mauro Pili ter, Emilio Floris, debole anche a Cagliari come si è visto nelle urne, o altri outsiders: sono in corso le “primariette” telefoniche del Pdl) non partono certo favoriti contro il presidente uscente. Questo è lo scenario. Corrusco ma non impossibile per un lottatore tosto come Soru: se saprà ritrovare lo slancio della prima ora.


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