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mercoledì 16 aprile 2008

Berlusconi conferma gli impegni
via l'Ici, Alitalia salva? Evviva
Sardegna “sua” per giornali sdraiati
Tra il dire e Soru, ci passa il mare

di Giorgio Melis

Onori e oneri, tra Roma e Cagliari. Parte una fase nuova di governo per il Cavaliere. Di governo e di difesa per Renato Soru, d'attacco a lui della destra sarda nella corsa delle elezioni regionali. Berlusconi ha vinto (grazie anche a Bossi, che ha stravinto). Veltroni ha perso ma non straperso. Anzi il suo disegno ha un futuro, non è detto molto lontano nel tempo. Ha scosso l'albero del partito unico riformista. I frutti più copiosi sono caduti nel paniere di Berlusconi, che ha dovuto imitarlo con ben altri mezzi: aveva anche dalla sua l'insuperabile impopolarità del governo Prodi, risultata terrificante. Quanto all'extraparlamentarizzione della sinistra, solo gli irresponsabili possono gioirne. Un mondo sia pure ridimensionato che perde la rappresentanza parlamentare è un fatto negativo politicamente, socialmente rischioso nell'Italia delle tensioni mai sopite: certo non saranno sedate dal ritorno di Berlusconi e dalla plateale, sgangherata soddisfazione di Confindustria per la sconfitta delle “forze anti.impresa”. Sul traino che il mondo imprenditoriale ha dato al Paese, meglio tacere: ricordando anche che due terzi del gettito fiscale vengonpo dal lavoro dipendente.

Ma oltre questi rilievi , è risibile dire che Veltroni abbia cannibalizzato la Sinistra Arcobaleno col richiamo al voto utile. Fosse stata forte e convinta, sarebbe passata come un rullo compressore su quell'appello, anzi ne avrebbe fatto un punto di forza identitario: infatti Casini è riuscito ad esorcizzarlo per l'Udc. Invece le sinistre già divise e di colpo unitarie erano e restano in crisi, per ragioni opposte, nel loro rapporto col mondo operaio e non solo. Servirà una riflessione più meditata e anche solidale, su questo punto. Con una premessa immediata. Davvero qualcuno crede (vale anche per i patetici socialisti di Boselli) che a Veltroni sarebbe andata meglio se avesse riproposto il caravanserraglio di tutte le sigle di sinistra e verdastre, con una riedizione della carovana-Prodi? Via, c'è un limite alle sciocchezze. Avesse fatto il bis di Prodi, Veltroni sarebbe stato distrutto elettoralmente e avrebbe cancellato la prospettiva politica che ha aperto e potrà allargare. Certo, se tra i vincitori, nessuno ha niente da obbiettare sull'arrivo al Senato di Totò Cuffaro, sull'elezioni di Dell'Utri e Ciarrapico, sul mafioso Mangano "eroe", significa che il deficit di etica e la convivenza con condannati e pregiudicati è diventata normale. La vittoria sbianchetta tutto, anche i certificati penali?

Anche di questo si riparlerà. A oggi prendiamo atto che Berlusconi conferma che manterrà le promesse. Quindi via l'Ici: non c'è cittadino che non ne sarà rallegrato. Resta da vedere se non ci sentiremo funestati se e quando i Comuni dovessero o dovranno constatare che rischiano il disastro. Naturalmente aspettando la cancellazione del bollo-auto e, nell'immediato, la soluzione della crisi Alitalia che sta per schiantarsi definitivamente al suolo. Sicuramente avremo modo di ammirare lo slancio e la disponibilità salvifica di quel mondo imprenditoriale che esulta per la scomparsa dalle Camere delle forze anti-sinistra. Nessuna sorpresa sul “neanche se ne parla” di Berlusconi all'idea di condividere una delle Camere con l'opposizione per favorire il discorso sulle riforme. Si è ancora abbastanza stupidi o ingenui da prestare fede alle sue parole.

D'altro canto, continua a vincere perché prende per i fondelli gli avversari e inganna i cittadini. Ad esempio, ora tace sui brogli elettorali organizzati da Amato con Veltroni mandante: grazie ai quali ha vinto le elezioni. Brogli annunciati e puntualmente realizzati. Infatti il Cavaliere ha vinto tutte le elezioni quando governava il centrosinistra, ha perso quando al timone c'erano lui e i suoi ministri dell'interno. Va bene, alle prossime scadenze (le amministrave del 2010) griderà ai brogli, rilancerà se dovesse perdere pur controllando ministero e Prefetture, starà zitto come ora se vincerà ancora. E Veltroni parli come magna e lascia perdere lo "shadow cabinet", che anche declinato nell'italiano governo-ombra sembra un vuoto a perdere resta. E si prepari a mettere da parte il buonismo se il Caimano ribadirà il suo cattivismo ridens.

La Sardegna isola di Berlusconi? Solo per i servi e gli ospiti del “canile di Arcore”

Nella Sardegna del due giorni dopo, si scopre che il grande successo della destra è un'esagerazione per un verso, per l'altro una fanfaluca montata dai giornali di servizio. In questo caso si avanza spavaldamente, come annunciato, anche La Nuova Sardegna: al fianco e in corsia di sorpasso dell'Unione Sarda-Videolina. Ieri il quotidiano sassarese titolava con orgoglio che “Berlusconi si è ripreso la 'sua' Isola”. Sua da quando e chi gliel'ha assegnata, a parte gli ospiti più gli aspiranti del “canile di Arcore” e il quotidiano sassarese? Finalmente in perfetta sintonia con quello cagliaritano, il giornale unico del Cavaliere, un house organ di testata bicefala.

Ripassiamo. Nel 1994, a un mese dallo tsunami iniziale del Cavaliere che aveva sconvolto anche la Sardegna, la destra (Fantola incluso in lista a parte) rimedia una storica stangata nelle regionali grazie a Palomba, che sarà poi assassinato politicamente dalle stesse forze che oggi sono in cagnesco a Soru. In Sardegna il centrosinistra vince nel 1996 con Prodi, e lo stesso farà nel 2006, andando così così nel 2001. Nel 1999 la destra non vince affatto (personalmente trionfa su Selis ma non c'è ancora l'elezione diretta), tant'è che deve “comprare” la legislatura “prevenduta” prima che si apra grazie all'apporto di alcuni Popolari appena eletti che passano a destra con grossi, grassi assessorati, enti e prebende varie.

La legislatura più scellerata verrà portata in porto col massacro della Sardegna, delle sue coste, della moralità e della legalità di cui si fa strame: come certificano gli scandali e i tanti processi avviati o conclusi contro decine di esponenti di primo piano del Polo. In questo senso, la Sardegna è stata sicuramente “sua”, del Cavaliere, di Comincioli e dei suoi ascari nuragici. Vince senza trionfare nel 2001 alle politiche e, nel 2004 alle regionali - quelle che contano di più - Pili prende una stangata storica contro Soru e la destra va a ramengo. Verrà ulteriormente randellata nelle amministrative del 2005 (le restano solo Cagliari per una candidatura suicida, Olbia e Alghero), perde di nuovo nel 2006 e vince di misura nel 2000. In quindici anni la destra ha perso due regionali su tre e la terza non l'ha vinta affatto. E' stata smazzolata in altrettante politiche e amministrative. Davvero questa Sardegna è la 'sua' isola, del Cavaliere? Calma col soccorso al vincitore: ci si può far male correndo a valanga.

“Suoi” non della Sardegna, sono soltanto i parlamentari paracadutati, al servizio di Silvio

Invece non è stata attribuita una proprietà che questa sì è del Cavaliere: i candidati paracadutati ed eletti dal centrodestra (una anche dal Pd). Sono nominalmente al servizio degli elettori sardi ma in realtà di obbedienza esclusiva del Cavaliere perché da lui inventati e imposti con Fini. Parliamo di Giuseppe Cossiga (per il quale va fatto un discorso a parte), Piero Testoni, Luca Barbareschi, Paolo Vella e Filippo Saltamartini. Non hanno mi avuto niente a che spartire con i partiti e l'elettorato sardi, fatti eleggere nella "colonia" più che proprietà sarda, specie la Gallura. Forse li vedremo di passaggio in estate. Ma quando ci saranno in discussione alle Camere interessi della Sardegna, pensate che possano mai considerarli prioritari rispetto a quelli indicati da Berlusconi, magari a favore della Sicilia (com'è accaduto clamorosamente), della Lega e comunque contrari ai bisogni della nostra isola?

L'informazione sarda già celebra per il 2009 la vittoria che non c'è della destra da sballo

Se guardate, sui quotidiani e tv sardi è tutto un annuncio della vittoria immancabile, già scontata della destra nelle regionali. Ma i numeri sono tosti e il voto regionale è sempre un'altra cosa. Comunque, Pdl ha avuto il 43 per centro contro il 40,2 del Pd-Idv, che ha un 2,8 per cento in meno. Al 51 per cento bisogna arrivarci, da una parte e dall'altra. Intanto, nel risultato della destra ha pesato l'indicazione di voto dei Riformatori, dunque da destra non c'è altro da aspettarsi. C'è il possibile 5,6 per cento dell'Udc, che ha perso nettamente. Si arriva così al 48-49 se la somma aritmetica delle politiche è sovrapponibile nelle urne regionali. Ma è così? Il Soru unico bersaglio della campagna elettorale è l'unico presidente di Regione (a parte Toscana, Emilia, Umbria e, alla pari, Piemonte) ad aver retto su un livello più alto del risultato nazionale.

Su cosa può contare, sempre teoricamente, in termini di apporti aggiuntivi? Sul 3,6 per cento della Sinistra Arcobaleno, sull'1,5 dei socialisti (forse), forse su una parte dei sardisti. In più, su quella parte di astensionisti, specie nelle zone operaie, tradizionalmente a sinistra. Siamo prossimi al pareggio, nel quale la differenza la faranno i candidati. Mauro Pili si dice pronto: quando mai non lo è? Ma è un credibile competitore vincente contro Soru? Il quale ha da correggere parecchie cose, per rimontare ai livello del 2004: ma ne ha la possibilità. Ad esempio, si trova a giocare una partita a Cagliari importante. L'Unione Sarda ha barato martedì e non corretto poi, sostenendo che nella capitale i rapporti di forza erano travolgenti a favore del Pdl. Un falso: il distacco è sceso sotto i due punti, in precedenza è stato anche di cinque volte. Però non bisogna dirlo (l'hanno fatto altri giornali) per non mettere in cattiva luce Emilio Floris, altro possibile concorrente. Allora, dov'è “il valore aggiunto di Silvio” in Sardegna esaltato sulla “Nuova” neoforzista, se gli schieramenti sono alla pari, non c'è stato niente di paragonabile a quello accaduto in Calabria, Puglia, Liguria, Friuli etc e Soru è l'unico governatore ancora bene in piedi? Tra lui e il mare dello sfratto, della vittoria per ora immaginaria del Pdl, c'è una realtà che si può ignorare solo a chiacchiere politiche e giornalistiche. Anche e soprattutto perché vedremo se fra un anno il governo Berlusconi sarà un traino o una palla di piombo per la destra sarda. Come è successo allo stesso Berlusconi nel 2006, ora a Prodi, in Francia a Sarkozy. Calma e gesso: è rischioso sporgersi troppo e vendere la pelle di un orso ancora in piedi e combattivo.


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