mercoledì 16 aprile 2008
di Marco Pitzalis
Mai un verdetto è stato così lampante in Italia. L'Italia democratica e di sinistra ha subito una sconfitta storica: alla Camera dei Deputati, i partiti che si ispiravano all'Unione girano intorno al 42%, e il Partito Democratico - superando di poco il 33% - ottiene un risultato non all'altezza delle speranza consolidatesi nel corso della campagna elettorale. L'astensionismo ha colpito fortemente la Sinistra-L'Arcobaleno e certamente in molte zone d'Italia anche il Partito Democratico. Una parte consistente dell'elettorato tradizionale di sinistra - oramai è chiaro a tutti - è smottato a destra.
In Sardegna, le cose sono andate meglio. Occorre dunque osservare che Soru - nonostante i molti errori commessi - rappresenta ancora un progetto capace di coagulare consensi in Sardegna.
Per quanto riguarda Veltroni, la scommessa è dunque vinta a metà. Il PD esiste come partito fondamentale in tutto il territorio nazionale. Però a sinistra mancano milioni di voti. Inoltre, il PD si porta dietro uno strano concorrente: Antonio di Pietro. Questi si è affermato con forza, grazie anche ad alcune debolezze della proposta del Partito Democratico.
Anzi, il voto all'Italia dei Valori va inteso anche come voto “utile” e di protesta, interno all'area democratica. Uno dei punti di debolezza della proposta del PD è stata la composizione delle liste elettorali. Il PD non ha saputo dare il necessario segnale di rinnovamento nella formazione delle liste elettorali. Gli elettori si aspettavano delle vere e proprie primarie che ridessero contenuti democratici alla competizione con il porcellum. Al contrario, questo è stato l'occasione per l'ultimo patetico esercizio di riproduzione di un ceto politico esausto. Le liste sarde sono il prodotto di equilibri di potere regionali (con le sole e differenti eccezioni di Giulio Calvisi e di Guido Melis).
In questi processi stanno le ragioni del non voto e del voto di protesta. L'astensionismo particolarmente accentuato in Sardegna e il voto sopra la media nazionale per l'Italia dei Valori, danno il segno di una insoddisfazione che la forza della proposta di Veltroni non è riuscito a rintuzzare.
Sulla composizione delle liste, il PD ha perduto la sua battaglia di credibilità. I discorsi di rinnovamento si sono arenati sulla realtà di una politica incapace di fare il necessario salto di qualità. Dalle parole non si è saputo passare ai fatti. E in campagna elettorale l'unico fatto tangibile è rappresentato dalle liste elettorale. Il resto è gazzosa.
Il PD, in Sardegna, ha retto nei luoghi dove si concentra il voto d'opinione. In particolare la città di Cagliari. Anche se qui una parte cospicua dell'elettorato del PD ha scelto Di Pietro per esprimere il suo dissenso. Il PD ha perso in alcuni importanti territori. E qui emerge la sua debolezza sociologica. Poche erano le candidature espressioni forti del territorio. Così abbiamo perso in città come Sinnai, che avrebbero dovuto essere il feudo di Paolo Fadda e del suo pupillo Moriconi (vicepresidente della Provincia di Cagliari) e poi Quartucciu, Quartu, Maracalagonis… Il disastro della provincia di Cagliari a chi va attribuito? Le liste del PD erano deboli perché poco autorevoli. La spinta “etica” era flebile e a questo va aggiunta la scarsa rappresentatività territoriale. Quanti elettori abbiamo dovuto convincere a votare nonostante queste candidature? Tanti, troppi.
Ora però è l'ora di guardare in prospettiva.
In un articolo da me scritto, circa un mese fa, sempre su questo giornale, invocavo il rinnovamento e indicavo alcuni nomi di candidati capaci di lavorare per la costruzione del partito nuovo. Ho scritto che Francesco Sanna e Giulio Calvisi possono svolgere questo ruolo. Ora sono eletti. È l'ora di mostrare di che stoffa politica sono fatti. C'è aria di cambiamento in giro. Non si lascino andare a compromessi di scarsa portata. Non si lascino invischiare dai vecchi baroni. Il morto non deve acchiappare il vivo. Da Renato Soru ci aspettiamo ancora molto, non solo nel governo della Regione ma nella costruzione del PD in Sardegna. Anche lui punti in alto. Non abbiamo visto molto coraggio nelle “sue” candidature. La lunga marcia è appena iniziata. Una svolta generazionale è in corso e non è questione di età ma di eresie e di fantasia.
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