l'altra voce.net


mercoledì 16 aprile 2008

Cavaliere, buona fortuna ma ci dica come
migliorerà la nostra vita oltre Mediaset
il bollo-auto batte l'ideale, il bipolarismo c'è

di Andrea Pusceddu

Tra le mille cose che non abbiamo azzeccato di questa tornata elettorale c'è anche il fatto che a meno di ventiquattr'ore dall'inizio dello scrutinio ci possa sedere davanti ad una tastiera e provare a raccogliere le idee. Tutto è infatti concluso,tutto è certo, e le incognite del voto all'estero e dei ripescaggi non sposteranno il nuovo assetto che si staglia davanti al paese.

E già questa è una novità: eravamo preparati a settimane di caos, riconteggi, polemiche e veleni, ribaltamenti e photofinish millesimali. Invece, non era ora di cena che già Walter Veltroni telefonava all'indiscusso vincitore, Silvio Berlusconi.

Bene ha fatto, il leader del PD, a fare subito un piccolo gesto di normalità, perché se c'è un messaggio che salta fuori da questo aprile (che per noi è davvero il più crudele dei mesi) è questo. Il paese ha voglia di normalità e di routine, vuole una vita tranquilla come una canzone dell'ultimo Sanremo. Lo ha voluto talmente tanto da a riaffidarsi a chi aveva già dato prova delle proprie capacità per cinque anni, praticamente ininterrotti.

Reduce da una campagna elettorale mediaticamente più stanca e meno innovativa di quelle precedenti, il leader del Popolo della Libertà ha probabilmente monetizzato l'unico indiscutibile merito, quello che nemmeno il più acceso dei detrattori gli potrebbe negare: quello di essere durato una intera legislatura, come nei paesi normali.

Era, ce ne rendiamo conto grazie ad una abbondante dose del senno di poi, troppo forte il richiamo dello spettacolo fornito dall'alternativa di centrosinistra in due anni di governo.

I mal di pancia di Mastella, i ministri di lotta e di governo della Sinistra Arcobaleno hanno rintronato a tocco lento dentro le cabine elettorali. Due anni di legislatura buttati ad inseguire le manie e le mitomanie di illustri Carneadi, politicanti di medio e basso corso per la prima volta trovatisi a contare qualcosa fuori da un collegio blindato.

Gran parte di quell'elettorato che non si riconosce aprioristicamente in una parte politica ha fatto pendere l'ago della bilancia a destra, non sufficientemente rassicurato da un cambiamento di facce e rotta del PD che è stato forse tardivo, magari insufficiente, ma di sicuro non inutile.

La scelta di solitudine (anche se lui la chiamava di libertà) fatta dall'ex sindaco di Roma ha pagato, e non bisogna nasconderlo. Ha da un lato obbligato "il leader dello schieramento a lui opposto" a replicare con un compattamento simmetrico, ed ha posto molti italiani davanti ad un bivio.

La strada presa è chiara, a destra come a sinistra. Il Paese non ne può più di mille e mille partiti e partitini, agglomerati inutili e tronfi superati in pochezza solo dalla nullità dei loro leader, piccole formazioni a schiera che si accapigliavano pur di infilarsi dentro al panino di un telegiornale.

Il Paese non ne può più di un governo co.co.pro, che oggi c'è e domani chissà. Pur di non dover tornare a votare ha scelto una guida vecchia e discutibile. Ha scelto di chiudere gli occhi ed affidarsi ai cotillon ed al paternalismo. Sconvolto da un sistema che non funzionava, da un Paese ingolfato come una vecchia Vespa, ha optato per l'uomo della provvidenza, e pazienza se gran parte di quel sistema era dovuto proprio a lui.

Veltroni ci ha provato. Ha perso, con dignità. "Ho fatto la scelta giusta per il paese", ha detto, e ci sentiamo di dargli ragione. Ha fatto quanto poteva, e se invece che alle speranze ed agli ideali abbiamo deciso di puntare al bollo auto, è forse perché le tenebre che il centrosinistra aveva fatto colpevolmente calare erano ormai troppo fitte.

L'Italia che esce da questo tranquillo week end di paura è molto diversa da quella che aspettavamo e speravamo, non nascondiamocelo Ci aspettano anni di pensiero a grana grossa, di xenofobia ed egoismo.

Però alcuni fatti positivi vanno registrati, se non altro per provare a sorridere davanti alla prospettiva di altre cinque estati di giardinaggio governativo a Villa Certosa.

Nonostante la variabile impazzita del Porcellum, infatti, dalle urne è uscita l'Italia più bipolare e e compatta della storia post repubblicana. L'arcobaleno della sinistra si è dissolto nel giro di poche ore, e tutto il quadro direttivo è stato azzerato. Speriamo che anche a livello locale se ne traggano le dovute conseguenze, anche se le prime avvisaglie sono sconfortanti, almeno a sentire le dichiarazioni di politici che parlano come i vecchi giapponesi persi nella giungla, inconsapevoli del fatto che la guerra è finita.

In moltissimi paesi del nord la Lega ha catalizzato tutto il voto di una sinistra dominata da vecchi sindacalisti che non hanno capito nulla dei problemi che un giovane affronta nel mondo lavorativo. Se la Sinistra diventa incapace di parlare ai lavoratori,ed ai giovani, è bene allora che stia un giro fuori, perché ha perso la ragione di esistere.

È il bipolarismo, bellezza, che ci piaccia o meno è così. Gli stessi sbarramenti che tagliano fuori Diliberto, Bertinotti e Pecoraro Scanio impediscono a Storace e Santanchè di intristire ulteriormente l'agone politico. Non piangeremo ne per gli uni ne per gli altri. Non è di loro che il paese ha bisogno, non ora. Possono benissimo riciclarsi a commentare la politica da bordo campo, come fanno gli ex terzini imbolsiti nelle pay per view. Mastella ha già iniziato, si accomodino che un posto lo trovano.

E visto che per cinque anni vivremo solo di speranze, proviamo a cullarne una personalissima: con sottile contrappasso legislativo il partito di Ferrara ha preso una percentuale embrionale, ed anche l'UdC, malgrado i democristianissismi sofismi di Buttiglione, esce fortemente ridimensionato, riducendosi ad una comparsa.

Volevano essere l'ago della bilancia, ed invece sono diventati l'ago nel pagliaio, sostanzialmente introvabili. Il fondamentalismo religioso in politica forse non è la pietra filosofale che molti ci spacciavano, e c'è da rallegrarsene. Magari questo riassetto consentirà di rasserenare il dibattito tra laici e cattolici, e riportarlo nel binario di una normale e serena competizione tra ideali a volte dissonanti, senza che ciò necessariamente richieda martirii, crociate e spade fiammeggianti.

La stessa cosa potrebbe avvenire nel PD, visto che la massima penitenza che la Binetti potrà minacciare ai suoi colleghi di partito saranno due Paternoster ed un Gloria.

Scopriremo presto, non appena ritornerà la routine, se si stratta di speranze vane o meno.

Comunque sia, buona fortuna, presidente Berlusconi. Ci faccia cortesemente sapere cosa sarà di Alitalia, come ripulirà le strade in Campania, se recessione,e crisi economica scompariranno dalle nostre vite o solo dai tg di Mediaset e Rai come avvenne in passato.

Il comunismo è morto, e neanche Casini si sente tutto bene. Tutti i suoi sogni si sono avverati, ci stupisca e pensi ai nostri, adesso.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari