martedì 15 aprile 2008
di Giorgio Melis
La destra avanza ma in Sardegna non sfonda. È di nuovo in corsa ma le urne politiche non le danno affatto la certezza di riconquistare la Regione. Perché il Pd e Di Pietro tengono sia pure arretrando, vanno meglio rispetto al dato nazionale: mentre il Pdl sardo è nettamente sotto il risultato spuntato a livello generale. In larga maggioranza nel Paese, schiacciante in alcune regioni, nell'Isola il Pdl stenta più di quel che non dicano i risultati. Ha recuperato una maggioranza di quasi tre punti sul Pd-Idv ma è al 43 per cento contro il 40 degli avversari. Però ci sono i voti della Sinistra Arcobaleno e quelli socialisti che possono largamente pareggiare i conti, benché l'Udc possa fare la differenza. Acquisito il trionfo di Berlusconi-Bossi-Fini (in quest'ordine gerarchico), a Cagliari è inevitabile guardare alle urne appena chiuse proiettandole sulle regionali del 2009.
Con una prima, obbligata constatazione. Il “vento della libertà” liberato da Berlusconi come un Eolo elettorale (ma determinante è quel Bossi malandato di salute ma più leader che mai), il vento del Nord e più ancora del Sud (ribaltoni a catena e anche di grandi proporzioni nelle Regioni del Mezzogiorno governate dal centrosinistra) hanno soffiato debolmente in Sardegna. Ergo, addavenì l'attesa spallata a Renato Soru. Se verrà, sarà fra un anno. Non è certa, potrebbe anzi mutarsi nella sua conferma. Lo sfratto per ora resta un auspicio senza che gli elettori si siano incaricati di farsi ufficiali giudiziari contro Soru.
La spallata dalle urne non c'è stata affatto. Andrà conquistata sul campo nell'anno a venire: durante il quale potrebbe anche svanire definitivamente. Se il Pdl spera di fruire dell'effetto-governo, sul traino-Berlusconi per tornare alla Regione proponendo Emilio Floris (o più probabilmente ancora Mauro Pili: tri-eccolo), probabilmente si illude. I problemi dell'Italia sono così drammatici e le risposte così difficili se non proibitive, che il Cavaliere tra un anno avrà la stessa bassa popolarità del 2006 dopo cinque anni di governo, forse simile a quella terrificante che Prodi si è tirato addosso con la prima Finanziaria del 2006. La cura da cavallo che ha quasi ucciso il cavallo, spingendolo a disarcionarlo sia pure col calcio dell'asino di Mastella, rimasto meritoriamente a girare la mola. Insomma, la partita è aperta, apertissima. Soru può rivincerla. A patto che stia lontano dai notabili e nomenklati vari che gli si sono contrapposti nelle primarie (derubandolo della vittoria grazie a traffici con gli amici del centrodestra) e poi hanno imposto candidature prevalentemente nel segno della continuità e del verticismo sardo-romano.
Non si tratta di personalismi contro. Contro i nomenklati rieletti e non, ci sono innanzitutto gli elettori. Intanto, molti dei tanti che non sono andati a votare: c'è stata una partecipazione alle urne bassissima, penultimi in Italia, precedendo solo la Calabria (comunque analoga a quelle delle regionali 2004). Ci sono stati fattori locali e sociali (i dipendenti e le famiglie segnati dalla crisi Legler, migliaia di persone). Ma anche un rigetto delle liste imposte dalle segreterie ex Ds-Margherita, con nomi inguardabili.
Anche i sardi appartenevano alla tribù dei nasi turati, quelli che votavano tappandosi il naso solo per non far vincere l'avversario. È la versione (inventata da Indro Montanelli) politico-elettorale dei Nez Percés, una tribù di pellirosse del Nord America che si bucava il naso per appendervi monili e altri: piercing del popolo rosso. I nasi turati di rito nuragico si sono drasticamente ridotti. Forse anche a destra, per la vergogna dei candidati paracadutati ed eletti senza che nessuno protestasse: a partire dal Pd insensibile e autolesionista. Ma soprattutto nell'altro schieramento. Qualcuno ne dubita? Allora veniamo a fatti incontrovertibili. Antonello Cabras, leader e capolista del Pd, parlamentare di lungo corso, ha preso un'incredibile tramvata in casa. Nella sua S.Antioco il Pd-Idv è crollato col 30,8% contro il 53,7% del Pdl (stavolta Gianni Bigio, Confindustria e An, non è andato a votare per lui: come nelle primarie). A Olbia, con Giampiero Scanu candidato in pole position, ex sindaco e sottosegretario uscente, il centrosinistra svetta ben al 32,8 per cento: contro “solo” il 56,5% della destra. A Villa San Pietro, feudo del candidatone Paolo Fadda, la destra vince col 47,36. E vince anche a Pula, Sinnai e Capoterra che ricadono (dovevano) nella sfera di controllo dell'ex margherito presunto nemico pubblico numero uno di Soru: in realtà è Fadda a essere inviso ai suoi diretti elettori. Viceversa, (“meglio Siro”) Marrocu vince nella sua Villacidro col 46,5%. Tre soli esempi per dimostrare con esiti e numeri schiaccianti che i vecchi, logori notabili, sono alla frutta anche in casa loro: figurarsi altrove e come uomini di richiamo regionale. L'unico che mantiene una forte presa sul territorio è Tore Cherchi, che a Carbonia traina il Pd-Idv al 49,31% contro il 34,4 della destra. Una forte indicazione anche politico-personale tra i “vecchi” ma della generazione di mezzo.
I risultati in Sardegna vanno inquadrati nel disastro generale del Pd, e del trionfo del Pdl. Per interpretarli correttamente nella proiezione sul 2009, vanno comparati a quelli delle altre regioni e al trend nazionale, confrontati con quelli del 2004 (anche delle politiche 2006). Possono diventare, nella prospettiva dell'anno prossimo, di nuovo buoni o disastrosi. Dipenderà dal quel che si farà nel percorso di guerra da oggi fino alla primavera 2009. La destra ha avuto (Camera) il 43,1 per cento. Ovvero il 3,7 in meno del risultato nazionale; nel 2006 aveva avuto con l'Udc il 45,35%. Praticamente è stabile, non è affatto cresciuta. Ma soprattutto è ferma o cresciuta di poco rispetto alle regionali del 2004, quando ebbe il 40,5 per cento: molto basso, forse irripetibilmente così depresso. Dovrebbe risalire: recuperando il rapporto con l'Udc, può arrivare al 47-48%. Per ora, comunque, un trend non travolgente rispetto all'esito nazionale, stazionario sui precedenti.
Il Pd-Idv ha avuto il 40, 17 per cento. Un 2,6 più alto del dato nazionale, con una relativa tenuta rispetto al crollo devastante in tutto il Mezzogiorno e anche al Nord (in Puglia, con Vendola, staccato di 13 punti dalla destra; in Piemonte - amministrato con mano forte da Mercedes Bresso- ha vinto con appena il 42,14. Un tonfo terribile in Campania e Calabria, perso l'Abruzzo). La Sardegna arretra ma è in controtendenza rispetto agli sfracelli che hanno penalizzato il Pd anche in Liguria e Friuli, per non dire della solita Sicilia: ha orgogliosamente andato al Senato Totò Cuffaro. Comunque il risultato sardo è molto lontano dal 52,49 delle politiche del 2006 ma anche dalle regionali del 2004: 50,1 per cento con Renato Soru mattatore ma di un'alleanza vasta.
I dati del 2004 sono superati, non sono più un riferimento realistico: a destra e a sinistra. Si deve partire dai circa tre punti di differenza tra Pdl e Pd-Idv nel voto di domenica. Tre punti sui quali si gioca la partita. Recuperandoli, il Pd-Idv vince le regionali. Mantenendoli o aumentandoli, è la destra che sbanca. Elettoralmente, Soru potrà-dovrà contare sul 3,5-4 % della Sinistra Arcobaleno e lavorare da subito in questa direzione. Può cercare di recuperare almeno una parte dei sardisti renitenti a rilanciare gli antichi fascio-mori nel passaggio a destra con Maninchedda (Paolo-Geronimo-no-maninpasta si è fermato all'1,51: un exploit) essendo legatissimo al Rafé Lombardo (alter ego di Cuffaro) dell'Mpa siciliano: alleato con la Lega in quanto di più incestuoso si possa immaginare politicamente e antropologicamente. Sui socialisti avvelenati. Soru per ora non può fare affidamento. Ma spariscono dalla scena parlamentare: o vanno a destra o ricuciono col Pd. Soru potrà e vorrà avere qualche aspettativa dall'Udc? Molto difficile. Comunque tutto dipenderà dall'evoluzione dei rapporti Casini-Berlusconi.
I tre punti di distacco delle urne politiche sono comunque più che ripianabili. Creando una nuova rete di alleanze sociali dove si è visto che sono possibili, recuperando i rapporti logorati con personaggi e gruppi significativi che lo hanno appoggiato Soru nella prima fase e si sono ritratti delusi. Gli spazi elettorali ci sono. Anche, a sorpresa, dove si pensava fossero chiusi. A Cagliari città, il Pd-Idv è al 41,8 per cento (meglio della media regionale) contro solo il 43,7 per cento del Pdl. Torna il voto di opinione, lo scontento verso Floris è più largo di quanto non si pensi: un'agevole offensiva mirata può approfondirlo ed estenderlo. Se si pareggia o si vince a Cagliari (Sassari e Nuoro sono in cassaforte), la metà del lavoro è fatta: anche simbolicamente. Mentre va male nel resto della Provincia (alla faccia di Graziano Milia, l'eccezionale presidente anche del Casic) col Pd-Idv al 38,3 contro il 46,3% del Pdl. Sono rapporti rovesciati rispetto agli equilibri tradizionali (confermati nel 2005) tra capoluogo e resto della provincia. Un disastro assoluto a Quartu col centrosinistra al 33,8 % contro il 53,01 del Pdl: venti punti di differenza pur avendo il sindaco e il city manager, più potendo contare teoricamente sul traino del quartese Milia. Il ventre molle dello schieramento di Soru, oltre Iglesias, sono quasi tutti i centri costieri dalla Gallura ad Alghero fino, significativamente a Muravera, Castiadas, Villasimius, Pula, Teulada.
Come scenario complessivo, alcuni prevedono un forte attacco alla Regione da parte del governo. Possibile anche se avrà molte altre gatte da pelare e non potrà esagerare. Sostenere Soru è nell'interesse di Veltroni, per il quale resta uno dei pochissimi leader regionali anche a caratura nazionale. E come detto, il governo arriverà al voto regionale del 2009 già logorato (come Sarkozy in Francia a solo nove mesi dal trionfo) in un'Italia segnata da tensioni sociali ed economiche. Più dure da controllare ora che c'è solo una sinistra extraparlamentare, extra omnes dalle Camere, più combattiva sul piano sociale. Dunque, un governo che non sarà in grado di spandere successi sulla destra sarda o di trainarla con i suoi risultati mirabolanti.
La partita si giocherà in Sardegna, non solo sul piano politico, che resta importante cui si è già accennato. Ed è alla portata di Soru con una rivisitazione di strategia e atteggiamenti verso gruppi sociali e aree geografiche. Dovrà fare i conti contro una sicura, martellante azione demolitoria di Unione Sarda e Videdolina. Gli staranno addosso più e peggio di prima perché sperano di concorrere a rovesciarlo e tirare la volta a Floris o a Pili. La Nuova Sardegna starà un poco (non troppo e con ambiguità) con Soru ma subirà il richiamo della foresta di Beppe Pisanu e Pili, più quello della Gallura felix e combattiva. Diciamo mezzo e mezzo. Se si combatte bene sul piano politico, la situazione è recuperabile elettoralmente. Il fronte informativo può interferire ma può anche essere contrastato. In ogni caso, si è visto anche stavolta che la forza di Soru è ancora notevole. Non più autosufficiente come nel 2004. Anche per lui s'impone un colpo d'ala che consenta di evitare di riconsegnare la Sardegna a una destra che vince con Berlusconi (e Bossi, decisivo) ma qui ha poco da dire e dare. Come peraltro i vecchi, screditati apparati Ds-Margherita che controllano il Pd.
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