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martedì 15 aprile 2008

Il Pdl già in festa guarda al 2009
tutti dentro con i vecchi alleati
per l'assalto finale alla Regione

di Marco Murgia

Vincono e festeggiano, nel Popolo della Libertà. A tarda notte la sede di Forza Italia è zeppa di esponenti politici, elettori e simpatizzanti: c'è da brindare e si brinda, per il risultato nazionale ma anche per quello regionale. Ora possono dirlo, nel centrodestra: nell'isola a questi numeri ci pensavano, ma chissà se ci credevano davvero. Tre punti in più alla Camera e lo stesso al Senato. Non è il cappotto cucito nel resto del Paese ma intanto se lo godono: l'avviso di sfratto per il presidente della Regione Renato Soru parte da qui. Per conoscenza, dopo una campagna elettorale tutta incentrata contro la figura del governatore, arriverà anche alla coalizione di centrosinistra che lo sostiene. Ma solo oggi, a risultato acquisito: anche se le poste, proprio in virtù di quei numeri, non funzioneranno alla velocità che speravano.

Piazzano cinque senatori a palazzo Madama e voltano pagina per fare l'en plein: obiettivo dichiarato, le elezioni regionali del 2009. Sarà un'altra storia e lo sanno bene. Non è un caso che tutte le dichiarazioni nella lunga serata elettorale abbiano come sfondo la coalizione allargata, indispensabile e chissà se sufficiente per riprendere in mano la Regione. Il via lo da Piergiorgio Massidda, coordinatore regionale di Forza Italia: «Abbiamo impostato la nostra campagna elettorale chiedendo ai sardi cosa pensassero del governo Prodi e di quello di Soru: le risposte sono arrivate dalle urne». Troppo indirizzati contro il governatore? Un passaggio quasi fondamentale: a differenza del nazionale, nell'isola il PdL doveva inseguire. «Ma di personale contro il presidente della Regione non c'è niente. Anzi, in questo momento gli sono anche solidale: ha una maggioranza che è stata punita, devono trarne le conseguenze». Sì ai festeggiamenti ma solo fino a ieri notte: da oggi tutti al lavoro «per dare alla Sardegna nuova autonomia e dignità: dobbiamo ricreare un ponte ideale con il paese, a iniziare dalla continuità territoriale dei passeggeri e delle merci». Con l'avvertenza, per il Parlamento nazionale, che se le promesse per l'isola fossero disattese «non esiteremo ad andare contro la nostra maggioranza».

Inutile negarlo, qui l'esito dei seggi ha un sapore particolare. Se nel Paese la vittoria è importante «soprattutto al Senato», sottolinea Mariano Delogu, «perchè permette una più sicura governabilità dell'Italia», nell'isola «speravamo in questo risultato». Linfa importante nella corsa per le regionali: da affrontare con «un centrodestra allargato a tutte quelle forze che in questi anni hanno lavorato all'opposizione: penso ai Riformatori ma anche a Fortza Paris e all'Uds». Sull'Udc «non c'è nessuna chiusura, decideranno loro cosa fare: l'importante è creare una coalizione che ci dia la possibilità di governare anche nell'isola». Dello stesso avviso è Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale: «E' sempre più forte la necessità di aggregare tutte le forze politiche e sociali in grado di rappresentare l'esigenza di un rilancio dell'autonomia sarda, facendo leva sull'identità e sulla libertà come valori decisivi per lo sviluppo». Quindi «da subito occorre avviare un dialogo serrato su questi temi con tutti i sardi disponibili a costruire una alternativa dignitosa al dirigismo della sinistra: la vittoria del Popolo della Libertà anche in Sardegna è il segno di un grande desiderio di cambiamento. Ora ci attende un compito di grande portata, per il futuro assetto di governo della Regione».

A tirare la volata appare sempre più pronto il sindaco di Cagliari, Emilio Floris. Guarda al suo ma anche al futuro prossimo: quello di ieri «è un risultato più che soddisfacente per le condizioni in cui il Pdl ha ottenuto la vittoria, distaccandosi non poco dal Pd e nonostante le intromissioni costanti del governatore Soru nella politica cagliaritana, in continua opposizione al governo di centrodestra». Ringrazia gli elettori per quel tre per cento in più alla Camera e al Senato che hanno confermaro l'anima di centrodestra del capoluogo, certo «che le politiche di Berlusconi aiuteranno i governi locali». Per le regionali si vedrà, il ritornello è sempre lo stesso: «Alle amministrative non ci si candida, si viene candidati. certo è che si deve lavorare: serve una larga convergenza». Ma il cerchio si sta per chiudere: il suo è uno dei nomi, insieme a quelli di Pili, Nizzi, Cicu e Delogu, inseriti nei sondaggi telefonici che da Roma chiedono ai sardi chi sarebbe il candidato ideale nella corsa contro Soru. Senza neanche un minuto da perdere.

Soddisfatto anche il senatore uscente Fedele Sanciu. Parla di «risultato eccezionale per una regione governata dal centrosinistra». Ancora di più se si calcolano «i sette presidenti di provincia su otto a sponsorizzare per l'altra parte e la due giorni di Veltroni in lungo e in largo per l'isola». Inutili, secondo lui: «Ai quattro anni di no di Soru hanno fatto da contraltare i dieci giorni di promesse dei ministri di Prodi in Sardegna: un tentativo mieloso che non ha funzionato». Gli sforzi hanno pagato anche «nelle sezioni in cui abbiamo perso: nel Medio Campidano, nel Nuorese e nell'Ogliastra abbiamo comunque recuperato».

Parola agli adulati di domani, quei Riformatori che giocheranno un ruolo fondamentale nella corsa al prossimo obiettivo. È dietro l'angolo e il gruppo guidato da Michele Cossa ha tutte le carte da mettere sul tavolo: il «buon risultato» ottenuto dal centrodestra nel suo complesso in Sardegna non basta per vincere la sfida del voto del 2009. «I dati rendono evidente» spiega il coordinatore regionale «che si tratta di un quadro che dev'essere rafforzato se si vogliono vincere le elezioni regionali». Vero è che «le politiche sono state un passaggio importante che ha dimostrato che, a differenza di due anni fa, il centrosinistra non è più maggioranza in Sardegna e in gran parte degli enti locali. Ora dobbiamo concentrare le forze per individuare il candidato alla presidenza della Giunta che guidi una coalizione coesa e rappresenti un progetto politico credibile, capace di riaccendere nei sardi la speranza nel futuro e la voglia di rimettere in moto un'economia ai limiti della recessione». Da parte loro hanno già iniziato a lavorare in questa direzione: «Domenica al Castello di Sanluri presenteremo la nostra proposta programmatica, sulla quale vogliamo confrontarci con i sardi e le forze politiche che condividono con noi la determinazione di dare una svolta alla politica sarda». Nel centrodestra tutte, almeno a parole: quanto peserà il voto di ieri e domenica si capirà nei prossimi mesi. Oggi si continua a festeggiare.


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