martedì 15 aprile 2008
di Cinzia Isola
Sulla sconfitta non si discute. Ma il dato regionale registra segnali di resistenza per il centro sinistra: il Partito democratico in alleanza con l'Italia dei valori va sotto, ma i circa 9 punti percentuali che hanno regalato la vittoria al Cavaliere e al suo destriero Umberto bossi, nell'Isola si riducono di due terzi. Non è poco. Soprattutto se si tiene a mente il filo conduttore di tutta la campagna elettorale del Popolo delle libertà. Tutta incentrata sulla critica alla politica regionale del centro sinistra, ma soprattutto contro il Presidente Soru.
Non a caso, seppur nel clima festoso che accompagna la vittoria, dai leader del Pdl si sono sprecano gli appelli ai partiti minori, per ora esclusi dalla competizione nazionale, ma utili e necessari in vista delle regionali. La nuova alleanza Pd - Italia dei valori, orfana della sinistra regge ma accusa il colpo. Un colpo che segna una sconfitta senza se e senza ma. «Il voto nazionale attesta che non ci sono distanze abissali come poteva sembrare all'inizio della campagna elettorale, ma segna una netta e chiara vittoria dei nostri avversari sia alla Camera, sia al Senato», ha commentato Antonello Cabras, segretario regionale del Pd.
Una sconfitta che non risparmia l'Isola: «Perdiamo di poco, ma il premio di maggioranza va al Pdl così come nelle altre regioni che erano in bilico». L'analisi politica da una parte e dall'altra non può fare meno di rivolgere lo sguardo già al futuro: « In Sardegna - ha sottolinea Cabras - abbiamo registrato un dato migliore di quello nazionale con tre punti in più. Un dato incoraggiante, anche se sarebbe stato meglio vincere. Un risultato - ha aggiunto - molto positivo per noi, ma di contro dobbiamo registrare le difficoltà dei nostri alleati alla Regione, nelle Province e nei Comuni. Il risultato è incoraggiante per il Pd, ma scoraggiante per la Sinistra Arcobaleno che è un nostro alleato decisivo in vista delle prossime regionali».
Ma per ora non bisogna confondere le carte in tavola. E se pure l'ombra delle regionali incombe, il risultato elettorale delle politiche non sembra risentire del caso regionale: «Visto il risultato del Pd non si può certo dire che l'esperienza di governo di centrosinistra abbia influito negativamente, ma una cosa è certa - ha osservato Cabras - il Pd da solo non è in grado di vincere le elezioni regionali».
L'analisi del voto in controtendenza è anche il punto d'osservazione privilegiato dal Presidente della regione Renato Soru: «Il Pdl ha svolto in Sardegna una campagna elettorale aggressiva contro di me - ha dichiarato Soru - cercando di sfruttare il normale malcontento della gente nei confronti di chi governa, visto che sono state fatte scelte anche impopolari quando è stato necessario». E anche se in un primo momento si è parlato di un testa a testa, il divario alla fine si è attestato intorno ai tre punti percentuali. Inevitabile però guardarsi intorno: Soru si è detto dispiaciuto per il risultato deludente raggiunto dalla Sinistra arcobaleno: «avrebbe meritato di portare la sua voce in Parlamento». Il futuro dei rapporti Stato -Regione è affidato, invece, alle speranze: «nei due anni nei quali ho avuto a che fare con il precedente Governo, Berlusconi non ha dimostrato capacità di ascolto per la Sardegna, ma mi auguro che i rapporti siano migliori e ho fiducia nel futuro».
Di sconfitta sulla quale riflettere parla, senza mezzi termini, Paolo Fadda: «Bisogna avere l'umiltà di ammetterlo e lavorare per tentare di vincere alle prossime competizioni». Autocritica senza scuse anche per il segretario regionale di Rifondazione comunista Michele Piras: «La sconfitta non si discute, ma è bene mettere in evidenza che il Popolo delle libertà in Sardegna non ha sfondato: il risultato, dati alla mano la somma dei voti ottenuti del Pd più Italia dei valori più Sinistra arcobaleno dimostra che nell'Isola il centrosinistra non ha perso». L'analisi del voto spinge invece il coordinatore regionale di Sinistra democratrica Massimo Zedda a rivedere il ruolo del partito in un'ottica futura: «Ripartire dalla società, riprendendo a lavorare tra la gente».
Critico anche Luigi Cogodi, ex deputato di Rifondazione comunista: «Dalle urne non arriva la sconfitta del progetto di sinistra unita ma dell'incapacità nostra, e non di altri, di proporlo come risposta credibile e utile alla crisi che attraversa il nostro paese». L'appiattimento della politica sulle leadership nazionali è un dato che va tenuto a mente. Ma senza usarlo per giustificare l'insuccesso.
Cogodi punta invece il dito sull'astensionismo: «Quando nell'arco di due anni la disaffezione al voto cresce di più del 5,5%, significa - rileva - che il rapporto cittadini-istituzioni ha imboccato una china che noi per primi non abbiamo capito e saputo arginare. Per farlo abbiamo messo in campo un progetto di sinistra unita che non è stato ritenuto una risposta credibile, perché è stato fatto, necessariamente, in fretta e ha pagato la scarsa percezione della sua “utilità” a risolvere i problemi dei nostri elettori. Il progetto, anche dopo questo risultato, resta per me strategico - ha concluso Cogodi - ma va profondamente calato nelle realtà territoriali. In Sardegna devono essere i sardi ad avere la prima e l'ultima parola»..
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