sabato 12 aprile 2008
Sciopero: bianco, questo sì, non come le ultime morti sul lavoro. E manifestazione silenziosa per le vie di Cagliari, da piazza Garibaldi a piazza del Carmine. Tutto in una giornata, il 17 aprile, dedicata alla riflessione e alla sensibilizzazione: è la prima contromossa di Cgil, Cisl e Uil dopo la settimana d'inferno nei cantieri isolani, con tre decessi in tre giorni tra lunedì e mercoledì. Firmano un documento unitario - dal titolo significativo: «Sicurezza nel lavoro, sicurezza del lavoro: lavorare per vivere e non per morire» - e sottolineano che non è tempo solo di sdegno e protesta: «Sono necessari e comprensibili, ma non ridanno la vita alle vittime e non restituiscono un padre e un marito alle famiglie». Quello che serve «è la prevenzione» e, se non bastasse, «la repressione».
Sciopero bianco, quindi: non assenza dal posto di lavoro ma due ore di stop «che verranno utilizzate per discutere sulla normativa relativa alla sicurezza e alla prevenzione». Poi il corteo silenzioso in città, con partenza alle 18 da piazza Garibaldi: l'obiettivo è quello di «sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica, le istituzioni, le imprese e l'intero mondo del lavoro». Mantenere alta la guardia, spiegano i sindacati, ma non solo: sollecitare maggiori controlli senza dimenticare la ricerca delle responsabilità.
A preoccupare sono i numeri. Li mette in fila Giampaolo Diana, segretario regionale della Cgil: otto morti nei primi tre mesi e mezzo del 2008, 30 nel 2007 e cinque in più nel 2006. Se non bastassero ci sono le percentuali di incidenti che provocano invalidità permanenti: oltre il 42 per cento nell'isola, un dato al di sopra della media nazionale. Ancora gli «inaccettabili ritmi di lavoro: tra le 10 e le 12 ore giornaliere, che si registrano in Sardegna in settori come le costruzioni». Poi il ruolo della magistratura nella ricerca delle responsabilità: «Mi chiedo», ha sottolineato il leader sindacale, «se i magistrati e gli organi inquirenti svolgano le indagini sulle morti bianche con la stessa convinzione e determinazione con le quali perseguono gli autori di un omicidio. E se si individuano, è mai possibile che non vadano un solo giorno nelle patrie galere?».
Un messaggio che è anche un appello, prima di tutto a se stessi: «Sono convinto che anche il sindacato possa e debba fare di più per far crescere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro». Ecco la denuncia: concentrata su quei «settori dove si registrano situazioni da caporalato moderno con i lavoratori sottoposti a pesanti ricatti e dove per il sindacato è difficile perfino entrare».
La necessità, secondo il segretario generale della Cisl Mario Medde, è che «le istituzioni preposte ai controlli, alla vigilanza e alla repressione, garantiscano le iniziative necessarie per andare oltre l'ordinarietà, per affrontare un problema che qualcuno pensava appartenesse al secolo precedente e che invece è ancora una priorità». L'esempio è la carenza degli organici: «Lo Stato deve essere presente in tutti i territori con il personale necessario». Invece «è possibile che si taglino le risorse destinate all'Inail?» Il primo passo per sopperire alle mancanze sarebbe «un maggiore coordinamento tra le istituzioni preposte ai controlli»: prioritaria è la conferenza di servizi che i sindacati avevano avanzato durante la discussione della finanziaria che dovrebbe essere promossa dalla Regione.
A viale Trento i confederali chiederanno un incontro subito dopo le elezioni di domenica e lunedì: l'obiettivo è proprio quello di affrontare insieme la discussione delle proposte. Il segretario generale della Uil sarda, Francesca Ticca, punta sull'esigenza di «migliorare la formazione per i lavoratori e di applicare meglio le leggi che esistono». Le critiche sono anche per il mercato, drogato da «eccessi di ribasso fino al 40 per cento negli appalti pubblici: significa che i profitti si fanno sacrificando l'anello debole. È un problema culturale: serve cambiare la mentalità di tutti».
Gli strumenti ci sono: «È ora di passare all'offensiva» e farli applicare. Il documento unitario dei sindacati è basato su cinque punti imprescindibili. Prima di tutto la «puntuale applicazione e il rispetto del decreto legislativo» del 1994 «sulla prevenzione degli infortuni e sulla vigilanza e in attuazione delle direttive comunitarie riguardanti la sicurezza nel lavoro». Poi «l'attuazione/applicazione del Testo Unico approvato dal Consiglio dei Ministri il primo aprile». Il documento, firmato dai ministri Cesare Damiano e Livia Turco, individua i principi comuni e disciplina i luoghi di lavoro in ogni loro aspetto: «Di rilievo», sottolineano i sindacati sardi, «l'obbligo formativo per i neo assunti al primo ingresso in azienda». L'auspicio è «che la complessità del decreto non ne vanifichi l'immediata e funzionale attuazione: siamo di fronte a un provvedimento che conta 306 articoli, suddivisi in 13 titoli e con oltre 50 allegati».
Fondamentale «un accordo interistituzionale locale con le rappresentanze economiche e sociali dell'isola». Dovrà garantire l'attività di prevenzione e la tutela della salute nei posti di lavoro; un programma coordinato di interventi per la prevenzione degli infortuni e per rimuovere i rischi; la formazione a tappeto di tutti i lavoratori, compresi gli immigrati; la sensibilizzazione delle imprese e dei lavoratori: «L'intesa sottoscritta tempo fa tra Inail e assessorato alla Sanità può rappresentare un tassello importante nel programma di intervento e coordinamento del sistema di prevenzione».
Ancora: l'attuazione del protocollo regionale sottoscritto nel febbraio 2007 da istituzioni, organizzazioni sindacali, Inps, Inail e direzione regionale del ministero per la definizione delle linee guida per l'emersione del lavoro regolare, incluse le politiche in favore della stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario e della sicurezza. Ultimo, ma sottolineato con forza, il rafforzamento organizzativo e funzionale degli istituti di vigilanza e controllo: con la dotazione organica prevista per il biennio 2007-2009 scesa a 328 unità contro le 380 del periodo tra il 2002 e il 2005. Il personale attualmente in servizio è formato da 265 ispettori: è il segnale che la strada da percorrere è ancora lunga, se la prevenzione deve essere il primo punto.
(ma.mu.)
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