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venerdì 11 aprile 2008

Lavoro e sicurezza: con le nuove regole
«prevenzione prima che sanzioni»,
dice il ministro. Impegni di Assoindustria

Sarebbe nell'isola per la campagna elettorale del Partito democratico, ma tre morti sul lavoro in tre giorni non possono lasciare indifferente un ministro che della lotta al precariato e per la sicurezza ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Allora gli incontri con gli elettori di Cesare Damiano hanno come punto centrale le tragedie degli ultimi giorni in Sardegna. Con l'avvertenza che «non è una emergenza solo sarda, ma nazionale»: nelle stesse ore, in Campania, un autotrasportatore è morto schiacciato dal carico di pomodori che trasportava in un ditta di conserve.

«Il mio appello è sempre lo stesso», sottolinea il ministro, «perché le buone leggi, anche le più avanzate, non bastano da sole se non accompagnate da una cultura della sicurezza che deve partire dall'impresa». Damiano, che con due mesi di anticipo rispetto alla scadenza della delega ha varato il testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ha ricevuto critiche dalla Confindustria per l'inasprimento delle sanzioni a carico delle aziende: invece serve capire che «investire in sicurezza non è un costo da evitare, ma un'occasione per qualificare il lavoro e le risorse umane».

In ogni caso, ricorda, nel testo adottato insieme al ministro della Sanità Livia Turco, «le sanzioni, proporzionate alle violazioni, rappresentano solo una parte del documento. L'aspetto più rilevante punta sulla prevenzione: un atto dovuto nei confronti del paese».

Non sarà un caso solo sardo ma i dati dell'Inail confermano che se il numero degli infortuni resta invariato, non cala quello degli incidenti mortali: otto dall'inizio dell'anno. È il motivo per cui i sindacati dovrebbero annunciare lunedì la sospensione di tutti gli appuntamenti per il Primo maggio, festa dei lavoratori: meglio il silenzio, anche se la giornata dovrebbe essere dedicata proprio al tema della sicurezza. Ieri, intanto, stop di quattro ore con sit-in davanti a tutti gli stabilimenti industriali del Sulcis: rabbia e rassegnazione dopo la morte di Giannino Lai a Portovesme, due giorni fa.

Scende in campo anche la Confindustria della Sardegna meridionale: esprime preoccupazione per il ripetersi di incidenti sul lavoro «anche in realtà industriali attente e rispettose degli obblighi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, che coinvolgono sempre più spesso lavoratori dotati di consolidate esperienze lavorative e di elevate competenze professionali». È il caso di Lai, prossimo alla pensione, ma anche di Eolo Casu: originario di Mogoro, è morto a Cagliari mentre verificava il funzionamento di una pompa sommersa nel parcheggio sotterraneo della Telecom. Una operazione che per l'operaio doveva essere di semplice routine.

L'Associazione degli industriali ribadisce l'impegno nella diffusione della cultura della sicurezza, nelle imprese e tra i lavoratori, e nel rispetto della normativa sulla prevenzione: «È opportuno che tutte le forze economiche e sociali e i soggetti politici ed istituzionali svolgano congiuntamente una profonda riflessione sui motivi per i quali, nonostante tanto si dibatta sull'argomento e nonostante gli sforzi profusi, si assista ad un tale preoccupante crescere del numero degli incidenti e della entità delle loro conseguenze».

«Gli imprenditori della Sardegna meridionale si impegneranno perché sia compiuto, senza ulteriore indugio e con la massima determinazione, ogni ulteriore sforzo che consenta di superare i margini di errore ancora esistenti, che impediscono alla normativa in vigore di dispiegare compiutamente i propri effetti e di completare il lungo processo di educazione in materia di sicurezza intrapreso da tempo». Bene il provvedimento di Damiano, quindi, ma anche il suo appello: quel processo è «evidentemente ancora non sufficiente per garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati».

Azioni e non parole. La ricetta di Claudia Zuncheddu, capolista del Psd'Az alla Camera, contro «una emergenza a cui nessuno può sottrarsi» deve andare «oltre la solidarietà alle famiglie dei morti, oltre la retorica che in questi casi tutte le forze politiche esibiscono». «È importante che lo stato italiano, la Regione e tutte le istituzioni affrontino una volta per tutte questa “strage” senza fine: la cultura della prevenzione sia da parte padronale che da parte operaia non si può inventare». Quindi sono necessarie «azioni concrete da parte delle istituzioni che vadano oltre il giusto e doveroso rispetto delle regole con assunzioni di responsabilità in modo tale che chi deve pagare, paghi». L'esponente sardista propone di «trovare un sistema» per defiscalizzare i costi della sicurezza, «in modo tale che tutte quelle imprese che fanno una concreta formazione e prevenzione abbiano un premio e non una penalizzazione nelle attività lavorative».

(red)


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