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giovedì 10 aprile 2008

Nessun perdono nella politica delle balle
Chi ha giocato sul futuro di Alitalia
non merita fiducia per guidare il Paese

di Andrea Pusceddu

C'è un partito che sarà il vincitore all'alba del 15 aprile. Sarà quello degli indecisi, degli schifati, degli incerti o semplicemente disinteressati. Tutto il can can che si è continuato a con i sondaggi, con liti e battibecchi a proposito di pochi punti percentuali è in realtà poco più di un raglio al vento, e non è opinione personale ma matematica. Con il Porcellum, infatti, la percentuale totale di preferenze conta solo alla Camera, mentre al Senato le cose saranno ben diverse. Lo sanno bene i leader dei principali partiti, che infatti già pensano ai rimescolamenti post elettorali.

C'è da star sicuri che non saranno né banali né limpidi. Un elettore incerto sardo, ad esempio, potrebbe contare molto più di un siciliano. Secondo il prestigioso sistema regalatoci dai saggi della Baita alpina, infatti, i premi di maggioranza verranno assegnati su base regionale, andandosi a sparpagliare in maniera pressoché casuale, sino ad ottenere l'esatto contrario dell'effetto per cui un premio di maggioranza viene stabilito.

Si vince con gli indecisi, e Veltroni l'ha detto: se ogni elettore del PD convincesse cinque indecisi, la vittoria sarebbe in tasca. Grazie al cavolo, aggiungiamo noi. È lo stesso meccanismo delle vendite piramidali, per cui se ognuno invia cinque euro a dieci persone, dopo qualche settimana verrebbe inondato da migliaia di lettere cariche di soldini. Naturalmente è una baggianata, e c'è sperare che le reali possibilità del Partito Democratico non siano legate a meccanismi multilevel più adatti per i venditori di aspirapolvere.

un fotogramma di tratto da Guignols de l'Info, programma satirico di CanalPlus

Ma, per rimanere in tema di baggianate, palle, panzane, frottole e fandonie, ci permettiamo una chiave di lettura che possa smuovere almeno un indeciso. C'è (a nostro personale ed umile avviso) un motivo che dovrebbe spingere chi ancora non ha idee chiare non tanto sul cosa fare, quanto sul cosa non fare. E la questione ha infatti a che fare non tanto con le gambe corte, per le quali bastano rialzi e cuscini, ma con il naso lungo, per il quale potrebbe far qualcosa solo la Fata dai capelli turchini.

Diciamolo chiaro, negli USA tanto decantati ed amati dai nostri pseudo-liberisti (tranne quando ti danno l'ergastolo per un falso in bilancio) molti leader politici sono stati costretti a dimettersi quando, anche in situazioni personalissime, si è dimostrato che avevano detto una bugia. Perfino per un presidente (Clinton) venne chiesto l'impeachment per aver mentito alla nazione per faccenda che da noi sarebbe stata ritenuta del tutto personale. Da noi, invece, il candidato premier dello schieramento più accreditato alla vittoria è uscito senza neanche un graffio da un ginepraio nel quale si era cacciato, arso quell'ansia di visibilità elettorale che non di rado gli ha giocato brutti scherzi.

Sono passati meno di quindici giorni, infatti, da quando la promessa della famosa cordata pro Alitalia è rimbalzata nei titoli di tutti i principali mezzi di comunicazione. Si era iniziato con una cordatina familiare,che - la promessa era nettissima - si sarebbe concretizzata in quarantotto ore. Dopodichè sono iniziati a fioccare i nomi di Banca Intesa, che ha smentito, e dell'ENI che ha affermato pietosamente che la cosa «non era all'ordine del giorno». Un modo aziendalmente carino per dire «fossimo usciti matti».

Che ne è stato della cordata? Si è trasformata in un fervido “appello” che il futuro premier farà all'indomani delle elezioni, al quale nessuno potrà dire di no in virtù del suo carisma (e della sua proverbiale modestia, aggiungiamo). Una bugia innocente, si potrebbe obiettare, una delle tante ciance che si sparano da sopra un palco nella concreta speranza che gli elettori siano come le batterie dei cellulari, senza effetto memoria. No, non stavolta.

L'annuncio della cordata ha mandato quasi a rotoli la trattativa con Air France, faticosamente portata avanti dopo un lustro di disinteresse di chi ha governato dal 2001 al 2006 con una maggioranza solidissima. I sindacati hanno creduto o finto di credere alla possibilità che una cordata di imprenditori potesse rilevare il moribondo vettore in stile perfettamente italiano: cioè senza un piano aziendale, senza uno straccio di progetto, senza un know-how specifico come se bastasse il tricolore un po' scolorito sui timoni di coda dei Boeing, ed hanno iniziato a tirare sul prezzo con Air France.

Il risultato è stato un cambronniano merde da parte dei francesi ed un patetico dietrofront delle sigle sindacali che sono scese a Canossa, tra le pernacchie dei lavoratori Alitalia scesi in piazza contro i propri rappresentanti. Tutto questo per non parlare dei milioni di euro bruciati e persi in gran parte dai piccoli risparmiatori per il continuo saliscendi del titolo Alitalia in borsa.

Intendiamoci, anche tutti gli altri politici hanno detto, dicono e diranno le loro bugie. Anche avversari ed ex alleati hanno capriole e voltafaccia da farsi perdonare. Un elenco sarebbe troppo lungo, e coprirebbe tutto l'arco costituzionale, da sinistra a destra senza esclusioni. Ma forse con la fiaba della cordata si è passato il segno, stavolta.

In un paese normale una bugia come questa non sarebbe passata, non questa volta. Ed invece in Italia, dalla discesa in campo del 94 ad oggi siamo diventati completamente immuni alle balle. Ce ne sono state propinate così tante, che una in più od una in meno ormai non sembra far più nessuna differenza. Invece la differenza c'è, e si vede. Ricordiamocene il prossimo weekend.


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