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martedì 8 aprile 2008

Lavoro, ambiente, partecipazione
e altri obiettivi di sinistra
per salvare la democrazia mutilata

«Sette cose di sinistra» per convincere che il voto fuori dal duopolio non è sprecato. Anzi: il voto sardo alla Sinistra Arcobaleno sarà utilissimo per rilanciare le politiche economiche e sociali del territorio. Ne è convinto Franco Giordano, segretario nazionale di Rifondazione comunista, a Cagliari e poi a Carbonia per le prime tappe del tour elettorale: «Per noi è decisivo costruire una sinistra forte nell'isola, che sia in grado di sostenere in Parlamento una legge di rinascita per realizzare il diritto del popolo sardo a vivere in una stagione di libertà e giustizia».

Occhio al voto di domenica ma grande attenzione anche all'appuntamento del 2009: l'appuntamento nazionale «sarà un punto di partenza per le regionali». Nessun accenno alla possibile ricandidatura di Renato Soru alla guida del governo isolano: sta alla «valutazione dei sardi, con il pieno rispetto dell'autonomia che caratterizza la Sardegna» la scelta di riproporre il presidente della Regione. Non si dice ma si sa: sulla disponibilità in questa direzione della Sinistra Arcobaleno avranno il loro peso i risultati ottenuti durante la discussione della finanziaria. Con 600 milioni di euro sul piatto a favore degli interventi per l'occupazione.

Non è un caso che il gruppo che fa capo a Bertinotti («Un'alleanza, non un cartello elettorale: continuerà anche dopo il 14 aprile») si presenti con le proposte sulla precarietà in primo piano: «Molto nette e molto chiare, per evitare di evitare di vedere i visi dei lavoratori segnati dalla aspettative deluse». Poi la Rinascita e la pace, l'ambiente e la partecipazione, la democrazia di genere e la cultura sino all'autonomia: pochi punti ma anche questi «chiari e precisi».

Impossibile però non guardare al versante nazionale: «La sfida tra noi e il Pd è tra chi dei due partiti interpreta meglio l'alternativa di società al governo delle destre». La replica è tutta per le accuse di aver favorito il centrodestra con la scelta di correre da soli: «Le recenti affermazioni in questa direzione» puntualizza dopo aver ricordato di aver chiesto invano alla segreteria di Veltroni un confronto programmatico, «rivelano segnali di debolezza che puntano già al dibattito elettorale, come se qualcuno si volesse creare un alibi».

Sulle presunte difficoltà delle schede elettorali e sul pericolo brogli la posizione è altrettanto netta: «È una polemica non esaltante e con una natura sbagliata, tutta interna alla logica del bipartitismo. Ci troviamo di fronte, anche in maniera un po' impudente, allo stesso tema mediatico dove il Partito democratico e il Popolo della Libertà pensano di spartirsi gli spazi televisivi». La preoccupazione è che «la mutilazione della democrazia a livello informativo possa trasferirsi anche alle istituzioni».

(red)


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